#166. I Spit on Your Grave (2010)


I Spit on Your Grave

Flash review (potrebbe contenere spoiler): Una tipa viene violentata ma poi ammazza tutti

I Spit on Your Grave è un film del 2010 di Steven R. Monroe. Vede come protagonista Sarah Butler che sarà presente anche nel terzo capitolo della saga, “I Spit on Your Grave III: Vengeance is Mine”. Nel cast anche Andrew Howard, visto in “La Sedia del Diavolo” (2006) di Adam Mason, Chad Lindberg, apparso in “Fast and Furious” di Rob Cohen e Rodney Eastman, presente in “Nightmare 3: I Guerrieri del Sogno” (1987) di Chuck Russell e “Nightmare 4: Il Non Risveglio” (1988) di Renny Harlin.

Anno: USA 2010

Regia: Steven R. Monroe

Sceneggiatura: Stuart Morse

Cast: Sarah Butler, Jeff Branson, Andrew Howard, Daniel Franzese, Rodney Eastman, Chad Lindberg, Tracey Walter, Mollie Milligan, Saxon Sharbino, Amber Dawn Landrum

Durata: 108 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Jennifer Hills è una scrittrice che decide di evadere dalla città per qualche tempo per stare in tranquillità e finire il suo libro. La casa che ha noleggiato è immersa nella natura e su un bellissimo lago e finalmente può rilassarsi. Tuttavia nel paese vicino un gruppo di delinquenti la nota e decide che lei sarà la loro prossima preda. Jennifer viene assalita in casa propria, abusata, violentata, picchiata e lasciata moribonda. Tempo dopo, dopo essersi incredibilmente ripresa e constatata la collusione tra i suoi aguzzini e l’agente di Polizia, decide di farsi giustizia da sola. La sua vendettà sarà spietata.

Recensione & Commento (appassionato)

Assieme a “L’Ultima Casa a Sinistra” (1972) di Wes Craven e “Thriller” (1974) di Bo Arne Vibenius, l’originale “I Spit on Your Grave” (1978) di Meir Zarchi reso in italiano con il pessimo “Non Violentate Jennifer” è di sicuro uno dei film rape and revenge più celebri che negli anni si è guadagnato un certo culto.

Decenni dopo, siamo negli anni Dieci del terzo millennio, un decennio cinematograficamente piatto che verrà ricordato solo per aver sfornato sequel, remake e reboot, non sfugge alla moda il film di Zarchi del quale esce un remake omonimo a firma di Steven R. Monroe.

Il fatto strano è che questo film non è vomitevole come tutti i sequel/remake fatti ultimamente ma è un film assolutamente dignitoso. Non so se in questo momento sto parlando con lucidità o accecato dalla mia infatuazione per Sarah Butler, con la quale è stato amore a prima vista, ma devo dire che la visione ha rappresentato una piacevole ora e mezza.

Il rovescio della medaglia è rappresentato da fatto che questo remake ha dato il la alla realizzazione di due sequel, “I Spit on Your Grave 2” (2013) sempre di Monroe e “I Spit on Your Grave III – Vengeance is Mine” (2015) di R.D. Braunstein e ad un sequel “ufficiale” dell’originale “I Spit on Your Grave: Deja Vu” in uscita nel 2016 e diretto nuovamente da Meir Zarchi con protagonista Camille Keaton, la Jennifer originale.

La storia è molto fedele ai dettami del rape and revenge che, come dice il nome, racconta la storia di una ragazza catturata e violentata che, dopo essere riuscita a liberarsi scatena la sua vendetta.

L’elemento di novità rispetto al film originale è una preparazione più minuziosa e dettagliata degli omicidi, lontani da quelli, magari comunque complessi ma abbastanza rudimentali ai quali avevamo assistito negli anni Settanta. Vediamo infatti la protagonista Jennifer legare un uomo ad un albero e fargli mangiare gli occhi dagli uccelli, immergerne un altro in una vasca piena di soda caustica e ucciderne un altro con un fucile (debitamente piazzato nel deretano) azionato da un meccanismo in stile Tom & Jerry.

Come in tutti i rape and revenge non ci viene mostrato cosa avviene alla protagonista dopo gli omicidi e neanche ci interessa, dato che, per una volta, sono le vittime a vincere e, nonostante diventino carnefici, gli si perdonano tutte le azioni. Tuttavia la smorfia tra il soddisfatto e lo sconfortato di Jennifer nell’ultimissimo fotogramma la dice lunga sul suo travaglio interiore: Jennifer è combattutta tra la soddisfazione della vendetta e la disperazione per ciò che ha fatto. Sa benissimo che nonostante il sangue abbia lavato via l’onta subita, in profondo lei si sentirà sempre come una donna violentata, senza che ciò possa cambiare. Gli si è presentato di fronte un bivio, andarsene o reagire e ha deciso di imboccare la strada della violenza: una scelta che tuttavia non ha mai potuto realmente compiere, ma alla quale è stata spinta dal susseguirsi degli eventi.

Si può perdonare Jennifer?

Scena imperdibile

Le differenti torture alle quali sono sottoposti gli aguzzini di Jennifer sono tutte (cinematograficamente) eccellenti e in ognuna ci sono elementi da pollice su. Una delle più atroci, ma forse per la mia smodata ossessione per gli occhi è quella in cui Stanley viene legato ad un albero con le palpebre bloccate e con i le orbite riempite di cibo per corvi che inizieranno a pasteggiare con i suoi bulbi.

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Da non sottovalutare anche l’evirazione e lo scioglimento nella soda caustica dove si può distintamente percepire lo sforzo della vittima nel cercare di tenersi in posizione eretta.

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…e poi c’è lei. Che è il motivo per cui ho visto il film…

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Citazioni

Forgive me Father, for I will sin

In definitiva

Un sequel guardabile, fatto sostanzialmente bene e con il grande plus di una Sarah Butler in formissima che si riproporrà ancora più sensuale e audace qualche anno dopo nel sequel.

Valutazione

Regia 6
 Trama 6
Recitazione 6
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 6.0
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One thought on “#166. I Spit on Your Grave (2010)

  1. Non sono un fan della finta violenza anni Duemila, dove massacranti campagne pubblicitarie mostrano la Jennifer con gli occhi cattivi tenere in mano delle cesoie, promettere cose da far rivoltare lo stomaco, violenza come mai ne avete vista in vita vostra… e poi alla fine sono cinque micragnosi minuti di robbetta fintissima. Come dici bene tu, con meccanismi alla Tom & Jerry!
    Il primo film cavalcava invece l’oltraggio di Wes Craven, mostrava SOLO violenza quasi senza trama: era roba sporca, rozza, girata spesso in maniera dilettantesca (o volutamente tale), ma era questo che metteva paura. Non era un film, era roba che poteva capitare e quindi ti metteva strizza. Non era un film su una donna violentata, era la violenza su una donna raccontata mediante un film: una differenza abissale.
    Ormai la Serie Sputazzante ha preso il via e Jennifer è il nuovo Mike Myers, invincibile, muta e totalmente fuori da ogni logica. Quindi si perde totalmente il senso del film: la denuncia della violenza spaventosa di cui può essere capace chiunque.

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