#142. Black Horror – Le Messe Nere (1968)


Black Horror - Le Messe Nere

La Hammer Films passa il testimone alla Tigon British Film Production che non la fa rimpiangere e mette la grana per produrre il film più prevedibile della storia. Ah e c’è anche Boris Karloff!!!

Black Horror – Le Messe Nere, conosciuto anche con il titolo originale di Curse of the Crimson Altar, è un film del 1968 di Vernon Sewell. Protagonisti sono Boris Karloff, immortale nel ruolo di “Frankenstein” (1931) di James Whale e in scena anche in “I Tre Volti della Paura” (1963) di Mario Bava e a fine carriera in “Gli Adoratori della Morte” (1971) di Jack Hill e Juan Ibanez, Christopher Lee, interprete di moltissime pellicole sul Conte Dracula e de “Le Cinque Chiavi del Terrore” (1965) di Freddie Francis. In una parte minore anche Barbara Steele, protagonista nel 1960 de “La Maschera del Demonio”  di Mario Bava.

Titolo originale: Curse of the Crimson Altar

Anno: GBR 1968

Regia: Vernon Sewell

Soggetto: Howard Philip Lovercraft

Sceneggiatura: Mervyn Haisman, Gerry Levy, Henry Lincoln, Jerry Sohl

Cast: Christopher Lee, Boris Karloff, Mark Eden, Barbara Steele, Michael Gough, Virginia Wetherell, Rupert Davies

Durata: 89 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Robert Manning è un antiquario e un giorno riceve una strana lettera dal fratello, che gli parla della villa di Craxter Lodge. Decide quindi di recarvisi per ritrovarlo, dato che è da più di dieci giorni che di lui non si hanno più notizie. Giunto lì  trova una festa e una ragazza lo conduce dallo zio, Sig. Morley il proprietario. Egli non sa nulla del fratello di Manning ma invita l’uomo a restare a dormire per proseguire le ricerche. Il sonno di Robert è però turbato da strani sogni con protagonisti il fratello e la strega Lavinia, uccisa 400 anni prima.

Recensione & Commento (appassionato)

A cavallo degli anni Sessanta-Settanta nel Regno Unito una storica casa di produzione, la Hammer Films, era ormai in fase di declino. Il suo insistere nella produzione di film horror e su alcuni suoi topoi superati ormai dai tempi e da un nuovo modo di fare cinema, aveva trasformato gli ultimi prodotti in film-clichè con canovacci iper-prevedibili, con un cast di attori abbastanza fisso e di spicco per la mancanza del vero elemento cardine dell’horror: la paura.

A livello ideologico pare che la Tigon Film, fondata nel 1966, riprendesse in qualche modo i temi cari alla Hammer e si lanciò pertanto in una sconsiderata produzione di horror il cui peso nella storia del cinema è pressappoco quello di una piuma.

Riproponendo alcuni degli interpreti che fecero la fortuna proprio della Hammer e in generale del cinema inglese dell’orrore, come Christopher Lee e un Boris Karloff ormai molto avanti con gli anni e in pessime condizioni fisiche, nel 1968 dettero alla luce “Curse of the Crimson Altar”, un film che, fedele alla tradizione britannica, coniuga sbadigli, assenza di pathos e di scene terrorizzanti e banalità della trama in modo assolutamente ineccepibile.

L’ora e mezza di visione si fa sentire tutta, eccome, e non c’è mai, e dico MAI, un sussulto o un qualche spunto che faccia virare questa poltiglia di film diretta in modo magistralmente svogliato da un Vernon Sewell alla sua penultima regia in qualcosa di decente. Il film sarà esclusivamente ricordato per i litri di brandy che vengono bevuti in ogni singola scena e per le sopracciglia di Karloff, ormai dotate di una vota propria.

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Il fare aristocratico e un po’ spocchioso di Christopher Lee e un’interpretazione di Karloff che cerca di metterci la vecchia grinta, pur dovendo fare i conti con una condizione non propriamente eccelsa uniti ad una delle trame più trite e ritrite della storia, quella della maledizione di una strega che si perpetua sugli abitanti di un piccolo paese della campagna inglese e una location, la villa-castello del Sig. Morley che non brilla certo per innovazione, fanno di “Black Horror” un film assolutamente evitabile.

Black Horror - Le Messe Nere 7

Si aggiunga che il personaggio di Karloff è appiccicato con lo sputo ed è completamente superlfuo ai fini della storia ed è messo lì solo per poterne sfruttare il nome che, nonostante non siano più gli anni Quaranta, faceva ancora il suo effetto. Il grande attore inglese si ammalerà gravemente proprio durante le riprese e durante la sua convalescenza messicana interpretò gli ultimi suoi evitabilissimi ruoli in pellicole uscite postume.

La narrazione è lentissima e solo le scene nelle quali gli interpreti salgono e scendono dalle scale occupano una ventina di minuti; le sequenze oniriche, introdotte da una visione caleidoscopica rasentano l’assurdo e il grottesco, soprattutto per quanto riguarda il personaggio di Barbara Steele, cui la produzione affibbia un ruolo marginale e caricaturale nella figura della strega inspiegabilmente di colore verde, neanche fosse la mamma di Hulk e agghindata con una serie di accessori che dovrebbero rievocare, assieme a quelli indossati dai partecipanti alle “messe nere” del titolo, una non meglio precisata affiliazione simil-satanica condita con sangue di gallina, capre, copricapo con corna caprine, maschere con lunghi becchi da uccello e quant’altro.

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Ovviamente, come da tradizione, non si vede una goccia di sangue e, anzi, stupisce quasi vedere una paio di fugaci (fugacissimi) nudi e la passione verso la giovane nipote del proprietario del castello dal parte del protagonista interpretato da Mark Eden.

Black Horror - Le Messe Nere 4

Proprio in relazione al suo personaggio è da lasciar senza parole la sua stupidità nel non pensare, se non dopo 50 minuti di film, di chiedere di suo fratello con lo pseudonimo da lui utilizzato nelle vesti di venditore: per questa incredibile miopia siamo costretti a sorbirci interminabili minuti di finte ricerche fatte in modo approssimativo utili solo ad allungare la minestra.

Una minestra che, nonostante sia riscaldata e ri-riscaldata allo sfinimento, rimane sempre una minestra vecchia e ormai indigesta.

Scena imperdibile

Per la sua carica di inutile deliranza oserei dire una delle sporadiche apparizioni di Barbara Steele nei panni della verdognola strega Lavinia. Ma non che questa scena sia davvero imperdibile, tutt’altro.

Black Horror - Le Messe Nere

Citazioni

It’s like a house from one of those old horror films.

In definitiva

Un film evitabile come molti film inglesi del periodo. Karloff e Lee sono danno vita all’ennesimo teatrino soporifero e la Steele è prigioniera di un ruolo inutile. La vostra faccia durante la visione del film dovrebbe essere pressappoco questa:

Black Horror - Le Messe Nere 3

Valutazione

Regia 4
 Trama 3
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 3
Voto complessivo 3.6
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4 thoughts on “#142. Black Horror – Le Messe Nere (1968)

  1. Davvero il cast delle pessime occasioni! Ma la Steele ha mai azzeccato un film? Da noi vive ancora di rendita grazie a “La maschera del demonio”, ma dal 1960 è stato davvero una discesa in basso… Io me la sono ritrovata in qualche WIP e fa davvero pena.

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    1. Mi trovi impreparato. Concordo con l’inutilità della sua presenza in Caged Heat di Demme; sfortunatamente essendo un’attrice inglese con curriculum horror negli anni Sessanta è rimasta impantanata in alcuni film della terrificante produzione Hammer. Adesso darò un’occhiata a qualche suo film per vedere se riesco a riabilitarla…

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