#155. Donnie Darko (2001)


Donnie Darko

Ogni creatura sulla terra quando muore è sola

Donnie Darko è un film del 2011 di Richard Kelly. Primo lungometraggio del regista, vede come protagonista Jake Gyllenhaal nel suo primo ruolo importante, prima di ottenere successo con film come “The Day After Tomorrow” (2004) di Roland Emmerich, “I Segreti di Brokeback Mountain” (2005) di Ang Lee e “Jarhead” (2005) di Sam Mendes. In ruoli minori anche Mary McDowell, vista anche in “Margin Call” (2011) di J.C. Chandor, Noah Wyle, nel cast di “E.R.” e Patrick Swayze, immortale protagonista di “Dirty Dancing” (1987) di Emile Ardolino.

Anno: USA 2011

Regia: Richard Kelly

Soggetto: Richard Kelly

Sceneggiatura: Richard Kelly

Cast: Jake Gyllenhaal, Jena Malone, Holmes Osborne, Mary McDonnell, Ashley Tisdale, Maggie Gyllenhaal, Daveigh Chase, Katharine Ross, Drew Barrymore, Noah Wyle, Patrick Swayze

Durata: 113 minuti (133 minuti Director’s cut)

101 Parole di Trama (no spoiler)

Donnie Darko è un ragazzo in cura da una psicologa per via di alcuni comportamenti violenti. Dopo uno dei suoi tanti atti di sonnambulismo, una mattina si sveglia in un campo da golf, senza sapere come ci è arrivato e guardando il proprio braccio legge un numero che rappresenta il conto alla rovescia per la fine del mondo. Da quel momento comincia ad avere strane visioni di un terrificante coniglio antropomorfo di nome Frank che lo induce a compiere dei crimini, come ad esempio allagare la scuola e tutto sembra una catena di eventi che porta dritti alla fine del mondo…

Recensione & Commento (appassionato)

Sono stupito di quanto tempo ci abbia messo a parlare di questo film su MoviesTavern. Il perchè è presto detto: ogni volta che rivedo “Donnie Darko” è come se fosse la prima e ogni volta che finisco di vederlo rimango con uno stranissimo vuoto dentro. Vuoto ma pieno di domande e carico di tensione. Per me ogni volta è un’esperienza traumatica e meravigliosa insieme e per poterne scrivere una recensione è necessario che il film sia appena finito. Non è poissibile scrivere su “Donnie Darko” il giorno dopo, quando ormai i dubbi si sono dissipati e il ricordo inzia ad affievolirsi, il ferro va battuto finchè è caldo.

Quando un film, pur conoscendolo a memoria ti emoziona ogni volta che lo rivedi, significa che è il tuo film. E io finisco Donnie Darko tutte le volte con le lacrime di tensione. E di paura.

Non so se è una cosa che capita anche a voi. Mi considero una persona abbastanza suggestionabile da racconti di un certo tipo, non necessariamente dell’orrore, ma strani, paradossali, dove ci si perde e si rischia di non capire nulla; molto spesso mi succede, quando parlo a qualcuno di qualcosa che mi spaventa o che mi mette tensione di iniziare a lacrimare. Un esempio stupido: la celebre pubblicità progresso che spesso ho citato in altri post. Quella sulla droga, “Chi ti droga ti spegne” che andava molto nei primissimi anni Novanta, tanto da trovarla anche su Topolino, insomma questa qui:

Una pubblicità che oltre me ha scioccato penso moltissimi altri miei coetanei. Quando la raccondo a qualcuno che magari non la conosce inizio a lacrimare. Sempre. Sono lacrime di tensione mista a quella paura che provavo ogni volta che la vedevo (avevo si e no 5 anni…). Sfortunatamente non esiste una parola italiana per questa sensazione ma sono quasi sicuro che esista in tedesco.

Ecco, questa sensazione di paura mista a tensione è la stessa che provo ogni volta che arrivo al finale di Donnie Darko. Questo spiega anche perché la recensione che mi appresto a scrivere sia lungi dall’essere breve e imparziale, quindi vi avviso, se ve la volete leggere (lo spero e vi ringrazio in anticipo) mettetevi comodi.

La fisica che sta alla base dei viaggi del tempo in Donnie Darko è quella che si basa sull’esistenza dei Ponti di Einstein-Rosen, volgarmente detti wormhole. Uno wormhole funziona come una sorta di scorciatoia per andare da un punto all’altro dello spazio-tempo a velocità virtualmente superluminali per un osservatore esterno e che pertanto permetterebbero di viaggiare indietro nel tempo supponendo che lo spazio tempo possa essere in alcuni tratti curvo.

Provo a metterla giù un po’ più semplice, anche perchè essendo il tema delicato ho anche paura che a livello scientifico non abbia esposto proprio correttamente il tutto. Quando parliamo dello spazio e soprattutto del tempo, pensiamo che il suo scorrere proceda come su una retta, una “linea del tempo”, dove possiamo individuare un verso di percorrenza che è quello che va dal presente verso il futuro. In questo caso non sarebbe possibile viaggiare indietro nel tempo. Supponiamo invece che questa linea del tempo non sia una retta, ma sia fatta come una lunga “C”. Possiamo sempre individuare un verso di percorrenza ma è possibile in alcuni casi connettere due punti che sono temporalmente lontani, con un “cunicolo”, un wormhole appunto che accorci il tempo di percorrenza. È un po’ come prendere una scorciatoia: invece di andare da A a C passando per B taglio e vado da A a C direttamente. Un mini disegno spiega meglio:

Wormhole

La metafora della scorciatoia fa anche capire come sia necessario che lo spazio-tempo sia curvo per poter “tagliare” la strada: se per andare da A a C passando per B la strada fosse solo un lunghissimo rettilineo, non ci sarebbe possibilità di deviare per accorciare il percorso.

Tutta questa lunga introduzione è, penso, abbastanza necessaria. E comunque vi avevo avvisato che non sarei stato stringato. Adesso vi dico che sarò pure prolisso.

Vediamo come tutto questo può servici da base per capire il film. Premetto che lo stesso regista Richard Kelly ha sempre lasciato moltissime porte aperte per l’interpretazione del film che rimane quindi senza un significato ben definito e variabile da persona a persona. Di seguito il MIO punto di vista.

Nelle prime scene vediamo Donnie Darko durante uno dei suoi momenti di sonnambulismo incontrare un personaggio sinistro mascherato da coniglio che si fa chiamare Frank che lo informa che la fine del mondo è vicina.

Donnie Darko 3

Il mondo cui Frank si riferisce non è il mondo al quale siamo abituati a pensare. Non è la fine della razza umana per un attacco alieno, una cometa o una guerra atomica. È la fine del mondo di Donnie, del mondo che in qualche modo lui stesso ha fatto in modo di creare, è la fine della sua linea temporale.

Nota: possiamo definire “linea temporale” come la sequenza temporale di eventi successivi ad un determinato istante. In ogni singolo momento prendiamo delle decisioni, facciamo qualcosa invece che qualcos’altro o semplicemente siamo in balia di un qualcosa di probabilistico (se andassimo a scavare in profondità nella fisica scopriremo che viviamo in un mondo governato nella sua totalità da eventi probabilistici, basta osservare il comportamento delle funzioni d’onda, ma questo è tema per un altro discorso…). Se supponiamo per semplicità che in ogni istante un evento ha il 50% di probabilità di verificarsi e il 50% di probabilità che non si verifichi, ad ogni istante si creano due linee di universo: la vita che stiamo vivendo  semplicemente è il risultato di una “linea” che attraversa infiniti bivi.

Se qualcuno di voi ha qualche infarinatura di fisica ondulatoria (mi sento un cretino a chiederlo, visto che è una materia di cui vado matto solo io e pochi altri folli al mondo) si potrebbe dire che che ogni universo può essere espresso quasi come una funzione d’onda, o meglio come una combinazione lineare di funzioni d’onda, ciascuna rappresentate una linea temporale, ovviamente ognuna “pesata” per la propria probabilità,  dipendente a sua volta dalla “distanza” (e quindi dalla similitudine) tra le varie linee temporali. In questo modo tutti i possibili universi non sono indipendenti ma ognuno reca in sè una infinitesimale parte di ogni altra linea temporale. Ad esmpio l’universo che stiamo vivendo adesso, sarà, ad esempio costituito da una somma di infinite linee temporali, delle queli quella ch stiamo vivndo avrà un “peso” probabilistico del 99, 999%, lasciando il restante 0,001% alla somma delle probabilità di tutte le altre infinite linee temporali. Proprio questa infinitesima percentuale sarebbe quella che sta alla base dei deja-vu e alla strana sensazione che proverà Gretchen nel finale del film (ci arrivo).

Sulle prime non riusciamo a capire il perché la fine del mondo sia ad un’ora precisa né sappiamo chi sia Frank, se è qualcosa di pseudo-reale, una sorta di divinità o solamente un’allucinazione dello psicotico Donnie.

Quello che però capiamo durante il film è che ogni evento, ogni decisione, ogni singola minima azione compiuta da Donnie è diretta ESATTAMENTE alla fine del suo universo in un modo che Donnie stesso non può cambiare perché è lui stesso ad aver creato quella situazione. Donnie è in un loop dove il suo futuro è il suo passato e all’interno di questo loop tutto è già prestabilito. Non c’è assolutamente nessuna possibilità di uscirne se non in un unico istante, quello del contatto tra il presente e il passato, quello dell’attraversamento del wormhole, nel quale le diverse linee temporali sono tangenti una all’altra.

Donnie in qualche modo è predestinato e anche se volesse non avrebbe nessuna possibilità di compiere una REALE scelta: se pensa di poter decidere cosa fare, in realtà tutte le azioni compiute convergeranno comunque verso un unico punto futuro. È come se avessimo davanti a noi la possibilità di scegliere tra due porte ma, qualunque sia la nostra scelta troveremmo dall’altro lato in entrambi i casi la stessa identica stanza. Non a caso Donnie vedrà molto spesso quelle specie di coni “liquidi” che escono dalle persone e che indicano loro esattamente la strada che seguiranno (reale e metaforica). Questi stessi wormhole sembra abbiano il potere di dettare all’individuo le sue future azioni e non c’è infatti modo di deviare dal loro percorso: la dimostrazione ce la da proprio Donnie, che pur vedendoli e avendo quindi la possibilità teorica di evitarli, decide comunque di seguirli incuriosito.

Ogni wormhole ha come una sua propria coscienza e un incredibile potere: quello di far compiere al soggetto esattamente ciò che è scritto nel suo destino. Se per assurdo noi sapessimo che verremo uccisi e avessimo la probabilità di tornare indietro nel tempo per impedirlo e ci comportassimo in modo da impedirlo, ad un certo punto commetteremmo comunque un’azione che a noi sembra volontaria ma che in realtà è già stata scritta per noi che ci porterà nuovamente ad essere uccisi.

Donnie ha un’unico, singolo momento nel quale può decidere cosa fare e questo è nel finale del film, quando consciamente decide di tornare a casa e rimanere ucciso dal motore dell’aereo che è stato risucchiato nel wormhole. Aldilà di quell’”orizzonte degli eventi” nulla sarà più come prima. Tutto ciò che accade il 31 di Ottobre perde completamente significato. Si è ritornati al 3 ottobre e ogni eventuale prova di un “passaggio” attraverso lo wormhole di un viaggiatore che sia tornato indietro nel tempo dal 31 al 3 Ottobre viene cancellato. E’ una sorta di “protezione” affinchè l’impalcatura dello spazio-tempo non collassi su se stessa. Per questo quando gli investigatori trovano il motore dell’aereo ad inizio film dicono che c’è un numero di matricola ma è cancellato. L’aereo che l’ha perso il 3 Ottobre non esisteva ancora o per lo meno non esisteva in quel punto perchè da lì sarebbe passato solo il 31 Ottobre di un universo tangente.. Il motore dell’aereo è l’unico oggetto che riesce a passare (quasi) indenne attraverso il tempo. E’ infatti l’artefatto metallico del quale parlerà Roberta Sparrow (ci arriveremo).

Ora il problema che si pone è un altro. Ammettiamo che sia solamente Donnie ad avere la facoltà di viaggiare nel tempo e di avere quell’unica possibilità di scelta e di conseguenza di creare diverse linee temporali. Ciò sarebbe un paradosso perché nel momento in cui egli sceglie di mettere fine alla propria linea temporale, nel “nuovo” universo che riparte il 3 Ottobre, lui non sarebbe lì per conoscere Gretchen, non allagherebbe la scuola, non conoscerebbe Jim Cunningham, non gli darebbe fuoco alla casa, gli investigatori non accuserebbero l’uomo di pedofilia e infine la madre di Donnie non dovrebbe prendere quel volo per tornare verso casa. Quindi in definitiva non esisterebbe l’aereo che lambendo il wormhole perde il motore, quindi Donnie non sarebbe potuto morire schiacciato da esso.

E’ il paradosso nel nonno tanto caro alla fisica e soprattutto alla fantascienza, ma ci si mescola anche il paradosso della predestinazione.

Tuttavia una difficile via d’uscita c’è, forse.

Ogni volta che si percorre a ritroso la linea del tempo non si finisce esattamente nello stesso identico punto del passato. O meglio non si finisce sulla stessa linea temporale dalla quale si proviene. Non è come riavvolgere un nastro e tornare al punto di partenza. La linea temporale è diversa, tanto diversa da quella di provenienza, tanto più lontano ci si è spinti nel passato, questo perché le possibili “biforcazioni” sono minori e quindi i due universi sono quasi identici: se potessi andare indietro nel tempo di un solo secondo e un osservatore esterno potesse osservare entrambe le mie linee temporali le troverebbe praticamente identiche e ci sarebbero divergenze più significative solo in un lontano futuro.

Pensiamo alle possibili linee temporali differenti come ad un fascio di semirette con un’origine comune che rappresenta una sorta di “inizio” del computo del tempo. Se andiamo indietro nel tempo di pochissimo, queste semirette sono ancora tutte molto vicine o meglio la loro distanza non è variata di molto (potremmo considerarle in prima approssimazione parallele), sono quindi molto “simili”; se invece torno indietro di molto, le semirette ormai sono lontane le une dalle altre o la loro distanza relativa (e quindi la loro “differenza”) cambia molto da un punto all’altro.

 

Secondo questo principio non dovremmo preoccuparci de cosa accadrà nel “nuovo” universo che parte il 3 Ottobre dopo la morte di Donnie perché tutto ciò che esisteva nel futuro (ovvero ciò che è esistito nella linea temporale di Donnie che arriva fino al 31 Ottobre) ormai non ha più senso. Le due linee temporali ormai si sono distanziate parecchio ma possiamo comunque notare che tutti quelli che sono entrati in contatto con Donnie nella sua linea temporale, nel “nuovo” universo conservano come un ricordo, o una sorta di deja vu. Vediamo la psicologa che si sveglia di soprassalto come se le fosse successo qualcosa, vediamo Jim Cunningham piangere disperato conscio delle sue azioni, come se sentisse che qualcuno abbia scoperto il suo segreto, vediamo Frank che si tocca preoccupato l’occhio e vediamo infine Gretchen che salutando la madre di Donnie rimane perplessa: non ha mai visto il ragazzo eppure il suo volto tradisce una strana sensazione, come se in qualche modo l’avesse già conosciuto.

Secondo questa possibile ”scappatoia” al paradosso, il motore dell’aereo che si schianta sulla casa dei Darko, non verrebbe dal futuro ma da una sorta di universo parallelo di cui non si conserva traccia e cosa ancor più agghiacciante, del quale è IMPOSSIBILE conoscere qualcosa. Se si potesse conoscere la sua origine dovremmo ammettere l’esistenza dell’aereo che passa vicino al wormhole, ma ciò sarebbe possibile solo ammettendo tutta la catena di eventi promossi da Donnie affinchè l’aereo passasse proprio lì e proprio in quel momento.  Ma nulla di ciò che ha vissuto Donnie è mai esistito e mai esisterà in quell’universo. Se le persone potessero sapere qualcosa su quel motore probabilmente l’universo si accartoccerebbe e scomparirebbe sotto il peso di un paradosso. E secondo la congettura di protezione cronologica, applicata per una via un po’ traversa, ciò non potrebbe mai succedere.

Mi sono soffermato finora su una lunghissima e dettagliata (?) congettura relativa al protagonista, senza toccare nessuno degli altri personaggi.

Assieme a Donnie, una parte fondamentale nella storia ce l’hanno altri due personaggi: Roberta Sparrow, “Nonna Morte” e Frank.

Frank è una sorta di dio, un demiurgo del destino, una summa moderna delle tre Parche fuse con il Fato. Frank è atemporale ed è come se non esistesse in nessuno spazio. Egli è una sorta di osservatore esterno della vita di Donnie e si comporta come se fosse l’”anima” degli wormhole che Donnie vede uscire dal petto delle persone. Quello che sono arrivato a supporre è che Frank possa assumere una qualsiasi forma e quella di coniglio sia solo un riflesso del futuro di Donnie. In effetti il vero motivo che spinge Donnie ad andare a morire è la morte di Gretchen, avvenuta per mano (o meglio per le ruote) di Frank. Lo stesso Frank dà la possibilità a Donnie di cambiare le cose, ma questo pagando un prezzo altissimo: può salvare Gretchen solo decidendo di morire.

In ultimissima analisi si potrebbe dire che Donnie Darko è un film sull’amore portato alle estreme conseguenze, sull’eterno binomio eros-thanathos. In relazione a questo, Donnie commentando a scuola un passo de “I Distruttori”, afferma proprio che “distruggere fa parte del processo creativo”. Possiamo intendere quel “creativo” come “relativo alla creazione”: la distruzione di se stesso è l’unico modo che Donnie ha per creare un nuovo universo. “Vogliono vedere che cosa succede a sfasciare il mondo, vogliono cambiare le cose”: questo in fin dei conti è proprio ciò che farà Donnie, sfascerà un universo per cambiare le cose, ovvero per impedire che Gretchen muoia.

Frank quando si trova nel cinema con Donnie dice una frase molto importante: lui si chiama Frank come suo padre e come suo nonno. Questa affermazione, apparentemente inutile potrebbe significare una cosa ben precisa: che Frank sia una sorta di “traghettatore” attraverso lo spazio-tempo e che lui sia in effetti un sorta di “padre” di se stesso. Ogni volta che torna indietro nel tempo è un altro se stesso nel passato.

Un’altra cosa relativa al viaggio di Donnie è che la linea temporale che vediamo concludersi il 31 Ottobre, potrebbe non essere la prima nella quale egli vive. Non c’è infatti motivo di pensare che non abbia potuto sperimentare i viaggi del tempo in altri universi tangenti e, anzi, la sua psicosi e i suoi comportamenti violenti potrebbero essere una sorta di “effetto collaterale” dopo aver accumulato troppi salti temporali, in ognuno dei quali ha deciso di evitare la morte, fin quando, in uno di questi, ogni volta leggermente diverso dal precedente, conosce Gretchen, e decide di uscire dal loop, che per lui significa morire.

In effetti ad inizio film Donnie mentre cade il reattore è sonnambulo sul campo da golf e in seguito dichiarerà che Frank l’ha salvato: ciò può significare solamente che Frank lo ha portato lì dopo un altro viaggio di 28 giorni precedente a quello narrato nel film.

Il personaggio di Nonna Morte è emblematico per ciò che riguarda l’unica frase da lei pronunciata: “Ogni creatura sulla terra quando muore è sola”. Donnie in un certo senso è sempre solo perché in ogni suo “viaggio” le persone intorno a lui cambiano rimanendo le stesse; trovandosi sempre in universi tangenti ogni volta si comporteranno in modo diverso e alla fine, quando decide di morire, è nuovamente solo.

Roberta Sparrow è l’unica assieme a Donnie ad aver sperimentato in prima persona i viaggi nel tepo, avendo la lucidità di descriverne nei dettagli la dinamica. Il suo personaggio è sempre in attesa di una lettera, probabilmente ben conscia che quella lettera sarà quella di Donnie. E’ come se lei conoscesse il destino del suo universo e se sapesse che un giorno qualcuno, o meglio Donnie stesso, le scriverà qualcosa di importante.

Aldilà di questa mia personale interpretazione del senso del film, discutendo con amici, estimatori e leggendo a zonzo per internet ci sono molte altre idee interessanti, alcune delle quali erano anche mie idee un tempo, o forse un po’ lo sono ancora. Questo perchè ogni volta che rivedo Donnie Darko, trovo sempre qualcosa che mi era sfuggito o do un’interpretazione diversa ad una partiolare scena. Dipende un po’ dal mood del momento.

Ad esempio una delle possibili interpretazioni è quella che vede Donnie come un vero schizofrenico al 100% e che tutto il film sia solo una sua allucinazione o un suo sogno (ma la scusa del sogno è la più banale e già ampiamente sdoganata dalla cinematografia da decenni…): Donnie muore realmente il 3 Ottobre schiacciato dal reattore dell’aereo e tutto ciò che vediamo nel film è un suo delirio.

Una spiegazione alternativa vede Donnie come una sorta di demiurgo di se stesso, di un artefice del proprio destino, la cui vita, ad un certo punto entra il un loop temporale necessario a scriverne il futuro: per questo Donnie morendo sotto il reattore, non crea un universo alternativo tangente a quello in cui lui evita la propria morte, ma nel momento in cui, all’inizio del film, lui si trova fuori casa evitando di lasciarci le penne, in realtà è appena entrato in un loop, necessario affinchè egli possa salvare la vita di Gretchen sacrificando la sua. Un unico, singolo loop che una ipotetica divinità concede a Donnie secondo un inarrivabile disegno superiore.

Un’ulteriore ipotesi vedrebbe Donnie risucchiato in un wormhole che lo fa tornare al 3 Ottobre, dove si trova ad inizio film, quindi le sue azioni sono guidate da una sorta di “forza” della quale Frank è solo una manifestazione, che obbedisce ai dettami del cosiddetto principio di autoconsistenza di Novikov. Per esso, se fossimo in grado di viaggiare indietro nel tempo non ci sarebbe alcuina possibilità di alterare il passato e ogni azione fatta per alterale la linea temporale in realtà contribuirebbe solo a far si che tutto rimanga com’è. Ad esempio ipotizziamo che una persona cara sia uccisa da un colpo di pistola sparato da un criminale. Mi viene data la possibilità di tornare indietro nel tempo per impedirlo e cerco ovviamente di fare di tutto per impedire che questo accada, magari uccidendo proprio il criminale che dovrebbe sparere. Ebbene secondo il principio di Novikov, la “storia” lavorerà in modo che ciò che è successo non possa essere cambiato: ad esempio provando a disarmare il delinquente nella colluttazione potrebbe partire un colpo che ucciderà l’amico. Questo ovviamente è un esempio esagerato e ad hoc, ma rende l’idea.

Una volta che Donnie è tornato nel presente, o meglio una volta che è tornato nello stesso punto dal quale era partito, può scegliere se reiterare il loop o uscirne lasciandosi uccidere.

Dopo questa estenuante cavalcata alla ricerca dei segreti della trama vorrei chiudere brevemente con alcuni dettagli più “tencnici”.

Donnie Darko alla sua uscita raccolse molto poco. Io ebbi la fortuna di andarlo a vedere al cinema con i miei ex compagni di liceo e università e la cosa che ricorderò sempre è la strada fata insieme dall’uscita del cinema a casa: nessuno di noi aveva il coraggio di dire una parola, eravamo rimasti tutti turbati oltre l’immaginabile da quello che avevamo visto. Da lì capii che Donnie Darko sarebbe diventato uno dei miei film preferiti e quello che mi avrebbe dati più da pensare. E’ un film molto personale quindi se non siete amanti del “pericolo” che la visione può portare (pericolo di pensare troppo e di perdersi nei meandri dei viaggi nel tempo), purtroppo non fa per voi. Ogni volta che l’ho fatto vedere a qualcuno mi sono sempre sentito commentare roba del tipo “ma che c***o di film mi hai fatto vedere?!?!?!” o roba del tipo “ah è un horror con quel coniglio, vaffanc***o che me l’hai fatto vedere” e roba simile. Sì ok, quel coniglio è abbastanza molto inquietante, ma è neanche l’1% di ciò che il film rappresenta.

Negli anni fortunatamente il pubblico si ravvide e il film diventò un cult con seguaci da tutto il mondo. Questo portò alla realizzazione di un sequel nel 2009, “S. Darko” diretto da Chris Fisher, un film dal quale il regista originale Richard Kelly si è sempre dissociato. Buon per lui che ha avuto le palle di non mettere mano a quella schifezza immonda. “S.Darko” infangò in modo orribile l’aura che il film originale si era faticosamente guadagnato, pertanto il mio consiglio a riguardo è: se vi è piaciuto il film NON provate nemmeno per scherzo a guardare “S. Darko”. Mai nella vita. Ma anche se Donnie Darko non vi è piaciuto, NON guardate “S. Darko”. Non fatelo, vi prego. quel film è l’Anticristo.

A proposito del regista Richard Kelly, due notizie spicciole. Ha scritto in autonomia soggetto e sceneggiatura, ha diretto lui (curiosamente in 28 giorni di riprese) e tutto questo all’età di 26 anni. Tanto di cappello.

Ad ogni modo il cast di Donnie Darko copmprende nomi non da poco. Innanzitutto il protagonista Jake Gyllenhaal che in seguito diventerà un apprezzatissimo attore. Inoltre ci sono nomi quali Drew Barrymore, il compianto Patrick Swayze e Noah Wyle. In parti minori anche Jena Malone e l’attrice bambina Daveigh Chase, la Samara Morgan di “The Ring” (2002) di Gore Verbinski.

Insomma non malaccio…

Per un ulteriore approfondimento, sappiate che online, ad esempio su Scribd a questo indirizzo è disponibile lo pseudobiblium che sta alla base del film, “La Filosofia dei Viaggi nel Tempo” di Roberta Sparrow. Consiglio caldamente a tutti di darci un’occhiata, visto che oltretutto è brevissimo e lo consiglio soprattutto al mio assiduo lettore Lucius Etruscus che magari potrà farne buon uso nel suo blog Non Quel Marlowe.

Donnie Darko 17

P.S. se siete interessati ad altri film a tema viaggi nel tempo e cose complicate di questo tipo vi consiglio “Looper” (2012) di Rian Johnson, “Primer” (2004) di Shane Carruth ma soprattutto “Predestination” (2014) dei fratelli Spierig che è l’unico dei tre ad avere una simile profondità che va oltre alla mera fantascienza da viaggio nel tempo.

Scena imperdibile

Esattamente tutti i cavolo di 143 minuti di film.

Da mettere i brividi la lunga scena finale, la scena dell’inizio del”nuovo” universo, dove vediamo tutti quelli che sono stati a contatto con Donnie nel suo universo percepire uno strano ricordo all’improvviso. La colonna sonora con “Mad World” di Gary Jules in sottofondo è ancora più da brivido. Vedere le scene in lenta successione e gli sguardi sconvolti dei protagonisti ascoltando le parole “the dreams in which I’m dying are the best I’ve ever had” è un’emozione che spero molti di voi avranno avuto il piacere di provare.

Di seguito gli ultimi fantastici minuti del film. ***ATTENZIONE SPOILER*** (forse)

Citazioni

28 giorni, 6 ore, 42 minuti, 12 secondi… ecco quando il mondo finirà.

Ogni creatura sulla terra quando muore è sola

Cara Roberta Sparrow, ho letto a fondo il suo libro e ci sono molte cose che vorrei chiederle. A volte ho paura di quello che lei potrebbe dirmi. E a volte ho paura che lei mi dica che non è tutto frutto della fantasia. Posso solo sperare che la risposta mi arrivi nel sonno. E spero anche, quando il mondo finirà, di poter tirare un sospiro di sollievo, perché ci sarà tanto da contemplare avidamente

In definitiva

Se fosse per me Donnie Darko sarebbe in cima ad ogni classifica o lista che giudichi i migliori film di sempre. E’ assoluatamente un capolavoro imperdibile, fa riflettere, fa paura, inqueta, intrippa e se siete fuori di testa come il sottoscritto passerete giorni a fare schemini su cosa succede e perchè. Un autentico Capolavoro.

Valutazione

Regia 10
 Trama 10
Recitazione 10
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 10
Voto complessivo 10.0
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10 thoughts on “#155. Donnie Darko (2001)

  1. Ho letto con molto più piacere il tuo “pezzone” (ma quanto ci hai messo a scriverlo???) piuttosto che visto con piacere il film: è stato così pompato dal “passa-parola” che alla fine m’ha deluso. Però se è servito a farti scrivere questi bel pezzo, allora è valsa la pena 😛

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  2. Super post applausi a scena aperta 😉 Vidi il film in sala alla mia uscita, piacque solo a me ricordo i miei amici in un coro di “che film del cazzo” ed io con la testa leggera e le farfalle nella pancia come solo i cinefili possono capire. Ribadisco super post bravissimo 😉 Cheers p.s. S.Darko é il male!

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