#184. It – Capitolo Uno (2017)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Tutti galleggiano

Anno: USA 2017

Soggetto: Stephen King

Sceneggiatura: Chase Palmer, Cary Fukunaga, Gary Dauberman

Regista: Andrèe Muschietti

Cast: Jaeden Lieberher, Bill Skarsgård, Wyatt Oleff, Jeremy Ray, Sophia Lillis, Finn Wolfhard, Jack Dylan Grazer, Chosen Jacobs, Jackson Robert Scott, Nicholas Hamilton, Owen Teague, Logan Thompson, Jake Sim

Durata: 135 minuti, 150 minuti (Director’s Cut)

101 Parole di trama (no spoiler)

Ottobre 1988. Il piccolo Goergie Denborough mentre è all’aperto a giocare con una barchetta incontra il clown Pennywise nascosto in un canale di scolo. Questi, con la scusa di restituirgli la barchetta lo trascina a sè e lo divora. Mesi dopo il fratello di Georgie, Bill e gli amici Stan, Ben, Bev, Richie, Mike ed Eddie iniziano tutti ad avere visioni di Pennywise, o come lo chiamano loro “It”, che assume le forme delle cose che più terrorizzano i ragazzi. Inizia così la loro “vendetta” che li porterà a scoprire il nascondiglio del mostro e ad affrontare lui e le loro paure.

Recensione & Commento (appassionato)

Chi mi conosce, o meglio chi conosce i miei gusti cinematografici o semplicemente chi ha imparato a conoscere alcuni di questi aspetti su questo blog saprà bene che sono molto diffidente nei confronti degli horror moderni, specie quelli che vengono incensati ancora prima di uscire al cinema e che vengono venduti come capolavori quando sono ancora incelofanati e da scartare. Potreste anche sapere che probabilmente il decennio in cui viviamo, gli Anni ’10 (wow fa figo e vintage che siamo negli Anni ’10…) è uno di quelli che detesto maggiormente cinematograficamente parlando: un decennio di remake, reboot, spin-off, di mancanza di idee e di blockbuster che lo devono essere perchè ennesima rivisitazione di qualcosa già visto ma pompato dagli steroidi costituiti da attori/attrici famosi/e fighi/e e da budget stratosferici destinati quasi tutti alla sponsorizzaione selvaggia. Potreste inficne anche sapere che ormai il cinema horror, nonostante quando alcuni arrivino ad ammettere in giro, per quanto riguarda il sottoscritto è talmente stato abusato, sfruttato, inquinato e contaminato che la sua essenza è evaporata anni fa. Solo qualche sparuto film mi ha fatto dire “ah cacchio che bello” e mi ha effettivamente spaventato o lasciato una qualche tipo di traccia. E’ di poco tempo fa un articolo de Il Post che ho letto con molto interesse che titolava “E’ un gran momento per i film horror” e che per me è solo un modo di spostare di nuovo l’attenzione sul genere. Come quasi sempre accade quantità non è sinonimo di qualità e la pletora di horror o presunti tali (anche sui questo ci sarebbe da aprire un dibattito, ma non ora) che hanno infestato i cinema ultimamente non si traduce in eccellenza e neanche di apoteosi del genere,

It è un film a cui molti di quelli della mia generazione (parliamo dei nati a metà anni ’80) sono molti attaccati. Quanto uscì nel 1990 io avevo appena iniziato le elementari e ricordo che dire di “essere riusciti a guardare It” era considerato una grandissima prova di coraggio e di maturità. Giravano voci di gente che era mezza morta a vederlo, il fantomatico “fratello maggiore” o “il cugino” che l’avevano fatto vedere in famiglia e che non avevano battuto ciglia…Insomma tutte le storielle che a quell’età di sentono e si creano. It non è mai stato l’horror super terrificante, ammettiamolo, ma era quell’horror “da bambini”, senza in questo modo dargli un’accezione negativa. Era l’horror che doveva introdurre i giovanissimi all’horror e che ad uno sguardo superficiale, basava la sua trama su qualcosa estremamente da bambini: il clown, ovviamente interpretato in chiave paurosa.

A quell’età io non ero propriamente un cuor di leone in quanto a film e ho visto It solo anni e anni dopo, trovandolo comunque un piccolo capolavoro. Per questo ho sperato per anni che non venisse toccato, che sarebbe stato meglio lasciarlo lì, senza fare remake, che i remake alla fine sono sempre minestre riscladate. Un film è bello anche perchè è figlio di un’epoca e rifalro, anche alla perfezione, non sempre si traduce nello stesso successo.

Quando ho sentito che anche It sarebbe caduto sotto la falce della moda del remake sono rimasto sconfotato. Visto l’andazzo mi aspettavo la solita cazzata pompata di pubblicità con zero contenuti, zero paura, insomma zero di zero. Mi ero promesso anche che non avrei speso soldi per vedere qualcosa che andava già bene com’era, senza bisogno di rifarla, ma poi la stupida pressione mediatica e l’insistenza della mia fidanzata recentissimamente convertita all’horror che adesso vuole vedere solo quelli mi hanno convinto.

Sono entrato in sala un bel po’ prevenuto, devo ammetterlo, ma devo anche ammettere che scena dopo scena mi sono convinto che, forse, quello era il primo caso recente di un remake, non dico a livello dell’originale, ma che di sicuro non soffre il confronto e che non sfigurerebbe per nulla neanche come film in sé. Ho un po’ la sensazione che questo parere derivi dal fatto che, anche se un po’ prevenuto, sono andato al cinema a vedere un film che già conoscevo e che amo, quindi non so se mi è piaciuto davvero o se mi è piaciuto perchè  è “It”. Nona vrò mai la controprova ma per una volta siamo ottimisti e diciamo che mi è piaciuto tout court.

La storia, la sapete più o meno tutti (e per questo c’è la sezione “101 Parole di trama”), quindi non mi dilungo su quella. E immaginerete che nè questo film (come del resto neanche l’originale) è fedele al libro. Fin qui ci può anche stare. Non sono grande fan dei film che si discostano troppo dai libri ma qui le vie possibili erano tre: rifare un film come l’originale, che non avrebbe avuto senso, se non quello di mostrare un po’ più effetti speciali, discostarsi un po’ di più dal libro e dall’originale e quindi fare un film “nuovo” (ed è questa la via scelta da Muschietti) o fare un film fedele al libro. Quest’ultima è una via che ho visto intrapresa in rarissimi casi e comunque un libro non sono solo parole, ma anche interpretazione, quindi capisco possa essere complicato e in molti casi troppo prolisso, fare una cosa del genere. D’altronde letteratura e cinema sono due arti diverse.

Tutto ciò che è stato fatto di diverso dal libro e dal film originale diciamo che è da pollice su. Non ci sono cose troppo “tirate”, non ci sono troppe invenzioni di sana pianta e neppure troppe esagerazioni. Una reinterpretazione delle parole di King, insomma.

Ci sono alcune cose che, a mio gusto personale, sono cambiate in peggio. La prima è la raffigurazione di It/Pennywise.

A mio avviso l’interpretazione di Curry del 1990 è inarrivabile. Già di per sè Curry aveva un volto e un’espressività da quasi cattivo o da quasi pazzo e dava al personaggio di Pennywise una connotazione più sinistra. Aveva uno sguardo che già prima di parlare dava inquietudine ma non ancora terrore, ti faceva rimanere in un limbo di ansia che per un personaggio a cavallo del mondo dei bambini e quello degli adulti è una manna dal cielo. Il Pennywise di Skarsgard è invece già pauroso di per se. Parte già come clown maligno e gli manca quella follia che probabilmente nel libro non c’è ma che nel primo film era stata resa alla perfezione. Non per gettare la croce sul povero giovane attore, ma per me il Pennywise di Curry resta inarrivabile.

Una cosa veramente seccante invece è il doppiaggio. It parla come Batman, sempre con voce bassa e roca e gli mancano le arzigogolature e i falsetti che da un clown ci potremmo aspettare. Questo è un aspetto che mi ha deluso di brutto; una nota di merito invece per i ragazzini protagonisti che a mio parere hanno tutti recitato ad un livello davvero eccellente.

Alcune delle apparizioni di It sono state cambiate rispetto al primo film e al romanzo, ad esempio il quadro simil-Modigliani posseduto non era nel primo film e neanche nel libro, così come è un’innovazione l’apparizione di It mentre i ragazzi guardano delle diapositive da un proiettore.

Per fortuna si è scelto di mantenere gli effetti speciali entro un limite abbastanza accettabile, quindi non ci sono americanate che avrebbero fatto scadere il film nell’idiozia. Anzi, il modo con il quale sono stati resi i bambini che “galleggiano” è interessante e ben realizzato.

Come apprendiamo dal libro, It e la cittadina di Derry sono in realtà una stessa entità e lo si capisce in alcuni tratti da come la gente non si cura di ciò che sta accadendo: ad esempio le foto segnaletiche dei bambini scomparsi si accumulano, senza che la polizia o chicchessia indaghi seriamente.

Adesso vediamo cosa ci riserverà il sequel del 2019. Io ho già azzardato alcuni nomi che vorrei vedere. Ad esempio nel ruolo di Beverly darei un rene per vedere Molly Ringwald anche se ormai è un po’ fuori dai radar del cinema. Sarà un caso oppure no ma pochi giorni fa l’attrice che interpreta Beverly da bambina, Sophia Lillis, ha postato su Instagram una foto dove incontra proprio Molly Ringwald. Ho dei poteri paranormali? Vedo nel futuro? E’ stata solo una coincidenza? Chi lo sa…ad ogni modo questo articolo rimarrà come testimonianza per il futuro, se ci avrò azzeccato mi prenderò una pacca sulla spalla da me stesso. In realtà ho scoperto solo il giorno dopo che in una delle bhatture del film Richie cita Molly Ringwald, anche se sulle prime non lo avevo notato, quindi il mio potrebbe essere benissimo un condizionamento del film. Oppure no?

Scena imperdibile

Probabilmente direi tutta la sequenza dei ragazzi all’interno della casa in Neibolt Street e l’uccisione finale di Pennywise.

Interessante anche il “gancio” che lancia Bev al sequel del film quando afferma che mentre era sotto il potere di Pennywise ha avuto una visione di se stessa e degli altri 27 anni dopo impegnati ancora a combattere contro il mostro.

Citazioni

E’ tempo di galleggiare

In definitiva

Un gran bel film, che merita di essere visto e che potrebbe far ricredere nelle potenzialità dell’horror moderno. Peccato che a mio parere rimarrà un acuto isolato in un mare ci ciarpame…

Valutazione

Regia 8
 Trama 7
Recitazione 8
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo  7,8
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10 risposte a "#184. It – Capitolo Uno (2017)"

  1. Condividendo i tuoi gusti, ormai è per me obbligatorio vedermi questo film che ero totalmente intenzionato ad ignorare. La tua introduzione la firmo di cuore, e se dopo quel po po di premessa poi il film ti è piaciuto… e allora qui tocca galleggiare tutti! 😀

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      1. Io ho ancora Annabelle 2 da vedere, più i nuovi Amityville usciti: purtroppo mi tocca, per rendere completo il mio ciclo sui coniugi Warren 😛
        Ma quel pezzo sul Post che parla dei film horror, spero che sottolinei la qualità diarroica del 99% di questi… e non è che quel restante 1% sia poi chissà che… 😀

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  2. Ero pronto ad una tua stroncatura, anzi ero quasi curioso di capire come lo avresti stroncato, invece alla fine siamo d’accordo, anche a me è piaciuto sul fatto che abbiano scritto di tutto su questo film è vero, ma accade sempre troppo spesso, con il titolo del momento, che deve essere per forza gonfiato come i palloncini di Pennywise 😉 Cheers

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  3. anche a me il film è piaciuto molto come anche la tua recensione^^

    unica critica: non paragonerei mai le due trasposizioni perke sono nate sotto due diverse stelle e sono profondamente differenti; infatti, parlando anche solo dell’entità curry ha donato uno spessore molto forte al suo mostro che dimostra molte volte la sua simbiosi con la città e spaventando la preda irrompendo nella sua intimità o nelle paure (infatti, non mi ricordo che nelle varie apparizioni attacchi fisicamente i perdenti) mentre quello del 2017 lo ho visto più umano, più sadico, si diverte a farli soffrire e colpire i loro punti deboli, è più fisico, più immediato il pericolo.^^

    comunque, ciao e buona domenica, spero ti sia piaciuto il mio punto di vista^^

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