#181. The Black Room (2015)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Poteva essere un horroraccio con un po’ di tette e invece è solo un horroraccio

The Black Room è un film del 2016 di Rolfe Kanefsky. Vede come proagonisi Naasha Hensridge, già presene in “Specie Mortale” (1995) di R. Donaldson, Lukas Hassel, Lin Shaye, apparsa in “Insidious” (2010) di J. Wan, “Insidious 2 – Oltre i Confini del Male” (2013) sempre di J. Wan, “Insidious 3 – L’inizio” (2015) di S. Whannell e “Ouija” (2014) di S. White, Dominique Swain, famosa per “Lolita” (1997) di A. Lyne, Augue Duke e James Duval che era Frank in “Donnie Darko” (2001″ di R. Kelly.

Anno: USA 2016

Sceneggiatura: Rolfe Kanefsky

Regista: Rolfe Kanefsky

Cast: Natasha Henstridge, Lukas Hassel, Lin Shaye, Dominique Swain, Angie Duke, Caleb Scott, James Duval

Durata: 91 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Paul e Jennifer acquistano una casa dove si è appena verificata un morte violenta. La lussuriosa coppia è incuriosita da una porta chiusa in cantina della quale non ha la chiave e che sembra nascondere qualcosa. Un giorno Paul la trova aperta, entra e viene improvvisamente posseduto da uno spirito demoniaco. Spinto dalla voglia di sesso e sangue inizierà ad uccidere, cercando di alimentare il più possibile la forza che dimora in cantina fin quando, ormai pronto a reincarnarsi in una nuova creatura che possa diffondere il male, giungerà a scontrarsi con una donna disposta a tutto per riuscire a fermarlo.

Recensione & Commento (appassionato)

Il drammatico scadimento del cinema horror negli ultimi anni è un fatto ormai assodato. Le pellicole buone ormai si contano ogni anno sulle dita di uno al quale è scoppiata una granata in mano. La cosa che consolava me e molti altri amanti dei filmacci tanto-al-chilo era che, perlomeno, di solito, abbondavano le donnine disinibite, buttate nel cast di certo non per le loro doti recitative ma per ben altre doti.

Ebbene, purtroppo anche quest’ancora di salvezza ormai è andata a farsi benedire e i filmacci horror degli ultimi periodi sono talmente politically correct da non mostrare quasi mai neanche un brandello di pelle nuda, con il risultato di rendere un film di un’ora e mezza un’epopea infinita.

I primi minuti di The Black Door però lasciavano aperto qualche spiraglio di speranza: vediamo un film che pare girato nel peggior digitale, una nonnina che “sente” strani demoni (interpretata come al solito da Lin Shaye, con la quale pare che Netflix abbia stipulato un contratto) e che viene anche da loro sessualmente stuzzicata (per gli amanti del genere granny sex…), ma soprattutto una figliola che viene posseduta (non in senso demoniaco ma propriamente sessuale) da un’entità che si insinua nei suoi meandri più reconditi svelandoci le di lei forme (diciamo pure che verrà aperta come una cozza). Fregandomi le mani per il filmaccio disinibito che stavo per guardare, fomentato anche dalla descrizione dello stesso Netflix che parla di “spirito lussurioso”, e sugli strani avvenimenti che avvengono alla coppia protagonista (lei slinguazzata dallo spirito mentre è nella vasca da bagno, lui ciucciato dallo stesso spirito sotto le coperte) mi preparo con il sorriso alla visione.

Ahimè molto presto le mie aspettative vengono deluse. Non tanto per le carenze della protagonista, Natasha Henstridge, che anzi ci fa sperare per il meglio, quanto perchè ad ogni piè sospinto entra in scena un inutile disturbatore che impedisce al film di prendere quella piega libidinosa che, nelle intenzioni degli scrittori della trama, avrebbe dovuto prendere.

La trama, per l’appunto, è quella trita e ritrita della casa abitata da spiriti maligni che, guarda caso, si nutrono di persone (potevano essere anzi vegani???) e della famiglia che ci va a vivere, conscia del fatto (questa volta lo sanno pure…) degli eventi non proprio normali avvenuti in passato. I nostri protagonisti, moglie e marito, Jennifer e Paul, sono una coppia infoiata che sembra non trombi dal ’15-’18 che millanta volontà di sesso estremo e sfinente in tutti gli angoli della casa, promettendo fuoco e fiamme ma che in realtà ci fa vedere manco un cerino sbruciacchiato.

La demenza di alcune trovate oltre il limite del luogo comune potrebbero far etichettare quest’opera come una commedia (e da alcune parti in internet in effetti si trova come commedia-horror), tipo la lavatrice che, dopo aver provocato un orgasmo della popputa protagonista, si rompe riversando su di lei una spruzzatona di bianca schiuma. Non che il resto del film si schiodi molto da quest’aura di demenza.

Anzi, il protagonista, posseduto dallo spiritello porcello, inizia a parlare come farebbe il peggio troglodita privo di passera da mesi, con il solo desiderio di svuotare il suo demoniaco corredo genetico nel ventre di qualche malcapitata. La prima di queste, l’insopportabile sorella dark della protagonista che ci viene presentata come una scolaretta ma che in realtà avrà 40-45 anni (no, in realtà ne ha una trentina ma ne dimonstra quaranta), pur non rimanendo cieca all’inflato e posseduto batacchio del cognato assimilabile “a quello di un elefante” si dimostra prima restia a farsi sbattere per poi lanciarsi in un amplesso che la porterà alla morte per sfondamento della mandibola (eh si, i peni satanici trapanano tutto, meglio del Black&Decker).

Quando si dice sganasciarsi…

Verso metà film, come se non avesse ancora capito cosa cacchio sta succendendo al marito, la popputa Jennifer incrocia in biblioteca la quasi-trapassata ragazza vista ad inizio film che dal nulla se ne esce con sproloqui sulla maledizione che aleggia sulla casa invitando tutti ad andarsene da là. Ovviamente Jennifer ci crede al volo (e non avrebbe potuto non crederle visto che il marito è diventato un porco maiale strafatto di satanismo), nonostante a la ragazza (mai vista nè conosciuta) si sia presentata coperta da un inquietante telo nero.

Nel bestiario degli attori del film trovano posto un ingrifatissimo caldaista (anche se nel film è chiamato elettricista, vai a capire perchè) che praticamente tromba con gli occhi Jennifer equiparandola a ciò che di più eccitante esiste per lui, ovvero un caldaia (mirabolanti i suoi discorsi su robe bollenti e tubature mentre scannerizza da cima a fondo la donna), un idraulico ispanico che viene assalito dalla trapassata sorella di Jennifer che lo ucciderà con un soffocone da urlo (oh, e anche spappolandogli la testa con l’oblò della lavatrice), ma la palma dell’uomo inutile del film va all’amico del protagonista, sfigato represso amante del jogging e delle perversioni (chiederà all’amico, non si sa quanto per scherzo, di fare un po’ di sano scambismo) che viene prima invitato a casa con la moglie e poi viene bellamente dato in pasto all’entità.

Da Natasha Henstridge ci aspettavamo molto di più…

P.S. nel ruolo della moglie dell’arrapatissimo indivisuo troviamo Dominique Swain, ormai sparita dal grande schermo e constretta a ritagliarsi misere particine in boiate come “The Black Room” per tirare a campare. Proprio lei che aveva fatto furore come icona di una sensualità prorompente ma ingenua e infanile nel contestato “Lolita” (1997) di Adrian Lyne, qui si limita a fare le parti della moglie sì, un po’ zoccola, ma nulla più. Non ci regala proprio nulla da ricordare se non la sua bianchissima carnagione, pallido ricordo di quella che era quasi vent’anni fa.

Una metafora del dove sia finita la carriera di Dominque Swain

Tra una morte e l’altra il film si trascina verso l'”orrorifico” finale, nel quale la protagonista Jennifer, viene spinta dall’ormai possedutissimo marito nella “black room”, definita come “l’utero della casa” dove dimora un’entità gastrica che sembra uscita dai filmacci giapponesi dove c’è pieno di libidinosi mostri tentacolosi e moccicosi. Qui, dopo un’assenza di 80 minuti, torna la vecchia Lin Shaye che mica era morta, era solo rimasta appiccicata alle secrezioni puzzolenti della creatura giù nello scantinato e con una banale presa al collo riesce a mettere fuori gioco nientepopodimenoche Satana in persona.

Eh si…

Con questa geniale intuizione, Jennifer riesce a liberare il marito Paul dalla cannuccia di carne che gli sta prosciugando la pancia (ma che a quanto ho capito in realtà sta iniettando nel corpo di lui una sbrodaglia che gli permetterebbe di partorire una stirpe satanica, anche se poi il parto avviene fuori dal suo corpo, ma vabbè non è importante capire questo passaggio) e lo salva e vissero tutti felici e contenti.

In realtà ciò che salva i nostri protagonisti è un orrendo manufatto che appare si e no due volte nel film e la cui funzione non è specificata, ma a quanto pare riesce a tenere lontani i demoni e che tutti misteriosamente sanno utilizzare (e tutti sanno il potere che ha…tranne lo spettatore). Ovviamente non si capisce come e perchè a volte rimanga attaccato alle porte impedendo ai diavoli di uscire e perchè talvolta si stacchi generando il finimondo…

Spiegato il perchè il male attira così tanto…

Sicuri che il film sia finito? No (purtroppo)! Perchè con il più banale e stupido dei colpi di scena, prima l’utero della casa partorisce un mostro schifoso che in realtà poi si rivela essere una zoccoletta completamente nuda che vuole ammazzare il mondo facendolo letteralmente morire di piacere (che non sarebbe neanche una brutta fine), poi, una volta ammazzato l’essere con una misera coltellata (come fa notare Jennifer sarà pure il diavolo, ma è in un corpo umano e quindi valgono le regole del corpo umano, cioè una coltellata e sei fuori) finalmente Jennifer e Paul possono trombare in santa pace godendo, peraltro, della “mutazione” lasciata a Paul da Satana, ovvero una mazza di mezzo metro in mezzo alle gambe che fa solo sbavare l’allupata moglie.

…Ma attenzione, Jennifer ha un segreto!!!

Scena imperdibile

Beh, adesso, imperdibile è una parola grossa. Diciamo che è interessante scoprire che tra i poeri del demonio c’è anche quello di invertire la posizione di alcune parti del corpo…

“Dove sono andate a finire le mie tette???” [cit.]

Citazioni

Ora capisco cosa ci trova in te mia sorella. Sei deforme.

In definitiva

Il film è idiota ma qualche sana scena di nudo l’avrebbe risollevato. Peccato che il regista non ne aveva voglia.

Valutazione

Regia 1
 Trama 3
Recitazione 3
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo  3.0
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3 risposte a "#181. The Black Room (2015)"

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