#159. Il Cartaio (2004)


Il Cartaio

Avete presente quando Dario Argento era un regista? Ecco, dimenticatevelo. Pensate più ad un Ed Wood in stato alterato e come risultato avrete “Il Cartaio”

Il Cartaio è un film del 2004 di Daio Argento. Vede come protagonisti Liam Cunningham, Stefania Rocca e Gabrele Muccino, in uno dei suoi primi ruoli. In un ruolo marginale anche Carlo Gabardini, in seguito noto per il ruolo di Olmo in “Camera Cafè”.

Anno: ITA 2004

Regia: Dario Argento

Soggetto: Dario Argento, Franco Ferrini

Sceneggiatura: Dario Argento, Franco Ferrini

Cast: Liam Cunningham, Stefanoa Rocca, Silvio Muccino, Claudio Santamaria, Adalberto Maria Merli, Fiore Argento, Elisabetta Rocchetti

Durata: 99 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

La tranquillità di un distretto di polizia romano è scossa da un misterioso assassino, il Cartaio, che sfida a poker gli agenti e per ogni vittoria si diverte a torturare e uccidere alcune ragazze. Dopo la morte di una di loro, inglese, la polizia britannica nella persona di John Brennan inizia ad indagare assieme a quella italiana, contribuendo a far nascere una storia tra l’agente Anna Mari e proprio Brennan.Per tentare di vincere contro il killer viene reclutato Remo, un ragazzo abilissimo a poker ma ad ogni sfida il killer si fa sempre più spietato e si mette sulle sue tracce…

Recensione & Commento (appassionato)

Quando Dario Argento piombò nel mondo del cinema nel 1970, il suo debutto fece scalpore al punto che da lì in avanti il suo stile fece scuola fino a diventare il punto di riferimento del cinema giallo italiano ormai declinato in thriller vero e proprio con pennellate di puro orrore.

Il cinema di Argento fu un pilastro per un buon decennio, ma a partire dal 1980, grosso modo da “inferno” la sua incapacità di rinnovarsi, la crisi del cinema italiano in generale e il successo di nuovi tipi di thriller-horror, sancì l’esaurimento della sua vena creativa.

Tutte le cose in natura sono destinate a decomporsi, è il ciclo della vita e una questione puramente chimica e fisica ancor prima che buologica. Alcune cose ci mettono un po’ a decomporsi o trasformarsi, tipo i protoni, altre invece durano un attimo. Dario Argento è durato poco meno di un decennio: dal suo esordio col botto con “L’Uccello dalle Piume di Cristallo” (1970), primo capitolo della Trilogia degli Aminali che si completa con “Il Gatto a Nove Code” (1971) e “Quattro Mosche di Velluto Grigio” (1971) che indicò una nuova strada per ciò che riguarda l’horror, il giallo e il thriller, Argento, passando per “Profondo Rosso” (1975) e “Suspiria” (1977) arrivò a girare “Inferno” nel 1980 già in una fase calante della sua carriera.

I film fatti dagli anni ’80 in poi, sebbene fossero di richiamo per il grande nome dietro la cinepresa, risultarono assolutamente non all’altezza delle produzioni straniere. Lo stanco cinema di Argento proseguì nel suo irrimediabile declino e il regista romano contionuò a sofrmare film  di qulità sempre peggiore, fino a diventare indegni di essere messi su pellicola.

Il problema è che una volta che qualcosa di rompe e si decompone è pressochè impossibile farlo tornare allo splendore, perciò Argento, forse non accorgendosene, sono anni che ci rifila della carriolate di cioccolata fumante, facendo leva sul buon nome che si era fatto negli anni Settanta e, a tutti gli effetti, vivendo di rendita.

“Il Cartaio” è solo una delle tappe della trasformazione del cinema di Argento da “guardabile” a “bruttino” a “atroce” a “schifezza immonda” ed è datato 2004, il che significa che da questa data ad oggi il suo cinema ha continuato inesorabilmente a peggiorare: la prova lampante è “Dracula 3D”, uscito nel 2012 che, nonostante il nome di peso dietro alla regia e il protagonista ampiamente conosciuto, ha tirato su la bellezza di 500mila euro IN TUTTO IL MONDO a fronte dei 7 milioni spesi (addirittura 18mila euro nel giorno di apertura). “Il Cartaio” invece di essere un disastro finanziario si limita ad essere un enorme spreco di denaro, incassando meno di 3 milioni di euro.

Il Cartaio 7

Raramente si vedono in giro film realizzati così male, specialmente da uno che ha dimostrato in gioventù di avere il “manico”. “Il Cartaio” non si limita a fare acqua da tutte le parti ma è un fiume in piena di rifiuti maleodoranti, sia per quanto riguarda i protagonisti, sia per la sceneggiatura, le musiche, lo stile…insomma tutto. Nulla si può salvare. Nulla.

Il mio primo contatto con “Il Cartaio” fu nell’estate del 2005, noleggiato in VHS (ebbene sì abbiamo pure pagato per vederlo!!!) in pieno gasamento da cinema horror per una serata tra amici, la classica serata di Agosto a casa di uno “visto che tanto i genitori sono in ferie” (preludio di due settimana di festa e fancazzismo). Ancora oggi, dieci anni e rotti dopo ancora ne riparliamo tra di noi pensando soprattutto all’immondo Silvio Muccino, assunto a simbolo della colossale schifezza rappresentata dal film.

È inutile gettare nella mischia l’attore straniero (probabilmente attirato dal nome alla regia) che costringe tutto il cast a recitare in inglese con esiti raccapriccianti in fase di ridoppiaggio (non esiste cosa più irritanto vomitevole e cacofonica di sentire un attore che si ridoppia da solo); poi manco Liam Cunningham fosse Robert De Niro…più che inutile è altamnente deleterio chiedere a uno come Silvio Muccino di recitare: con la faccia da triglia che si ritrova, la sua espressività da ritardato e in piena fase zeppola come è possibile chiedergli di recitare in un film che almeno nelle intenzioni dovrebbe essere un thriller-horror?

E poi la sceneggiatura: il 60% delle scene mostra lo schermo di un computer con un giochino di poker dalla musichetta allegra, un giochino del cazzo che intrippa tutti alla polizia dove si accendono cori da stadio per ogni mano azzeccata, dove tutti avrebbero saputo far la mossa migliore e dove ci si incazza se si perde. Ma porca puttana ma non avete visto nel riquadrino che c’è una che sta per essere torturata e ammazzata? Siete solo in grado di esultare per ogni mano vinta?

E poi dai ma mi volete far credere che per usare un giochetto al quale potrebbe giocare chiunque pur senza sapere le regole del poker bisogna andare a scomodare un “giovane” tutto computer e videogiochi? Ma stiamo scherzando?

Poi boh, sottotrame buttate lì alla cazzo senza un perché. Una inutile storia d’amore tra Stefania Rocca e Liam Cunningham che sono la coppia peggio assortita dell’universo, che si scambiano le effusioni più finte della storia. Una relazione che nel giro di 2 minuti passa dal clichè della tipa che incrocia il poliziotto rude e stronzo, lo odia e improvvisamente dopo 30 secondi lo ama.

Ma la recitazione…oddio mio la recitazione!!! Ma cosa cavolo dicono, cosa fanno, come parlano in questo cavolo di film? Non c’è mai una battuta degna di nota, si sente una cantilena da recita dell’asilo, nessuno che faccia trasparire un po’ di pathos o un po’ di emozione.

Ma la cosa che mi sta veramente sul cazzo è che “Il Cartaio”, solo per il nome di grido alla regia, fu nominato nella sezione “Miglior Scenografia” ai Nastri d’Argento. L’emblema del punto di non ritorno dell’irreparabile morte cerebrale del cinema italiano. Puro sterco.

Scena imperdibile

Sarebbe quella della morte del cast in seguito ad una deflagrazione immane, magari dopo due minuti di film, in modo da impedirci di vedere questa porcata.

Sfortunatamente questa scena non c’è.

In assenza d’altro le poppe della tipa che appare quasi nel finale del film per morire dopo 3 minuti e che probabilmente si sarebbe comunque suicidata per il modo da bambino di 8 anni con il quale il buon Remo-Silvio Muccino si è approcciato a lei.

Il Cartaio 10

Citazioni

-Hai un lavoro?
– No vado a FFFcuola ho fatto FFFega oggi

Lascia che il vento ti guidi

In definitiva

Uno schifo immondo. Nella top-3 dei peggiori film mai visti.

Valutazione

Regia 1
 Trama 0
Recitazione 0
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 0
Voto complessivo 0,2
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9 thoughts on “#159. Il Cartaio (2004)

  1. Lo ricordo come una delle cose più infami mai viste nella mai vita, visto solo una volta, di quei pochi passaggi che ricordo, conservo memoria solo di trovate stupidissime della trama, e della sagra della pessima recitazione, conto di continuare nel mio percorso di rimozione mentale. Cheers!

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    1. Beh essendo il protagonista un silvio mimuccino col moccio al naso e in piena fase zeppola il risultato non poteva che essere questo. Non a caso il cartaio si è meritato il fondo della mia classifica con un ottimo 0.2

      Liked by 2 people

  2. Vado fiero di non averlo mai visto: già non mi piace il Darione classico, figuriamoci la sua roba “moderna”.
    Un attore che si ridoppia deve essere due volte bravo: deve cioè essere un bravo attore e un bravo doppiatore. In Italia abbiamo bravi attori e bravi doppiatori, ma come due rette parallele non si incontrano MAI. Così vedi bravi attori che parlano da schifo e bravi doppiatori che davanti all’obiettivo diventano ebeti. Quei film girati in lingue straniere secondo me fanno schifo in entrambe le lingue: fai recitare ogni attore nella sua lingua poi chiami un bravo doppiatore nelle varie lingue. Lo si faceva negli anni Ottanta, dove si doppiavano quasi tutti gli atori cani italiani, e i risultati sono ottimi.

    Liked by 1 persona

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