#177. 1408 (2007)


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Flash review (potrebbe contenere spoiler): La discesa agli Inferi di un moderlo Ulisse

1408 è un film del 2007 di Mikael Håfström. Protagonisti sono John Cusack, già visto in “Sixteen Candles” (1984) di John Huges, “Con Air” (1987) di Simon West e “Max” (2002) di Menno Meyjes e Samuel Jackson, interprete di “Fa’ la cosa giusta” (1989) e Oldboy (2013) di Spike Lee, Pulp Fiction (1994), Jackie Brown (1997), Django Unchained (2012) e The Hateful Eight (2015), di Quentin Tarantino, “Die Hard – With a Vengenace” (1995) di John McTiernan e “Sfera” (1998) di Barry Levinson.

Anno: USA 2007

Soggetto: Stephen King

Sceneggiatura: Matt Greenberg, Scott Alexander, Larry Karaszewski

Regista: Mikael Håfström

Cast: John Cusack, Samuel Jackson, Mary McCormack, Jasmine Jessica Anthony, Tony Shalhoub

Durata: 99 minuti (112 minuti Director’s Cut)

101 Parole di trama (no spoiler)

Mike Enslin è un brillante scrittore che dopo la morte della figlia inizia a scrivere libri per distruggere i miti sulle caste stregate. Riceve una lettera dall’Hotel Dolphin di New York dove gli viene intimato di non entrare nella 1408. Armato del suo scetticismo si reca all’hotel e solo dopo infinite insistenze ed un cavillo legale riesce a convincere il proprietario a dargli la stanza. Se sulle prime i rumori e le apparizioni sembrano quasi un gioco, pian piano la stanza si rivela un inferno che metterà a dura prova le sue convinzioni e lo porterà a confrontarsi con i suoi fantasmi.

Recensione & Commento (appassionato)

La tematica delle case stregate, maledette o possedute è un argomento che, nel cinema, è stato sfruttato in lungo e in largo; basti solo pensare ad alcuni film-chiave (anche se non sempre all’altezza) come Amityville Horror” (1979) di Stuart Rosenberg, “La Casa” (1981) si Sam Raimi, Poltergeist (1982) di Tobe Hooper, “Haunting” (1999) di Jan de Bon, “The Others” (2001) di Alejandro Amenabar; sarebbe da citare, anche se la sua filiazione è molto più labile “Shining” (1980) di Stanley Kubrick che muove da tematiche molto più sottili e giunge a soluzioni ben più articolate che i film sopracitati (mentre invece non sarebbe da citare “1303” di Michael Taverna del 2012 che purtroppo ho visto e recensito). A proposito di case infestate e possedute consiglio caldamente l’enorme approfondimento del collega Lucius Etruscus che ha uno sterminato archivio di film e filmacci sul tema.

Insomma l’argomento non era poi così nuovo e sinceramente ho iniziato la visione anche condizionato dalla mia assoluta indifferenza per Josh cusack, attore tra i più monoespressivi del cinema, con la sua perenne faccia triste mistoimbranata misto addormentata. Tra le mie paure c’era anche quella, paradossale, del soggetto: Stephen King è stato così abusato ed ha pubblicato così tanto che non si può pretendere che abbia fatto centro ogni songola volta e in fondo questo film, data la tematica così scontata, poteva essere un flop.

Invece a mio parere, 1408 è un film tra i più riusciti tra quelli basati sui libri dello scrittore di Portland. Un film che merita di stare assieme a titoli del calibro di “Carrie lo Sguardo di Satana” (1976) di Brian De Palma, “La Zona Morta” (1983) di David Cronenberg e “Misery non Deve Morire” (1990) di Rob Reiner.

La trama, invece di essere incentrata sulla casa stregata in sè, parte dal presupposto della negazione dell’esistenza delle case stregate, come vuole dimostrare il protagonista Mike Enslin. Il messaggio che gli giunge dal Dolphin Hotel, che gli sconsiglia di entrare nella stanza 1408 ricorda molto la camera 237 di “Shining” che non a caso è ispirato ad un racconto dello stesso King. Le insistenze del protagonista e gli estremi tentativi di dissuaderlo da parte del proprietario dell’hotel, non fanno altro che aumentare la curiosità e la voglia di entrare nella 1408, un desiderio che anche lo spettatore inizia a provare con sempre più forza.

La tensione durante tutto il film rimane altissimo. Le scene si susseguono frenetiche e non c’è praticamente mai il tempo di tirare il fiato. Il grandissimo merito di regia e sceneggiatura (per no dire soggetto) è quello di non mostrare mai scene horror, ma di tenere sempre a livello di allerta massima l’attenzione dllo spettatore con espedienti tanto semplici quanto efficaci: inquadrature azzeccate, sussurri, suoni strani, accadimenti strani o fuori posto e per questo ancor più in quietanti. Si riesce addirittura a passare sopra alla faccia di plastica di Cusack (questa volta ad onor del vero meno imbalsamato di altre volte) e godersi tutto il film alla grande.

La 1408 è una sorta di “Colonna d’Ercole”, un limite che l’uomo, in questo caso impersonato da Enslin, non deve assolutamente varcare. è un muro di fronte alla comprensione la cui esistenza, sebbene stimoli ancor di più il desiderio di oltrepassarlo, deve necessariamente restare saldo e intatto. Non tanto per la sua intrinseca pericolosità, quanto perchè avere un limite alla conoscenza è presupposto imprescindibile per la conoscenza stessa. Aver varcato la soglia della 1408 mette Enslin nella spiacevole condizione di poter conoscere cose per le quali non era pronto. Il suo folle volo in una sorta di paragone di dantesca memoria con la vicenda di Ulisse, spogliato del significato medievale dell’impresa e rivestito di un senso più moderno, non può che condurlo alla pazzia. il suo desiderio di conoscere, svelare e talvolta sbugiardare la realtà lo porterà alla morte, non reale, ma nella dimensione costituita dalla 1408. Questa volta non c’è il mare che si richiude sopra Ulisse ma il fuoco che cancella la quarta dimensione dove si trova Enslin.

Scena imperdibile

La pellicola è un susseguirsi di immagini e scene al limite del delirio ma probabilmente quella che mi è rimasta più impressa per via di alcuni miei incubi in tenera età è quella durante la quale il protagonista tenta di uscire dal cornicione e finisce per tornare nella stessa stanza oppure il momento in cui scrutando il lontananza vede se stesso all’interno della 1408.

Citazioni

Non è che quello che vedo non sia reale, è che non è reale quanto sembra

In definitiva

Un ottimo thriller, recitato bene e diretto anche meglio e per di più basato su un racconto di un mostro sacro come Stephen King. Assolutamente da vedere

Valutazione

Regia 7
 Trama 6
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.2
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8 thoughts on “#177. 1408 (2007)

  1. Purtroppo non condivido l’entusiasmo per un film che proprio non mi è piaciuto, condividendo poi l’intolleranza per un attore bravino sul finire degli anni ’80 ma che poi sembra davvero recitare sempre lo stesso personaggio.
    Il racconto di King è gradevole in quanto brevissimo, non ti dà il tempo di annoiarti o farti domande, invece la storia è allungata fino all’eccesso nel film e onestamente non la considero una storia che aveva tutto quel materiale da tirar fuori.
    Però ti ho letto con piacere e anzi mi piace molto quello che hai visto nel film: forse non si meritava un giudizio così alto, ma è anche questo il bello della critica cinematografica fatta col cuore 😉

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    1. Mi fa piacere ricevere qualche critica! 😀 confesso di avere gusti cinematografici discutibili e una minima conoscenza della storia di tutti i generi. Non a caso ad esempio ho sbiellato per Sfera e per Donnie Darko che molti detestano. Almeno su Cusack siamo sulla stessa linea. Ha l’inespressività del miglior Steven Seagal o del peggior Nicholas Cage (o del piacione Owen Wilson) e in più non si è mai riuscito a ritagliare un ruolo o un personaggio…

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      1. E sì che lavora tantissimo, ma sempre con la stessa espressione 😀
        Il bello del cinema è che è vario e ci mancherebbe che avessimo tutti gli stessi gusti: e poi Sfera è piaciuto anche a me, mentre il romanzo di Crichton non riuscii a leggerlo 😛

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  2. È un film che ha delle sequenze che restano impresse e che non lascia mai tranquillo lo spettatore, quindi in questo senso non si può dire che sia un film fallimentare, però l’ho trovato un po’ banale, si affida molto a trucchetti visti e rivisti in mille horror… insomma, come trasposizione da King è un po’ dozzinale, anche se a dire il vero il materiale di partenza non era dei migliori

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