#147. π – Il Teorema del Delirio (1998)


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Un sabato diverso, nei meandri della mentre tra razionalità e follia…

π – Il Teorema del Delirio è un film del 1998 di Darren Aronofsky. Vede come protagonista Sean Gullette che lavorerà ancora con il regista americano in “Requiem for a Dream” (2000) assieme ad un altro degli interpreti del film, Ben Shenkman.

Anno: USA 1998

Regia: Darren Aronofsky

Soggetto: Darren Aronofsky, Sean Gullette, Eric Watson

Sceneggiatura: Darren Aronofsky

Cast: Sean Gullette, Mark Margolis, Ben Shenkman, Pamela Hart, Stephen Pearlman

Durata: 84 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Max è un matematico e cerca giorno e notte di scoprire i segreti della natura che lui ritiene governata dalla matematica. Cerca in particolar modo di comprendere le fluttuazioni della borsa facendo uso della sezione aurea per cercare di prevedere i suoi andamenti altalenanti. Suo unico amico è il vecchio professore Sol, anch’egli in passato didecatosi alla ricerca, ma sul π. Max ha alle calcagne alcuni emissari di Wall Street che vorrebbero sfruttare i suoi studi e l’ebreo Lenny che gli chiede aiuto per cercare un misterioso numero nascosto nella Torah. La ricerca ossessiva del numero rischierà di portarlo alla follia.

Recensione e Commento (appassionato)

π è un film che va visto, compreso, interpretato e digerito con calma. Aronofsky nel dirigerlo fa un lavoro superbo e sceglie un bianco e nero dai contrasti fortissimi che in alcune scene in rapida successione, come quelle della routine quotidiana del protagonista mentre assume i suoi farmaci, ricordano per certi versi le immagini surrealiste di “Un Chien Andalou” (1929) di Luis Bunuel, autentico manifesto surrealista e cortometraggio del quale ci sarebbe da scrivere un libro intero (un giorno, magari potrei dedicarci un articolo ben ragionato).

Il ragionamento che fa Max non è una novità. Già più di 2000 anni fa, nella Grecia classica, le filosofie di stampo pitagorico ponevano come fondamento di tutto la Matematica, della quale le altre scienze erano una derivazione. La varietà della natura era infatti basata sulla Biologia, che a sua volta era basata su processi governati dalla Chimica che a sua volta aveva le proprie fondamenta nella Fisica che si reggeva proprio sulla Matematica. Anche a livello non prettamente filosofico si potrebbe quindi affermare con una certa sicurezza che tutto ciò che accade in Natura è basato sulla matematica.

Non è invece così immediato affermare che tutto ciò che esiste si basa su un unico numero, una quantità, un’entità che si ripropone inalterata in tutti i processi, dalle reazioni biochimiche, al comportamento umano, al fluttuare della borsa.

Anche questa idea tuttavia non è un’invenzione di Aronofsky. L’idea che l’Universo in tutti i suoi processi dipenda e si basi su una quantità adimensionale, un singolo numero è materia già affrontata da Sommerfeld con l’elaborazione della teoria sulla Costante di Struttura Fine e tornando ancora alla Grecia classica non si può non citare, nonostante non si tratti nel modo più assoluto della stessa cosa, la sezione aurea che è alla base della ricerca del protagonista del film.

Per i curiosi o per i non addetti ai lavori, la sezione aurea o numero aureo, è un valore, approssimabile a 1,618 che si riteneva costituire una parte fondamentale della simmetria in natura ed era associato alla perfezione e alla bellezza estetica. Ad esempio si ritiene che ϕ, il simbolo della sezione aurea, sia legato al rapporto tra altezza della facciata triangolare e semilato della base delle piramidi egizie, è un numero che ricorre frequentemente tra i rapporti delle varie diagonali di un pentagono ed è il valore cui tende il rapporto tra due numeri consecutivi della sequenza di Fibonacci.

Per questo il numero ha sempre goduto di un aura di mistero e di riverenza che lo ha accostato a speculazioni filosofiche così come accade per π.

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E per questo Max crede che la natura, per mezzo della spirale aurea, sia governata da ϕ, giungendo ad applicare il numero aureo alle fluttuazioni delle quotazioni della borsa, scontrandosi ogni volta con un fallimento.

È uno dei grandi desideri dell’uomo ricondurre tutta la diversità osservabile ad un unico principio dal quale tutto prese avvio e che governa tutte le cose: ne sono alcuni esempi, non necessariamente connessi, la teoria del Big Bang, la teoria GUT di Grande Unificazione delle Forze esistenti in natura e per ciò che riguarda la religiosità l’idea di un unico Dio.

Quando si specula così nel profondo della natura delle cose, alla ricerca di una quantità, un numero, un “seme” che spieghi il comportamento, dove matematica e filosofia si confondono è molto semplice “sconfinare” nel campo della religione e imporre l’equivalenza di questa ipotetica quantità con Dio.

I due campi, quello scientifico-matematico da una parte e quello religioso dall’altro, sono impersonati da Max e dall’ebreo ortodosso Lenny e le loro ricerche convergono proprio nel famoso numero di 216 cifre che i due interpretano in modo differente nonostante alla fine anche le idee di Max finiranno per convergere con quelle degli ebrei ortodossi.

Il migliore, nonché unico amico di Max, Sol, che per nome e saggezza ricorda l’omonimo coprotagonista di “2022: I Sopravvissuti” (1973) di Richard Fleischer, è una sorta di suo doppio: anche lui aveva cercato in passato di giungere alle stesse conclusioni di Max, ma aveva insistito sul π più che sul numero aureo, ma la sua ricerca è stata stoppata due volte, la seconda in modo irreversibile, da un infarto. In un certo senso la “conclusione” cui approda Max rappresenta un’evoluzione del personaggio di Sol che non ha mai avuto il coraggio di approfondire la sua ricerca fino alle estreme conseguenze come invece ha fatto il suo ex-discepolo che proprio con lui si confronta tra una mossa e l’altra di una partita di go, antichissimo gioco originario del Giappone che per la sua sterminata variabilità è spesso associato alla matematica e ai suoi molteplici aspetti.

π 3

Una sorta di “morale” che il film ci consegna è quella dell’impossibilità di trovare o, alla peggio di poter spiegare il senso delle cose e come esse evolvano tutte in dipendenza di un unico singolo fattore, sia esso chiamato numero, primo motore immobile o Dio.

Infatti così come il computer di Max si “rifiuta” di rivelargli la verità, vomitando solo una serie di numeri che però si rivelano solo un freddo campionario di simboli senza un senso più profondo, così Max è lacerato dall’impossibilità di comprendere e anche qualora fosse riuscito a capire il segreto del numero “magico”, questo sarebbe intrappolato nella sua mente senza possibilità di poterlo spiegare a parole e di diffonderlo.

Questo mi ricorda molto da vicino la tesi esposta nel “Sul Non Essere” del filosofo greco Gorgia che afferma:

Nulla c’è;
Se anche qualcosa fosse, non sarebbe conoscibile;
Se anche qualcosa fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile agli altri.

Per questo Max, nell’estremo tentativo di schiudere la sua mente, farne uscire il segreto del numero di 216 cifre per poterlo comunicare, si trapana il cervello, lobotomizzandosi.

Proprio dopo questa scena fortissima, Max è cambiato, adesso riesce a vedere il mondo solo per quello che appare, senza doverne cercare necessariamente la causa prima; lo vedremo anche sorridere, per la prima volta in tutto il film. Nell’impossibilità di comprendere il segreto della natura ha trovato finalmente la felicità, in quella che potrebbe definirsi come “beata ignoranza”.

Scena imperdibile

E’ difficile citare una scena sulle altre. Il film a larghi tratti è molto “visivo” e si susseguono fotogrammi a gran velocità. Forse per il suo significato metterei l’appena citata scena finale, dove vediamo Max finalmente libero dalla sua ossessione sorridere.

Citazioni

12 e 45, enuncio di nuovo le mie teorie. Primo: la natura parla attraverso la matematica; secondo: tutto ciò che ci circonda si può rappresentare e comprendere attraverso i numeri; terzo: tracciando il grafico di qualunque sistema numerico ne consegue uno schema. Quindi ovunque, in natura, esistono degli schemi. Ecco le prove. La ciclicità delle epidemie, la crescita e la riduzione delle mandrie di caribù, la ciclicità delle macchie solari, le piene e le secche del Nilo. E allora parliamo della Borsa, di quell’universo composto da numeri che rappresenta l’economia globale, milioni di mani che lavorano, miliardi di cervelli, un’immensa rete umana che grida alla vita: un organismo, un organismo vivente. La mia ipotesi: anche nella Borsa esiste uno schema, ed è proprio davanti a me, nascosto fra i numeri: è sempre stato lì.
12 e 50: premo invio

11 e 22, nota personale: Sol è come morto quando ha interrotto le ricerche sul pi greco, non è stata solo colpa dell’infarto, è come se si fosse spento. Perché si è fermato quando era arrivato così vicino all’essenza del pi greco? Come si può smettere di credere che esiste uno schema, un ordine preciso dietro ai numeri quando si sta per toccare la verità. Noi vediamo la semplicità del cerchio, vediamo la complessità di quella sfilza di numeri, tre virgola uno verso l’infinito.

4 e 42, nuove prove: ricordate Pitagora? Matematico di tendenza. Atene 500 a.C., anno più anno meno, il suo credo principale? Che l’universo è composto di numeri. Il suo contributo principale? La sezione aurea. Rappresentata geometricamente dal rettangolo aureo. La proporzione tra base e altezza è assolutamente perfetta, usando l’altezza possiamo costruire all’interno un quadrato, la porzione residua forma un altro rettangolo aureo più piccolo, lo stesso procedimento si può ripetere all’infinito.

In definitva

Un film assolutamente da vedere, ovviamente non in compagnia per farsi due risate. Se visto con cognizione potrebbe tirare fuori lunghe discussioni che potrebbero approdare dove non pensereste neppure. Non un film facile.

Valutazione

Regia 8
 Trama 8
Recitazione 8
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 8.0
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13 thoughts on “#147. π – Il Teorema del Delirio (1998)

    1. ho inviato erroneamente il commento, finisco quello che stavo scrivendo e mi scuso per lo spam. Dicevo che dopo la visione di Begotten e Teorema del delirio, incomincia ad avvicinarmi a David Linch e un tipo di cinema più particolare.

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  1. Darren Aronofsky spesso esagera, ma questo film ha il suo perchè, utilizzo del bianco e nero simbolico, e non per la pellicola, ma degli innumerevoli oggetti bianchi e neri contrapposti nel film. Non avevo proprio pensato che Sol fosse una citazione a “Soylent Green” ottima pensata 😉 Cheers!

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  2. Splendido post per un film titanico, che mi ha bruciato la prima volta che l’ho visto. Un uso spregiudicato del mezzo cinematografico come solo pochi coraggiosi pionieri hanno saputo fare: quando alla fine hai voglia anche tu, spettatore, di lobotomizzarti… vuol dire che il regista è riuscito nel suo compito comunicativo 😉

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  3. Gran film originale è unico dello stesso regista ho visto anche Requiem of dream dove si vede nuda Jennifer Connely (forse anche in Hot Spot ma non l’ho mai visto) Aranofsky e un vero autore.

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