#175. The Social Network (2010)


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Flash review (potrebbe contenere spoiler): I’m CEO. Bitch!

Anno: USA 2010

Soggetto: Ben Mezrich

Sceneggiatura: Aaron Sorkin

Regia: David Fincher

Cast: Jesse Eisenberg, Andrew Garfield, Justin Timnerlake, Arnie Hammer, Max Minghella, Brenda Song, Rashida Jones, Joseph Mazzello, Emma Fitzpatrick, Rooney Mara, Malese Jow

Durata: 121 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Il film narra la storia della fondazione di Facebook da parte di Zuckerberg e soci, muovendo dal doppio processo intentato proprio a Zuckerberg da parte dell’ex amico Eduardo Saverin e dai fratelli Winkelvoos. A mezzo di moltissimi flashback viene raccontato il presunto furto dell’idea di un social network che porterà alla realizzazione del più celefre di essi, la storia dell’amicizia rovinata tra Zuckerberg e Saverin, della “intrusione” del fondatore di Napster Sean Parker e dell’aiuto prestato da Peter Thiel e di come l’idea di una manciata di studenti di Harvard si sia evoluta in una delle più potenti società della storia.

Recensione & Commento (appassionato)

E niente, gli americani ci sanno fare. Gli americani trasformano in mitologia la contemporaneità, trasformano l’apoteosi post mortem in culto della personalità. Trasformano tutto in oro (quando vogliono).

Così accade che una storia che più contemporanea non c’è, quella di Facebook che nonostante il proliferare di social o supposti tali, rimane sempre IL social network checchè ne dicano i millennials, viene cucita a guisa di biografia a strappi di quel mostro di Mark Zukerberg.

Mostro, ovviamente, inteso in senso positivo. Perchè per quanto se ne possa parlare male, esserne invidiosi e dire le peggio cose su di lui, Mark Zuckerberg è un mito moderno. Per quanto mi riguarda è al momento una delle 4-5 persone più importanti e influenti al mondo e che resterà impresso per decenni e decenni nella storia del progresso. E non dico progresso tecnologico, dico Progresso. Punto e basta. Lui, come Larry Page e Sergey Brin sono coloro che a loro modo hanno cambiato il mondo per sempre. Okay, non hanno trovato una cura per il cancro, non sono andati sulla luna e non sono stati campioni della carità o al servizio dei poveri e degli umili, ma a mio modesto e criticabilissimo parere sono coloro che hanno cambiato più di moltissimi altri il nostro modo di vivere. Pensate a quante ore al giorno spendete sulle invenzioni di questi personaggi o su invenzioni chiaramente derivate dalle loro o che hanno basato la loro fama su di loro.

Accade così che la vita di Mark Zuckerberg, forse la persona che nella storia ha bruciato le tappe più in fretta di tutti arrivano ad essere ipermiliardario all’età alla quale molti di noi ancora avevano la mano tremula davanti al calendario di Max, diventi un romanzo di se stessa. Attenzione, romanzo ovviamente, perchè sempre di un film stiamo parlando, quindi tutto è filtrato e accomodato per restare nei tempi cinematografici e selezionato per rendere il tutto più appetibile. Questa piccola premessa per smorzare in partenza i fautori del “film biografia = documentario”.

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E diciamo anche che sì, quel giovanotto con la faccia stralunata che viaggiava in ciabatte potendosi permettere non le scarpe di Prada, ma che il Sig. Prada gli facesse da scarpa personalmente, alla fine della fiera aveva anche un po’ ragione. E’ facile andare a far la spesa, poi fare cucinare per 10 ore una persona sola e volersi prendersi tutti allo stesso modo i meriti del risultato.

L’unico che in tutta la storia sembra seriamente fregato è Eduardo Saverin che, a quanto si sa, ha ricevuto in effetti un risarcimento coperto da una clausola di riservatezza che, suppondo io, abbia parecchi zeri.

The Social Network è anche un’apoteosi della vita nella Silicon Valley ai nostri tempi. Nel film compaiono due mostri sacri dell’informatica moderna come per l’appunto Zuckerberg e Sean Parkes, fondatore di Napster e colui che ha aperto la strada all’era del P2P e del download selvaggio. Una strada sbarrata solo a livello mediatico da una sentenza giudiziaria ma che in effetti ha la stessa forza di un ombrellino dentro un tornado. Non a caso proprio Parker chiederà a Saverin se se la sentirebbe di aprire un negozio di dischi.

Sarà per il mio amore per la tecnologia moderna, sarà perchè le biografie dei miei miti le divoro senza pietà, ma a me The Social Network è piaciuto un sacco. E questo anche considerando il mio astio micidiale per Jesse Eisenberg, lo Steven Seagal moderno che ha un’unica cavolo di espressione per ogni film, personaggio o situazione interpretata.

Il film scorre alla grande, senza tempi morti, con un ritmo sempre sostenuto, senza cali di interesse ed è strutturato in modo intelligente. Invece di essere una semplice biografia o mitologia della nascita di un impero da 1,7 miliardi di persone e quasi 50 miliardi di asset, The Social Network è incentrata sul doppio processo intentato da una parte dai fratelli Winkelvoos e dall’altra da Eduardo Saverin proprio a Mark Zuckerberg. In tal modo il regista (o meglio regista soggettista e sceneggiatore) ci fa un po’ riflettere sul ruolo di ciascun personaggio e ci permette di farci un’idea su ognuno, chi è il genio, chi l’approfittatore, chi il traditore, chi il tradito. Ci sentiamo quasi costretti nei panni di Zuckerberg e ci sentiamo quasi parte lesa di un meccanismo volto a rovinarci. Nulla di strepitoso per carita, il vincitore di tutta la vicenza è Mark e dubito che lo stesso Mark avrebbe potuto avallare un film nel quale lo si  fosse dipinto come un perdente, però l’idea non è malvagia.

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A mio modo di vedere è azzeccatissima l’interpretazione di Timberlake che diciamocelo, è un bel piacione ma c’ha un pò la faccia da “te lo metto dove sai…” e da pollice su anche l’interpretazione di Andrew Garfield nei panni di Eduardo Saverin.

Scena imperdibile

 

Citazioni

Un laureato a Stanford di nome Roy Raymond vuole comprare della lingerie per sua moglie, ma si vergogna troppo di prenderla in un centro commerciale. Allora gli viene l’idea di aprire un posto elegante che non ti faccia sentire un pervertito. Prende un prestito di 40.000 dollari, se ne fa prestare altri 40.000 dai suoceri, apre un negozio e lo chiama Victoria’s Secret. Guadagna 500.000 dollari il primo anno. Inaugura un catalogo, apre altri tre negozi e dopo cinque anni vende la società a Leslie Wexner e alla Limited per 4 milioni di dollari. Lieto fine, giusto? Se non fosse che la società due anni dopo vale 500 milioni di dollari, e Roy Raymond corre al Golden Gate e si butta giù. Il poveretto voleva solo comprare dei reggicalze alla moglie, capisci?

Io credo che se i suoi clienti vogliono sedersi sulle mie spalle per dichiararsi alti hanno il diritto di provarci, ma io non sono obbligato a divertirmi ascoltando tutte queste bugie. Lei ha una parte della mia attenzione, il quantitativo minimo. Il resto della mia attenzione è rivolto ai miei uffici di Facebook, dove io e i miei colleghi facciamo cose che nessuno in questa stanza, inclusi e soprattutto i suoi clienti, è intellettualmente e creativamente capace di fare. È una risposta adeguata alla sua sussiegosa domanda?

Un milione di dollari non è fico… Sai cos’è fico?? Un miliardo di dollari.

In definitiva

Un gran bel film a mio modo di vedere. Certo non un capolavoro e niente che qualcuno si sia preso la briga di inventare, ma meglio far bene un piatto di pasta piuttosto che provare a fare i fighi con piatti da palati fini finendo per fare una schifezza immangiabile.

Valutazione

Regia 7
 Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.4
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6 thoughts on “#175. The Social Network (2010)

  1. Piace molto anche a me questo film, anche se non sono affatto un appassionato del Faccialibro. Quando inizio a guardarlo la fina mi coglie sempre di sorpresa, anche se so già come e quando finisce. Tutto merito del talento di Fincher, rendermi piacevole una storia con attori speso odiosi, che parla della vita di uno che è tutto tranne che simpatico 😉 Cheers!

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  2. Sei sottilmente crudele ad uscire con il film sulla nascita di Facebook proprio il giorno dopo che ne sono stato bellamente cacciato! 😀
    Scherzi a parte, mi associo all’antipatia per l’attore protagonista, che purtroppo lavora tanto e me lo ritrovo ovunque, ma al di là di questo il film non mi è piaciuto: forse proprio per la mitizzazzione spicciola di grossi nomi di cronaca che non hanno fatto nulla di mitico.
    È ovvio che diventare miliardari è una impresa fuori dal comune, ma io sono della scuola di Bergonzoni, quindi mito non è l’atleta che salta in alto, ma il macellaio che lascia il bancone del negozio e salta in alto!
    Se Zuckerberg avesse regalato Facebook open source allora sì che sarebbe un essere mitologico: ha invece sfruttato bene un’idea e ci ha fatto i soldi, cioè esattamente quello che ci si aspettava da chiunque al suo posto…
    ovvio che ora ce l’ho con FB, ma lo pensavo anche prima 😛
    Detto ciò…. Viva Twitter! 😀 😀 😀

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