#139. L’Uomo Puma (1980)


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Per La rubrica The Real Trash oggi suivostri schermi un capolavoro dell’inutilità, ralizzato con due lire sotto effetto di psicofarmaci per scopiazzare Superman: L’Uomo Puma!

L’Uomo Puma è un film del 1980 di Alberto De Maritno. Protagonisti della pellicola sono Walter George Alton, alla sua unica interpretazione, Donald Pleasance, apparso in molti episodi della serie “Halloween” e in “Agente 007 – Si Vive solo Due Volte” (1967) di Lewis Gilbert e Sydney Rome, attiva in italia in molti ruoli in film commmedia come “40 Gradi all’Ombra del Lenzuolo” (1976) di Sergio Martino. Nel cast anche Benito Stefanelli, interprete di una lista infinita di spaghetti-western e Silvano Tranquilli,  apparso in “Una Farfalla con le Ali Insanguinate” (1971) di Duccio Tessari, “Rivelazione di un Maniaco Sessuale al Capo della Squadra Mobile” (1972) di Roberto Bianchi Montero e “Labbra di Lurido Blu” (1975) di Giulio Petroni.

Anno: ITA 1980

Regia: Alberto De Maritno

Soggetto: Alberto De Martino

Sceneggiatura: Luigi Angelo, Massimo De Rita

Cast: Walter George Alton, Miguel Angel Fuentes, Donald Pleasence, Sydney Rome, Benito Stefanelli, Silvano Tranquilli

Dutata: 90 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Secondo un’antica leggenda, nella notte dei tempi, un Dio Bianco arrivò sulla terra e si accoppiò con una terrestre dando origine alla stirpe degli Uomini Puma. L’erede di questa progenie è Tony Farmes, un paleontologo londinese che, dopo il furto di un potente artefatto azteco in grado di conferire a chi lo possiede il controllo mentale sugli altri, viene raggiunto dal sacerdote Vadinho, che lo convince di essere l’Uomo Puma vivente, con dei poteri in grado di salvare l’umanità. Inizierà così la sua lotta contro Kobras, il perfido possessore della maschera azteca, che vuole utilizzarne il potere per dominare il mondo.

Recensione & Commento (appassionato)

Nel 1978 il regista americano Richard Donner, avvalendosi di un cast di peso che include tra gli altri Marlon Brando e Gene Hackman oltre al compianto Christopher Reeve, dà alla luce Superman, il cui incredibile successo mondiale diede il via a quella stretta collaborazione tra cinema e fumetto che, specie negli anni Dieci del Duemila, raggiungerà le sue vette più elevate.

Il film, come detto, lanciò nel firmamento del cinema Christopher Reeve come iconico interprete del supereroe e fu solo il primo di una lunga serie si sequel, spesso, diciamolo, di pessima qualità, che resero Superman di sicuro uno dei supereroi più rappresentati nel cinema.

Sull’onda di questo successo iniziò in Italia quella orribile moda di scopiazzare la roba americana senza avere i mezzi per poter rivaleggiare con le opere originali e che condurrà nel giro di un decennio alla morte cerebrale de cinema di genere dal quale l’industria cinematografica nostrana non si è ancora ripresa dopo oltre trent’anni.

Fu così che nel 1980 Alberto De Martino, autore in passato di film come “Django Spara per Primo” (1966) e “L’Anticristo” (1974) decide che il prodotto di Donner meritava un degno erede anche in Italia, quindi butta giù un soggetto, copiando ovviamente a piene mani dal Superman originale. Decide quindi che il protagonista debba volare perché cavolo, non vorrai mica fare un supereroe che per acchiappare i cattivi debba prendere l’autobus o gettarsi nel traffico cittadino… Decide poi che debba avere un antagonista cazzuto, intento a soggiogare i grandi della terra e metterli alla sua mercè. Quindi si rivolge ad una casa di produzione e gli sbatte sul tavolo il progetto, per il quale sono necessari millemila milioni di dollari e loro gli dicono: “Fantastico! Ti diamo 12mila lire”. De Martino, ritenendo quella cifra assolutamente all’altezza del suo progetto,, inizia a lavorare al film.

Viene quindi scritturato Donald Pleasence, celebre attore inglese dalla navigata esperienza e in grado di recitare come pochi nelle parti del villain di turno, che, chissà perché, accetta subito la parte in cambio, penso io, di un rimborso spese di 11mila lire.

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Rimangono quindi ben 1000 lire che vengono spese per pagare sceneggiatore, montatore, attori, tecnici del suono ecc…

Il risultato è questo lago di merda passato alla storia come “L’Uomo Puma”, inutile, lesivo, vergognoso e assurdo erede del Superman americano.

Ma capiamo il perché di questa mia affermazione forte:

Regia. De Martino, dopo aver sfornato alcuni prodotti decenti era ormai alla frutta e infatti dopo la metà degli anni Settanta le sue opere si fanno più rade. Prima de “L’Uomo Puma” infatti la sua ultima fatica era stata “Una Magnum Special per Tony Saitta” datato 1976. Uno dice: cavolo sono passati 4 anni, chissà cosa avrai in procinto di estrarre dal cilindro! Ecco, la risposta è “L’Uomo Puma”. Non a caso dopo questo aborto, la carriera del regista praticamente finì e il suo ultimo prodotto fu il dimenticabile “7, Hyde Park – La Casa Maledetta” del 1985.

Cast. Qui si inizia già a ridere di gusto. Tralasciando Donald Pleasence, unico attore del lotto, abbiamo una trenino di personaggi ridicoli che sfigurerebbero anche in un film di Ed Wood: il protagonista è George Walter Alton che per motivi di budget (ovvero, perché il budget proprio non c’era) venne scritturato nonostante non fosse un attore; non a caso dopo il 1980 si ritirò dal cinema (posto che ci sia mai entrato, nel mondo del cinema) e si rimise a fare l’avvocato. I suoi limiti ovviamente si vedono tutti: non sa recitare, non ha un’espressione degna di essere chiamata tale, non ha il fisico; insomma una schifo.

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Il suo compare è Miguel Angel Fuentes, che nel ruolo di sacerdote del Dio Puma ci sta come Anthony Hopkins nel ruolo di padre amorevole. Potrebbe star bene nella versione azteca dell’A-Team, ma non certo come sacerdote.

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Completa il quadro dei “protagonisti” Sydney Rome, quando ancora era ancora pisellabile, prima che la sua faccia si sformasse come un sufflè estratto dal forno a metà della cottura che, per far vedere che lei è una che lavora alla grande, decise di ridoppiarsi con il suo snervante accento americano il cui effetto da sabbia nella mutande ricorda da vicino quello altrettanto terrificante della protagonista de “Il Bosco 1” (1988) di Andrea Marfori.

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Sceneggiatura. La caterva di cagate che possiamo ascrivere sotto la colonnina “sceneggiatura” comprende: un Dio Bianco di origine azteca che nella notte di tempi scese sulla terra direttamente da un lampadario sferico, si accoppiò con una terrestre dando origine alla stirpe degli Uomini Puma. Non capiamo (ma neanche vogliamo capirlo) perché un dio azteco abbia nel suo seme la possibilità di dare dei poteri da “puma” ad un umano; poteri che in effetti sono tutto, fuorchè quelli di un felino. Andando avanti nella sceneggiatura leggiamo di un sacerdote azteco, vivo e vegeto ai giorni nostri di 2 metri per 100 chili che potrebbe tranquillamente reggere sulle sue spalle le sorti del mondo visto che di per sé ha dei poteri, un super cattivo che sembra il mago Otelma il cui potere deriva semplicemente dal mettersi dietro una maschera di cartapesta ricoperta col Domopak e che non appena entra in possesso del potente artefatto sa già che l’unico che lo può fermare è l’Uomo Puma (ignorando la stupidità dello pseudo-supereroe).

Sapendo ciò e deciso a scovarlo e sapendo inoltre che l’Uomo Puma non si fa male se cade dal decimo piano cosa fa? Manda i suoi scagnozzi a defenestrare persone a caso che erano al lavoro nei loro begli uffici al decimo piano!

No ma si può ideare una minchiata del genere?

Ah, a proposito abbiamo anche i superpotenti della terra che vengono invitati, penso telefonicamente, a fare un G8 a casa di un coglione qualunque, senza che nessuno batta ciglio, senza misure di sicurezza né altro. Dulcis in fundo abbiamo l’elenco dei superpoteri dell’Uomo Puma che, lungi dall’essere abilità con un filo conduttore che le lega le une alle altre, sono una serie di artifici invenatati sul momento dal sacerdote per scampare alle situazioni di pericolo, tecnica peraltro ripresa decenni dopo dal cartone animato Yu-Gi-Oh, dove, in momenti di difficoltà, l’omonimo protagonista si inventava carte e regole tutte sue per sconfiggere gli avversari, tipo: “Ho attivato una carta trappola che, nel momento della mia sconfitta, mi permette di vincere automaticamente la partita, trombarmi tua sorella ed essere incoronato Re di Roma!”.

Il compendio dei superpoteri comprende visione crepuscolare (unico potere effettivamente in possesso di un puma), volo, capacità di attraversare i muri, teletrasporto e, rullo di tamburi, capacità di fingersi morto per dieci minuti azzerando i battiti cardiaci.

Ogni ulteriore commento sarebbe inutile.

Personaggi. “L’Uomo Puma” è il primo film di supereroi dove il protagonista è assolutamente ininfluente ai fini della trama. E’ l’inutilità fatta a uomo. Lo sfigato paleontologo, ultimo discendente della stirpe degli uomini Puma è un coglione di prima categoria, arriva tardi al lavoro, ci prova con chiunque, fa allusioni per nulla velate alle dimensioni del porprio membro mentre maneggia una mazza di fronte ad una signorina, pensa solo a fare jogging e ha il fisico da sollevatore di polemiche (o da lanciatore di coriandoli). Fortunatamente viene in suo aiuto, ma non sappiamo perché, un omone di 2 metri per 2 che dovrebbe essere azteco ma dal nome, Vadinho, tradisce origini brasiliane. Il fatto che egli stesso abbia dei poteri (come dimostrato nella scena durante il quale riesce a rimarginare le proprie ferite) rende necessaria una domanda.

Ma perché cazzo non ha pensato da solo a salvare il mondo tentando invece di rendere figo un paleontologo sfigato?

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Se infatti si prova a seguire il film, vediamo che sarà Vadinho a fare tutto (anche sfasciare a cazzotti la macchina dell’Uomo Puma perché alla fine sotto sotto è un hooligan mancato), compreso sconfiggere Kobras grazie alla sua tempra mentale. L’Uomo Puma si limita a saltare alla cazzo di cane e dare due spinte a due tipi già messi male dopo le botte del cazzuto sacerdote.

Costumi Sono essenziamente tre gli aborti presenti in questo film: la mise di Kobras, vestito con una tuta in nomex che credo abbia la capacità di generare elettricità in quantità ragguardevoli ad ogni passo, la divisa da lavoro di Vadinho, composta da pantaloni color diarrea e canotta rossa da tamarro messicano  e soprattutto l’abbigliamento dell’Uomo Puma: pantaloni color merda da ragioniere cinquantenne, maglia a maniche lunghe nera che può andar bene se stai facendo un trasloco a novembre con stampa di una pseudo-divinità azteca ruttante e immancabile mantello rosso. Ah, e ovviamente un cinturone WWE che conferisce tutti i poteri. Figo

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Effetti speciali Qui vediamo il meglio del meglio anche se in realtà gli unici due effetti speciali (o meglio quelli che dovrebbero sembrare effetti speciali) sono il volo dell’uomo Puma e la sua abilità di passare attraverso i muri.

Il volo è la cosa contemporaneamente bella, comica e irritante mai apparsa su uno schermo cinematografico. Davvero non ci sono parole per descrivere quest’uomo retto da cavi d’acciaio agitarsi come un bagarozzo mentre sullo sfondo scorrono immagini li Londra mosse in modo casuale che rendono la svolazzata del protagonista la cosa più irreale e contro le leggi della fisica mai vista. Eccone un assaggio.

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Il suo passare attraverso i muri invece sembra molto la modalità NoClip di alcuni vecchi FPS come DOOM 2, o Duke Nukem 3D. Probabilmente anche l’Uomo Puma per passare da uno scenario all’altro ha digitato DNCLIP o uno di quei cheat code lì…

Scena imperdibile

Tutta la vita la scena del volo dell’Uomo Puma. Non ve la descrivo, ve la faccio vedere direttamente.

Citazioni

Una antica leggenda azteca narra che nella notte dei tempi un dio bianco venuto dalle stelle scese sulla Terra e fu padre del primo Uomo Puma.

O accetti di essere un Uomo Puma o morirai

I dinosauri si sono estinti perché poverini non sapevano più amarsi?

La profezia dice: L’Uomo Puma vivente distruggerà il profanatore del puma dio

Ogni uomo è un dio ogni uomo è libero

Non ho mai visto nessuno fare l’amore nell’aria! Ma è così che nascono i piccoli uomini puma!

In definitiva

Una vagonata di merda. Un tumore alla macchina da presa. Una presa per il culo colossale. Serve dire altro?

Valutazione

Regia 1
 Trama 2
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo 1.2
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7 thoughts on “#139. L’Uomo Puma (1980)

  1. Oh mio Dio, oh mio Dio, oh mio Dio!!!
    Il tuo commento è stato fin troppo signorile, data la qualità incredibile di questa pellicola, e i pantaloni “color merda” è la migliore descrizione che possa esistere 😀
    A quei tronfi che alzano il dito in cielo e parlano del grande cinema italiano, farei vedere ‘sta robaccia per dieci volte di seguito…
    Ah, e mi dici dove si trova quella carta di Yu-Gi-Oh? Non tanto per la vittoria quanto per la sorella 😀 😀 😀

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    1. Purtroppo temo sia il contrario. Credo sia uno di quei casi in cui il paese madre copia una boiata a sua volta copiata da un altro paese. Un po’ come è successo con gli Schrott Nach 8, autori di “Zuppa Romana”, copiata dal compianto Linto Toffolo con “Pasta e Fagioli” e ricopiata un’altra volta da Matze Knop con “Numero 1” dedicata a Luca Toni…

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