#145. Virgin Witch (1972)


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Per la rubrica del sabato Gr!ndhou$e oggi vi propongo un misto horror-sexploitation dei primi anni Settanta, a base di stregoneria, riti magici e, come al solito, un po’ di pelle nuda.

Virgin Witch è un film del 1972 di Ray Austin. Le protagoniste sono le sorelle Vicki e Ann Michelle, quest’ultima impegnata nel 1974 in “House of Whipcord” di Pete Walker e “Mistress Pamela” di Jim O’Connolly e Patricia Haines.

Anno: USA 1972

Regia: Ray Austin

Soggetto: Hazel Adair (con lo pseudonimo di Klaus Vogel)

Cast: Ann Michelle, Vicki Michelle, Keith Buckley, Patricia Haines, James Chase

Durata: 88 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Le sorelle Christine e Betty sognano una vita nella moda e si dirigono a Londra in autostop. Su una rivista Chrsitine vede un annuncio per giovani modelle, contatta l’agente e viene immediatamente scritturata per un servizio fotografico in una villa della campagna inglese dove si reca con la sorella. Una volta arrivata scopre che aldilà dei servizi fotografico durante il quale dovrà posare nuda, la villa nasconde una stanza segreta che pare dedicata a strani riti. Affascinata dall’argomento, scopre che il proprietario della villa e la compagna, la donna che l’aveva ingaggiata, sono due stregoni e la iniziano alle arti magiche.

Recensione & Commento (appassionato)

Il punto di partenza di questa recensione dovrebbe essere l’incommensurabilmente mendace titolo dell’edizione italiana: “Messe Nere per le Vergini Svedesi” dove i titolisti nostrani si sono sbizzarriti infilandoci anche quel po’ di Svezia che fa sempre bene.

Questo per la moda italiana di affibbiare ai film titoli di richiamo per gli allocchi. Infatti del 1968 esce il mondo-movie *slash* falso documentario *slash* accozzaglia micidiale di stupidaggini “Svezia: Inferno e Paradiso” di Luigi Scattini che voleva far sembrare la Svezia non il simbolo del welfare state ma un luogo pericoloso fatto solo di droga, stupratori e mignotte (mentre in realtà era REALMENTE un gran bel posto). Tutto ovviamente è solo una becera scusa per mostrare tette e culi a gratis e per dare un’immagine del paese scandinavo lontana anni luce dalla realtà: per questo il pirla popolo (maschile) italico ancora campa su sta storia delle svedesi tutte gnocche e tutte facili che ci rende ancora mal visti da quelle parti dopo oltre 40 anni.

Insomma dal 1968 per almeno 5 anni il cinema nostrano sfornerà molti titoli più che dimenticabili dove si sbatte dentro un po’ di Svezia per far credere alla gente che avrebbero visto chissà cosa: cito a titolo di esempio “L’Isola delle Svedesi” (1969) di Silvio Amadio dove ci sono a malapena delle donne bionde, la coppia di film erotici di Derek Ford “Giochi Erotici Svedesi” (1971) il cui titolo originale è “Groupie Girl” e “I Pornogiochi delle Femmine Svedesi” (1972) travisato al 2000%, visto che in inglese è semplicemente “Suburban Wives” e infine, giusto per citare il maestro della serie B Al Adamson “Attenti…Arrivano le Svedesi Tutto Sesso!” (1975) “traduzione” di “Naughty Stewardesses”.

Tutta questa popo’ di intoduzione per farvi capire che già da come è stato distribuito il film in Italia, potrete ben capire che siamo di fronte ad un film che ha ben poco da raccontare e dove la fanno da padrona le scene di nudo (peraltro nulla di che sbavare) e di finto sesso (vedi sopra) con qualche classica incursione in territorio finto-lesbo visto che negli anni Settanta non mettere una slinguazzata tra donne era quasi peccato.

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Il tutto ambientato a Londra con protagoniste due donne more. Mai una cacchio di menzione alla Svezia.

Il bello brutto di questo film è che la ciofeca trama è un puro riempitivo alle scene di nudo che pur essendo tante, non riescono a saturare la libido del maschio medio del 1972: troppa carne era già al fuoco in quegli anni perchè le sorelle Michelle, carine ma nulla di più, potessero riuscire a far perdere la testa a qualcuno.

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L’atmosfera, nonostante ci si trovi in una villa in campagna, è un po’ quella della Swinging London di fine anni Sessanta delle minigonne e delle copertine patinate.

La trama essendo, come già detto, un puro intermezzo tra un nudo e l’altro, è banalissima e la sceneggiatura è oltremodo tirata via: vediamo situazioni che dovrebbero essere ingarbugliate dipanarsi nell’arco di un cambio di inquadratura, momenti che dovrebbero portare ad una sorta di climax che scadono nel nulla dopo pochi secondi e soprattutto vediamo la nostra cara protagonista bruciare le tappe dell’arte della stregoneria in dieci minuti.

Infatti dopo una tediosissima introduzione di quasi mezz’ora passata tra uno scatto e l’altro a far vedere un po’ di pelle nuda, Christine passerà da 0 a 100 in 40 minuti attraverso le seguenti tappe *ATTENZIONE SPOILER*:

  • Un tipo qualunque carica lei e la sorella in macchina per portarle a Londra e apprendiamo che lei ha il dono della visione crepuscolare (che non è propriamente una prerogativa da strega, se non quella di un eventuale gatto-strega)
  • Ha la capacità di far riecheggiare nella mente quello che legge da una rivista: ok questo non è un dono, ma per come ce lo confeziona il regista lo potrebbe sembrare; facciamo finta che lo sia…
  • La sorella Betty trova nella villa dove si trovano entrambe una camera “segreta” che pare fatta apposta per riti magici (il segreta è volutamente tra virgolette perchè è una porta bellamente aperta esattamente all’ingresso della villa). dopo questa scoperta dice tutto a Chrsitne che la sputtana alla grande durante una cena dichiarando di voler diventare strega

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  • L’inutile stregone/proprietario di casa le dice che la Forza è grande in lei e che quasi quasi potrebbe diventare proprio una brava streghetta. In realtà vuole solo fare una zompatina con lei.
  • Il furbo stregone le dice che per diventare strega deve partecipare ad un rito dove, STRANAMENTE, lui dovrà copulare allegramente con lei. Christine accetta e PAM! è diventata strega. Così, dal nulla, solamente per imposizione del pene dello stregone.
  • Ok, adesso Christine è una strega (…), ma è scarsina e alle prime armi, direte voi. No. E’ potente come una punizione di Ibrahimovic dopo che gli hanno rigato la macchina. Ma lei vuole di più, non vuole essere una inutile strega bianca ma vuole padroneggiare la stregoneria nera.
  • Il buon Gran Maestro Stregone o roba simile vuole darle da leggere il suo libro preferito, ma dietro quello trova un libricino nero che contiene i segreti della stregoneria nera. Attenzione però, quella è roba potente, quindi lo Stregone le dice che quello non lo deve aprire…E LO RIMETTE DOV’ERA!
  • Lei che non è cretina lo va subito a riprendere però cavolo è chiuso a chiave. Ma nessun problema! La chiave per aprire il pericolosissimo libro degli inconfessabili segreti della potentissima stregoneria nera riservata solo a pochi eletti al mondo dato il suo enorme potere SI TROVA DI FIANCO AL LIBRO STESSO!!!
  • Christine apre una pagina a caso e ha già imparato tutto e riesce con il solo sguardo a far venire terribili dolori mestrauali che nenache il Momendol potrebbe lenire alla Gran Sacerdotessa che nonostante abbia anni di esperienza di stregoneria viene messa K.O. in tre secondi. Da gustare l’effettone specialone di come funziona la stregoneria nera sulla foto della Sacerdotessa

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  • Christine ci prende gusto e inizia a manipolare la mente di tutti quelli che incontra. così, giusto per divertimento. Convince anche la sorella a diventare strega e a partecipare al rito, dove sotto gli occhi stupefatti di tutti riesce pure ad ammazzare la Gran Lesbica Sacerdotessa semplicemente pugnalando un muretto (questa scena ricorda molto le pugnalate date alla sagoma disegnata sul pavimento con la farina di “Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento” del buon Renatone Polselli uscito l’anno dopo e che forse forse forse si è ispirato a questa brodaglia di film per quella scena)

*FINE DELLO SPOILER*

La stupidità della sceneggiatura è più che evidente anche nella immensa dabbenaggine dei millantati Gran Sacerdoti, Gran questo, Gran quello che si spaventano come degli idioti quando vedono dal nulla apparire un uomo vestito di nero con la maschera della psudo-divinità che venerano.

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Tutti a sgranare gli occhi pensando che lo spirito de li mortacci sua si sia reincarnato e si sia manifestato a loro. Ma cioè a questi qui nessuno ha mai fatto uno scherzo idiota? Cioè vogliono fare gli stregoni e abboccano a tutto che manco i pesci che prendeva Sampei venivano su così facilmente???

A quanto pare sì, questi qui sono dei creduloni e dopo l'”apparizione” si mettono a ballare nudi e a copulare gioiosamente nel bosco. Mah.

“Virgin Witch” brilla anche per la totale inutilità di un buon 80% dei personaggi. Il fidanzato di Betty, che non si capisce come faccia a passare da “quello che ha caricato due sorelle autostoppiste” a “fidanzato di una delle due” va e viene una scena si e una no ma il suo personaggio non apporta nulla alla “storia”. Ancor peggio il misterioso lattaio che spaventa a morte (senza motivo apparente) Betty intenta a prendere il sole, la cavallerizza che appare giusto per piantare uno sguardo di sucfficienza al libidinoso Peter, reo di aver provato a scarnidare con il suo piede di porco la folta saracinesca di Christine, e il Colonnello, la cui funzione non è chiara: di lui sappiamo solo che va in giro con una doppietta carica.

Ma il migliore è il vecchietto che durante l’orgia finale aspetta impaziente il suo turno per fottersi Betty

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In tutto questo potpurri di idiozie dovrebbe trovare posto anche qualche scena horror, visto che da alcuni “Virgin Witch” è accreditato come film dell’orrore: scordatevelo. Non si vede sangue, non c’è tensione, non c’è nulla, solo cazzate, sbadigli e culi che, ricordiamo, non sono un granchè. Solamente Patricia Hainer, che interpreta la parte della Gran Sacerdotessa, mostra di avere un fisichino niente male.

Il film (che addirittura ebbe problemi con la censura bacchettona del Regno Unito) è talmente senza un senso che le protagoniste Ann e Vicki Michelle in seguito lo disconobbero e nelle loro biografie non ne fanno minimamente cenno e anzi proprio Ann dirà che “è un’esperienza che non mi va di ricordare”.

Scena imperdibile

Dal momento che è un horror senza scene horror e un sexploitation senza scene decenti di sesso o nudità, direi che la scena imperdibile è: nessuna!

Citazioni

– Posso vedere la sua cappella?

– Ti porterò giù personalmente!

(questo la dice lunga sulla furbizia dei dialoghi)

In definitiva

Un film nè carne nè pesce che non va da nessuna parte e che fa della fretta di finire il lavoro prima dell’ora di pranzo il suo mantra.

Valutazione

Regia 4
 Trama 3
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 3.8

 

 

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3 thoughts on “#145. Virgin Witch (1972)

  1. Nooooo l’effetto della foto “contorta” dal dolore è un capolavoro: ho riso per mezz’ora 😀
    Filmone potente e hai ragione, a lungo c’è stato il mito delle svedesi disinibite e goderecce: quando mi è capitato di vedere dei film svedesi con donne normali che facevano cose normali, ci sono rimasto male 😀

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    1. Eh si, oltreutto qui la Svezia proprio non c’entra una cippa…oddio in effetti anche la protagonista non sembra molto “virgin”, quindi anche i titolisti americani si sono divertiti a raccontare balle sin dall’inizio…

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