Per la rubrica Sci-Fi Saturday, ma anche per la vostra gioia, ecco di cosa era capace la produzione britannica a cavallo tra anni ’60 e ’70.
Zeta One è un film del 1969 di Michael Cort. Tra le interpreti femminili Yutte Stensgaard, che avrà un ruolo in “Terrore e Terrore” (1970) di Gordon Hessler, Brigitte Skay che rivedremo in “Reazione a Catena” (1971) di Mario Bava, “Lo Strano Ricatto di una Ragazza Per Bene” (1974) di Luigi Batzella e, non accreditata, in “La Bestia in Calore” (1977) sempre di Batzella e Anna Gael, già interprete di “Therese & Isabelle” (1968) di Radley Metzger .
Anno: GBR 1969
Regia: Michael Cort
Soggetto: Michael Cort, Alistair McKenzie
Sceneggiatura: Michael Cort, Alistair McKenzie
Cast: James Robertson Justice, Charles Hawtrey, Robin Hawdon, Anna Gaël, Dawn Addam, Brigitte Skay, Valerie Leon, Lionel Murton, Yutte Stensgaard, Wendy Lingham
Durata: 86 minuti
101 Parole di trama (no spoiler)
Una sera, ricasando dal lavoro, James trova in casa un’affascinante ragazza bionda e dopo aver giocato tutta la sera a poker con lei (…) le racconta ciò che gli è successo durante il giorno. A quanto pare ci sono state una serie di rapimenti e sparizioni, orchestrate da una razza di donne aliene che hanno necessità di ripopolare il loro pianeta Angvia (anagramma di vagina……).
[non sono arrivato a 101 parole ma obiettivamente era una mission impossible]
Recensione & Commento (appassionato)
Ah, l’Inghilterra anni ’60, la Swinging London, le minigonne, la psichedelica, le procaci aliene rapitrici di uomini…come? Non c’erano aliene seminude a Londra nel 1969 intente a rapire uomini per ripopolare il loro pianeta? Ah…beh io pensavo di sì, o almeno così pensava Michael Cort quando mise mano al suo Zeta One.
Girato con un budget ridicolo di circa 60mila sterline, (ma non sarà l’unica cosa ridicola), il film fu distribuito in modo molto limitato nel Regno Unito nel 1970, quindi fu distribuito nuovamente nel 1973 come “The Love Slaves” e infine con una più ampia distribuzione nel 1974 come “The Love Factor”, titolo con il quale ancora oggi è maggiormente noto.
“Zeta One” non ho idea di cosa parli. Le due parole chiave per descrivere il film sono lentezza e caos. La lentezza emerge da alcune situazioni dilatate oltre l’inverosimile, come si fosse in un film iperrealista: ad esempio l’estenuante partita a poker tra i due protagonisti occupa tutto il primo terzo di film e non ha un’attinenza con il resto della storia. Se volevo guardarmi una partita di poker accendevo la TV e mettevo un canale a caso dove trasmettono i match di Texas Hold’em.
Il film è un caleidoscopio psichedelico di situazioni irreali che pare girato da tre registi diversi, o da uno con disturbo bi o tripolare che piazza la telecamera a caso per riprendere cose casuali. Potremmo infatti dividere questa roba in tre parti: la prima, dominata dalla partita a poker, la seconda, con un guazzabuglio di indagini, rapimenti, controrapimenti dove non capisce quali siano i buoni e quali i cattivi e l’ultima occupata da alcune delle più insulse scene di lotta mai viste, con protagoniste delle quasi denudate aliene dalle forme perfettamente terrestri.
Ma analizziamo più in dettaglio i tre “tempi” del film:
- Parte I: La partita di poker. Durante il primo terzo di film assistiamo praticamente solo ad una partita di poker tra il finto baffuto e la ninfomande biondina. Tutto ciò ovviamente in piano stile British non porta a situazioni scabrose e sconvenienti, ma solo a un po’ di pelle nuda e un paio di tette nulla più. La partita è talmente logorroica che non si vede l’ora che i due si rivestano e che cambi scena.
- Parte II: Casino. In questa confusa parte centrale non cio è dato sapere nè cosa succede, nè chi siano i buoni e i cattivi, visto che quelli che suppongo debbano essere cattivi o perlomeno “diversi” siano alla fine sompatici e innocui, mentre quelli che dovrebbero essere i buoni sono delle spine nel culo. In questo bazar di scene vediamo un forse investigatore privato più simile ad un Paolo Bonolis a dieta ferrea intento a reclutare spogliarelliste e a compiacere al suo lardoso capo con i baffi. Non chiedetemi chi vuole fare cosa perchè non l’ho capito.
- Parte III: Delirio di tette. In questa ultima parte finalmente le aliene escono allo scoperto e con i loro finissimi costumini che sembrano usciti da una fiera del bondage arrivano sulla terra per sconfiggere coloro che si erano macchiati dell’onta di rapire una di loro (nonostante con il loro teletrasporto rapirle dovrebbe essere virtualmente impossibile). Scopriamo anche che queste signorine, oltre ad avere delle poppe interessanti hanno il potere di usare il braccio teso come un fucile, stordendo gli avversari in un modo che non mi è ancora chiaro. E non che l’effetto sonoro aiuti molto…
Forse questa parte è quella più sensata, sebbene la parola “senso” guardando questo film perdec completamente il suo singnificato. Infatti qui capiamo che tutto il casino che si quasi-svolge nelle mezz’ore precedenti è basato su un piano delle aliene di rapire uomini da portare sul loro pianeta per ripopolarlo, dal momento che è abitato solo da donne.
E’ forse la prima volta in un film che delle aliene donne si muovono per rapire uomini per farsi allegramente fecondare: solitamente le sceneggiature prevedevano alieni provenienti da un pianeta assimilabile al festival della salsiccia che giungevano sulla terra per rapire donnine procaci e finalmente darci dentro (ad esempio in “L’Incredibile Astronauta Incontra il Mostro Spaziale” del 1965 di Robert Gaffney).
La scena finale infatti vede il nostro protagonista con i suoi bei baffetti posticci “costretto” a soddisfare la gnoiccolona ninfomane di turno. Il povero eroe avrà ormai l’attrezzatura da riproduzione ridotta alla rigidità di un’ameba a forza di fare andare il pistone, motivo per cui le premurose donnine lo rimpinzano di ostriche fino a fanlo vomitare. Ad ogni modo non un brutto modo di essere rapiti.
Le aliene che sono in telecomunicazione tra loro con uno smartphone, probabilmente l’iPhone London 1969, si trovano sospese in un non meglio precisato punto dello spazio tempo, dove domina il nero delle pareti, gli abiti in stile ancella greca e alcune stanze uscite direttamente da un caleidoscopio, dove ci si rilassa, ci si allena e si medita, come nella Self-Revelation Room, ma dove, soprattutto, ci si struscia alla grande.
Per ciò che riguarda le signore aliene, possiamo sicuramente affermare che il loro è una paradiso per ogni uomo:
Gli accenti più tipicamente Sci-Fi lasciano il campo in larghe parti della narrazione a stucchevoli scenette comiche (almeno nelle intenzioni dello sceneggiatore) fatte di gag che erano già trite e ritrite negli anni Cinquanta: una su tutte il cane che morde le chiappe del fino Paolo Bonolis.
Raggiungono vette di stupidità non comuni anche le facce dei presnuti sherlock holmes che dovrebbero trovarsi nel bosco per catturare le mistress aliene: chi stupito, chi allupato, chi spaventato, faranno tutti una pessima fine sempre in un turbinio di scenette tipicamente inglesi il cui sense of humor è pari al mignolino del piede che in piena notte batte contro lo spigolo del comodino.
Come in ogni buon filmaccio che si rispetti, oltre al già citato tripudio di lentezza e non-sense trovano posto anche alcuni errori grossolani di montaggio. Uno, ad esempio, vede protagonista una delle aliene inviate sulla terra che in una scena ha il suo congegno da teletrasporto su un gamba…
e nella scena successiva sull’altra!
C’è però da dire che questa parte, per la presenza di nudi a volontà e per la sua natura demente è la più godibile del film. Non che sia godibile in sè, ma in rapporto al resto sembra un capolavoro.
Scena imperdibile
La “lotta” finale nel bosco tra dei tipi improponibili che vorrebbero fare i rambo ma con la coppola in testa e il bastone da passeggio. Verranno sopraffatti come dei pirla da alcuni dei trucchi più vecchi della storia dell’umanità.
Citazioni
(la sezione è vuota)
In definitiva
Un film del cavolo. Se non ha avuto successo appena è sucito che senso aveva riproporlo tale e quale tre anni dopo? Quanto povero acetato per pellicole sprecato…
Valutazione
| Regia | 3 | |
| Trama | 1 | |
| Recitazione | 2 | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 2 | |
| Voto complessivo | 2.0 |




















Sembra un incrocio tra “Zardoz” (per i costumi), uno sketch dei Monty Python e uno del Benny Hill Show, non so che acidi usassero nel ’69 ma sicuramente di ottima qualità 😉 Cheers
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è per l’80% Benny Hill…
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Ohhh, questa sì che è una super chicca! Ora devo aggiornare il mio speciale sulle “Bonazze Bionde dallo Spazio”, che almeno dal 1954 cercano di rapire maschi terrestri per scopi riproduttivi. (Mi permetto di segnalare il link: https://ilzinefilo.wordpress.com/2015/11/14/bbs-bonazze-bionde-dallo-spazio/)
Comunque la mia nuova meta turistica è… il pianeta Angvia! 😀
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La NASA dovrebbe cacciare un po’ di grana per l’esplorazione di Angvia…dovresti ritornare alla grande sul ciclo BBS!
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