#141. GATTACA (1997)


GATTACA

Per la rubrica Sci-Fi Saturday oggi vi propongo GATTACA, un film un po’ dimenticato con Ethan Hawke che assicura una piacevole visione e costringe a riflettere sulle potenzialità della scienza.

GATTACA – La Porta dell’Universo è un film di Andrew Niccol del 1997. Vede come protagonisti Ethan Hawke, che sarà nuovamente impegnato nel genere sci-fi anni dopo con “Predestination” (2014) dei fratelli Spierig e interprete de “La Notte del Giudizio” (2013) di James DeMonaco, Jude Law, apparso anche in “eXistenz” (1999) di David Cronenberg  e Uma Thurman, immortale protagonista dei due volumi di “Kill Bill” di Quentin Tarantino. Una piccola parte anche per Ernest Borgnine, premio Oscar 1956 con “Marty, Vita di un Timido” di Delbert Mann.

Titolo originale: GATTACA

Anno: USA 1997

Regia: Andrew Niccol

Soggetto: Andrew Niccol

Sceneggiatura: Andrew Niccol

Cast: Ethan Hawke, Jude Law, Uma Thurman, Loren Dean, Alan Arkin, Gore Vidal, Erners Borgnine, Tony Shalhoub, Blain Underwood, Xander Berkeley, Elias Koteas, Jayne Brook

Durata: 107 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Nel futuro il mondo si dividerà tra le persone valide, create in laboratorio e con un DNA perfetto e i non validi, con un patrimonio genetico potenzialmente difettoso, relegati ai margini. Vincent, un non valido, sogna fin da bambino di fare l’astronauta ma la sua condizione glielo impedisce. Decide quindi di “comprare” il valido ormai paraplegico Jerome che lo aiuta fornendogli il proprio DNA per i controlli cui Vincent è sottoposto dopo essere entrato al GATTACA che sta organizzando una spedizione su Titano. Quando uno dei capi dell’organizzazione muore e nell’ufficio viene trovato un ciglio di Vincent, la situazione si complica.

Recensione & Commento (appassionato)

Più che una recensione, ciò che segue è in parte un commento, una riflessione su alcuni aspetti a mio avviso fondamentali di GATTACA. Insomma per la trama e per le curiosità se volete c’è anche Wikipedia. Io ho deciso di scrivere un blog soprattutto per metterci del mio.

Gattaca

Andrew Niccol fa un superlavoro e scrive, sceneggia e dirige un film che aldilà della semplice favoletta fantascientifica, nasconde più profonde chiavi di lettura che impongono una riflessione non banale sul ruolo della scienza e sull’interazione progresso-società.

I fatti si svolgono in un futuro non meglio precisato, ma, osservando il film oggi nell’Anno Domini 2016, si può intuire che l’ambientazione potrebbe non essere così tanto in là nel tempo e potrebbe addirittura essere quasi contemporanea: in fondo stiamo parlando di possibilità di manipolare il patrimonio genetico di un organismo, che aldilà di tutte le implicazioni etiche, è una pratica che viene già realizzata, seppur solo su batteri o animali di piccola taglia (ricordate i pesci fluorescenti creati qualche tempo fa?), stiamo parlando di viaggi nello spazio per l’esplorazione si satelliti e di altri topoi che, se non sono proprio realizzabili al 100% ai giorni nostri, diciamo che sono sulla buona strada per essere praticabili in un futuro prossimo.

In questo futuro, le coppie non avranno più necessità di procreare nel modo classico: un metodo considerato ormai obsoleto e che non può garantire un “prodotto” ottimale. Il nascituro potrebbe infatti essere debole, malformato, avere una scarsa resistenza alle malattie, avere anomalie genetiche, essere incline a soffrire di determinate patologie e via dicendo. E’ stato quindi messo a punto il metodo che sarà chiamato “naturale”, ovvero una selezione a monte di geni “puliti” che assicurino una progenie sana e perfetta.

Già il fatto che questo metodo, chiaramente artificiale, venga definito naturale è sintomo di quella pratica, comune anche ai giorni nostri, di attribuire alle parole una potenza non indifferente, spesso, anzi quasi sempre, aldilà del loro significato intrinseco. Proviamo a pensare a quanti prodotti di vario tipo al giorno d’oggi vengono spacciati per “naturali”, una parola rassicurante che attira il consumatore ma che ha completamente perso il suo significato originale.

Alcune coppie nel futuro sceglieranno comunque di avere figli con il metodo VERAMENTE naturale, vale a dire il caro vecchio sesso, con tutte le possibili conseguenze che questo può portare sulla salute del nascituro: non a caso il nostro protagonista, pur essendo un uomo sostanzialmente sano, ha nel DNA i segnali di quella che potrebbe rivelarsi con l’avanzare degli anni come una malattia cardiaca ereditaria (il suo esame ha il 99% di affidabilità) e quindi è etichettato come un non valido, un individuo di certo utile alla società ma con mansioni umili, di ripiego, non adatto ad affrontare la vita che lui ha sempre sognato, quella di astronauta, mestiere che richieste una costituzione fisica integerrima.

I suoi continui tentativi di superare se stesso e suo fratello, uno valido, costruito ad hoc per essere perfetto, sono animati da quell’1% di possibilità che la sua malattia non si manifesti. Non a caso riuscirà, almeno in una occasione, a battere il fratello in una gara di nuoto.

C’è una sorta di “morale” in tutto questo e a mio avviso è legata al rapporto che la società ha nei confronti del progresso. Non sono uno che ama criticare i progressi scientifici, anche quando questi possono nascondere tra le loro pieghe dei risvolti etici che diventano matasse difficili da sbrogliare. Ho sempre pensato che la scienza sia una disciplina “pura”, slegata dalle possibili conseguenze nefaste che dal suo progresso si possono manifestare. Ogni scoperta, ogni teoria e ogni invenzione apre davanti a sé un enorme ventaglio di possibilità, molto spesso dalle conseguenze positive e in alcuni casi dai risvolti negativi ed è compito dell’uomo operare una distinzione e condannare ciò che non è considerabile giusto.

Potremmo pensare ad esempio stupido, quello dell’invenzione dell’automobile che ha di certo rivoluzionato lo stile di vita di miliardi di persone: ma come avremmo reagito se ci avessero avvertito da subito che quella tecnologia avrebbe portato ad un numero a sei zeri di incidenti, feriti o morti ogni anno? Penso che ogni innovazione scientifica vada salutata sempre con ottimismo, ovviamente sempre valutando i possibili svantaggi, ma cercando sempre di tirare fuori da essa tutto ciò che c’è di buono.

Nel film, a riguardo, ci viene insegna una lezione essenziale: che è impossibile (e questo ce lo conferma anche la scienza) “scrivere” a priori la storia della vita di un uomo semplicemente programmandone il DNA, esistono troppi fattori ambientali che possono modificare ciò che gli acidi nucleici hanno scritto per noi. Questo è ciò che emerge ad esempio dalla figura di Jerome Morrow, costruito per essere perfetto, ma costretto sulla sedia a rotelle per un incidente.

gattaca-3

Mi sovviene un’altra riflessione: al giorno d’oggi notiamo che stanno crescendo in modo esponenziale nella popolazione le allergie e le intolleranze, che vengono curate con farmaci in numero sempre maggiore. Non ricordo ragazzi della mia età che da piccoli fossero allergici alla polvere o intolleranti a lattosio e glutine se non forse uno, a differenza di oggi, dove pare che i tolleranti siano una sparuta minoranza; se quindi questo, che a mio modestissimo ignorante parere sembra un circolo vizioso (è una coperta corta: farmaci o chi per essi che “indeboliscono” alcune difese dell’organismo costringendo ad assumere altri farmaci) ci ritroveremo in un futuro non molto lontano ad avere una popolazione che riuscirà a mantenersi in vita solo grazie ad una massiccia dose di farmaci di vario genere che potrebbe costringere in alcuni casi la soluzione del problema “a monte”, selezionando particolari geni ed eliminandone altri più deleteri. Non più quindi una selezione naturale (che già oggi per i motivi sopra citati sembra stia procedendo in direzione contraria a quella che dovrebbe essere) ma una selezione artificiale, dei geni realmente utili.

Il film nel finale ci prospetta una ulteriore chiave di lettura. Quando Vincent viene smascherato, invece di essere incarcerato, viene lasciato libero, proprio da colui che ha scoperto il suo segreto. Una sorta di selezione naturale è ancora possibile: non importa quanto si cerchi di scremare il DNA, l’uomo avrà sempre la capacità di pensare e prendere decisioni apparentemente controproducenti. Un non valido come Vincent avrà quindi la possibilità grazie ad una “falla” del processo di selezione genetica, rappresentata dal medico dell’azienda, o meglio dalla sua capacità di pensare, di far parte del mondo dei validi.

Ogni possibile programmazione genetica di un organismo dovrà sempre scontrarsi e soccombere alla possibilità dello stesso di pensare e di prendere decisioni, una capacità che, almeno fino ad oggi, non è ancora possibile controllare e programmare.

Scena imperdibile

Certamente la scena finale, dove abbiamo un climax crescente quando Vincent rischia di essere smascherato, finchè viene “salvato” proprio da colui che aveva scoperto tutto. Una scena da ricordare anche per l’importante significato che nasconde.

Citazioni

Non esiste un gene per il destino

Per uno che non doveva fare parte di questo mondo, devo confessare che all’improvviso mi costa lasciarlo. Però dicono che ogni atomo del nostro corpo una volta apparteneva ad una stella…forse non sto partendo, sto solo tornando a casa

Ci ho guadagnato più io: non ti ho prestato che il mio corpo, tu mi hai prestato i tuoi sogni

In definitiva

Un bellissimo film di fantascienza, profondo che impone una serie di riflessioni non banali. Assolutamente consigliato.

Valutazione

Regia 7
 Trama 8
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.8
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5 thoughts on “#141. GATTACA (1997)

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