#187. La Bestia nello Spazio (1980)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Star Wars ambientato nel boschetto di Rogoredo con della gente che tromba. Male.

La Bestia nello Spazio è un film del 1980 di Alfonso Brescia. Protagonisti sono Sirpa Lane, che prima di darsi al porno fu protagonista de “La Bestia” (1975) di Walerian Borowczyk, “La Svastica nel Ventre” (1977) di Mario Caiano, “Malabestia” (1978) di Leonida Leoncini e “Papaya dei Caraibi” (1978) di Joe d’Amato, Vassili Karis che fu protagonista in “Casa privata per le SS” (1977) di Bruno Mattei, “Anno zero – Guerra nello spazio” (1977) e “Battaglie negli spazi stellari” (1978) sempre di Alfonso Brescia, Marina Hedman “La Bimba di Satana” (1982) di Mario Bianchi “Le notti porno nel mondo nº 2” (1978) di Joe d’Amato e Venantino Venantini, icona del cinema di genere che comparirà in film come “Amore libero – Free Love” (1974) di Pier Ludovico Pavoni, “Emanuelle nera: Orient reportage” (1976) e “La Via della Prostituzione” (1978) di Joe d’Amato, “La Bella e la Bestia” (1977) di Luigi Russo, “Luca il Contrabbandiere” (1980) e “Paura nella città dei morti viventi” (1980) di Lucio Fulci, “Cannibal Ferox” (1981) di Umberto Lenzi e “I Nuovi Barbari” (1983) di Enzo G. Castellari.

Anno: ITA 1980

Sceneggiatura: Aldo Crudo, Alfonso Brescia

Regista: Alfonso Brescia

Cast: Vassili Karis, Sirpa Lane, Venantino Venantini, Robert Hundar, Maria D’Alessandro, Lucio Rosato, Umberto Ceriani, Dada Gallotti, Marina Lotar

Durata: 92 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

Non pensate a nulla di straniero, dietro il fuorviante pseudonimo Al Bradley come al solito si nasconde il nostro prode e italianissimo Alfonso Brescia, che dopo aver attraversato vari generi, erotico, peplum, spaghetti western e fantascientifico, diventerà mentore dell’ugola di Napoli Mario Merola. Siamo a fine anni ’70 e da poco il primo episodio di Star Wars (in realtà il quarto, ma vabbè…) ha contribuito ad una rinascita della fantascienza; in Italia, terra di infinita inventiva e di drammatico copia-incolla in quegli anni visse una breve popolarità il genere zoofilo, reso celebre dal film “La Bestia” (1975) di Borowczyk e che in italia trovò terreno fertile per crossover, commistioni e sperimentazioni da parte dei nostri registi più allucinati che non ci misero nè uno nè due a contaminarlo con i generi più diversi, tra cui, ovviamente, l’erotico (spesso declinato in pornografico): per questa via uscirono “Malabestia” (1978) di Leonida Leoncini, “La Bella e la Bestia” (1977) di Luigi Russo e “Bestialità” (1976) di Peter Skerl.

Alfonso Brescia invece di starsene lì buono buono raggiunse l’apice del delirio infilando nel genere ormai svuotato anche la fantascienza per cui il suo “La Bestia nello Spazio” diventa uno Star Wars porno con labili (labilissimi) echi del filone zoofilo. In effetti la vicinanza al prototipo borowczykiano-contaminato (se così si può scrivere) si riduce ad una scena in cui due cavalli trombano e alla natura di satiro del protagonista Onaf.

Il film, della durata classica di un’ora e mezza, è un’accozzaglia di scene diluite oltremodo che diventano di una pesantezza allucinante anche nei momenti nei quali (in teoria) dovrebbero essere “risveglianti”, ovvero i momenti più smaccatamente pornografici. Incapace di raccontare una storia sensata e incapace anche di far eccitare, il nostro Al Bradley confeziona un bel sacchettino di cacca, tipo uno di quelli che si mettono davanti alle porte degli amici con i miniciccioli dentro per fare gli scherzi. E come in uno di questi scherzi non c’è via d’uscita: o si fa esplodere il sacchetto coprendosi di merda o lo si pesta sporcandosi comunque con i suddetti escrementi.

Il delirio della narrazione è totale. In un non meglio precisato futuro, fatto di tutine aberranti e localacci finto-futuristici che sono in realtà bettole arredate da un designer sotto LSD, diverse “fazioni” si contendono il possesso dell’Antalium, misterioso minerale che non si sa a corsa serva ma che è rarissimo e di fondamentale importanza. Tale minerale è localizzato nei più disparati pianeti a distanze enormi dalla Terra (siamo sulla Terra? Non lo so sinceramente) che possono essere raggiunti solo con delle astronavi fatte di cartone. In questa ricerca i militari o chi per essi si scontrano con i “mercanti” a colpi di risibili battaglie stellari che si risolvono in quattro sparate di laser nello spazio bidimensionale dipinto dal buon Alfonso Brescia. A quanto pare c’è un deposito di Antalium nel remotissimo pianeta Loregon (o forse proprio IN Oregon) e il protagonista Larry, dopo aver goduto delle grazie di Sondra (il nome Sandra era già preso penso) ed essersi sorbito il di lei racconto del suo sogno ricorrente nel quale viene rincorsa in un bosco svegliandosi poco prima di capire il perchè, viene incaricato della missione di recupero. I nostri eroi (tra i quali spicca l’addetto alle comunicazioni che ricorda il “nostro ” Giggino Di Maio), dopo una prima mezz’ora passata a dare le scazzottate più finte della storia, aver strombazzato con delle laide sempre pronte ad adescare clienti ed essersi colpiti con ingiuriosissimi epiteti come “figlio di una troia venusiana” (sentire per credere), partono per la missione.

Questa parte del racconto che occupa circa un lungo, tediosissimo terzo di film vive su supercazzole pseudoscientifiche, brevissimi “combattimenti”, racconti sconclusionati e l’arrivo sul pianeta, la cui esplorazione è noiosa come una maratona su Gigi Marzullo. L’ultimo terzo di film è quello più gagliardamente di serie B (o Z). Ci viene presentato il padrone del pianeta, Onaf, che inizialmente sembrava una brutta copia del ladro di “Mamma ho Perso l’Aereo”, ma che poi si rivela essere una brutta copia di Sandokan che è sotto controllo psico-fisico di Zakor che viene descritto come un potentissimo computer che per funzionare e per mantenere in vita il pianeta ha rastrellato tutte le scorte di Antalium presenti (circa 30Kg) che potrebbero far sopravvivere il tutto per 30 milioni di anni. Peccato che il computer sia vecchio e dia un po’ i numeri e siccome Aranzulla non è da quelle parti, ripararlo è un casino. Come detto il computer controlla le menti di coloro i quali sbarcano sul pianeta e ovviamente la prima cosa che fa per evitare di essere privato del prezioso Antalium cos’è? Far trombare tutti!

Inizia così un buon quarto d’ora di scene lascive con inserti pornografici dove vediamo tutti i partecipanti a questa farsa ingropparsi come non ci fosse un domani: vediamo quindi il capo della missione, un Clark Gable fotocopiato male che si accoppia con delle luride presenti sul pianeta, il suo improponibile equipaggio fare sesso nel boschetto antistante il castello di Onaf e lo stesso Onaf che inizia a imbastire con Sondra. Portatala nel citato boschetto e pronto a darle un po’ di sano su e giù, si rivela per quello che è: un satiro con il corpo mezzo d’uomo e mezzo di cavallo e, ovviamente, con un posticcio pene equino che si erige in mezzo a chili di folta peluria: vediamo quindi Sondra scappare dal satiro che ha già l’asta bella pronta per essere infilzata e correre in mezzo agli alberi inseguita da un teatralissimo Onaf che la prende e, senza che lei opponga tutta sta resistenza, inizia a trasmetterle un po’ del suo corredo genetico. Dopo interminabili minuti di gente che copula il mercante Juan Cardosa, antagonista buono di Larry, si riprende, fa risvegliare tutti dal controllo mentale di Zakor grazie ad un èpo’ di pasticche di psicofarmaci e trascina lo stesso Larry e i suoi compari in missione per distruggere il computer.

Sulla base del nulla, egli trova l’ubicazione del calcolatore che ci viene presentato per quello che è: un armadietto pieno di lucine intermittenti e con occhi e bocca, pure un pochino permaloso (non gli si può dire in faccia che è un ammasso di ferraglia, ma basta bisbigliare e si possono dire le peggio sconcerie, perchè sai, il computer legge la mente ma non può sentire i bisbiglii…ma porc’) e il segreto per distruggerlo sta nel tirargli addosso una caccola. Il bestione inizia a svalvolare di brutto e a fumare, Onaf si risveglia dal suo torpore e muore e Sondra inzia a vagare a cazzo sul pianeta fino ad essere braccata dal computer a forma pseudo-umana (e con gambali di fattura medievale) che a quanto ci è lasciato intendere tira fuori l’hard disk e lo sbatte nella guallera della “povera” donna. Lei improvvisamente si risveglia da un’altra parte, si ricongiunge con l’equipaggio e tutti ripartono felici per la terra, non dopo aver ammazzato circa otto trilioni di “difensori” del pianeta, un incrocio tra He-Man e C3PO con l’ausilio ANCHE di spade laser (il combattimento con le stesse rasenta livelli di ridicolo immane e ci sarebbero pure gli estremi per una denuncia per oltraggio al buon gusto quando uno dei difensori fa un passo e SENZA MOTIVO muore “consegnando” la spada laser a Larry).

Come avrete ben capito il senso del film rasenta lo zero Kelvin e la narrazione vira verso il soporifero per una buona oretta. Ci sono molte cose sbagliate nel film e sembra che Brescia abbia goduto nel rimarcarle il più possibile. Dagli insulti inascoltabili e forzati che si possono leggere anche nelle “Citazioni” (una roba veramente da rabbrividire) alla dieta dei protagonisti fatta di “Latte di Urano” (non oso immaginare la traduzione in inglese………), dai costumi recuperati in un porno shop alle scene riciclate n-mila volte (tipo quelle dell’equipaggio che spara agli uomini-robot, ripetute una dozzina di volte) dalle scazzottate peggiori dell’umanità, degne di un film turco agli effetti per nulla speciali che ricordano i dischi volanti di “Plan 9 From Outer Space” e “7 per l’Infinito contro i Mostri Spaziali“, dagli inserti senza un perchè, come quello dei due cavalli che si inculano (di notte) mentre (di giorno) i protagonisti stanno a guardare e mentre le donne eccitate senza un perchè iniziano a massaggiarsi la passera (e qualcuna anche la pancia, forse non avevano digerito…) agli effetti sonori dell pistole che fanno lo stesso rumore di una scorreggia dentro una lattina di Pepsi. Completa il quadro la colonna sonora che come in “La Bestia” è un odiosissimo pseudo clavicembalo che ammorba per interminabili minuti. Insomma “La Bestia nello Spazio” è veramente un film da schifo e la visione è assolutamente sconsigliata a meno che non siate sotto effetto di droghe psicotrope.

Scena imperdibile

Il “computer” che sbiella e che si anima è impareggiabile e neanche un bambino con ritardo mentale avrebbe mai potiuto concepire una vaccata simile. Divertentissime anche le facce dei protagonisti mentre stanno per due minuti DUE a guardare due cavalli che trombano.

Citazioni

Ehi figlio di una troia venusiana ma che modi sono questi!?

Non rompermi gli asteroidi!

Non preoccupatevi, se c’è qualcuno è ovvio che ci stia spiando…

In definitiva

Da usare come punizione per contrappasso per chiunque si macchi di delitti o gravi crimini. Senza senso

Valutazione

Regia 3
 Trama 2
Recitazione 2
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo  1,8

3 risposte a "#187. La Bestia nello Spazio (1980)"

  1. Se accetti suggerimenti (e non l’hai già recensito), devi fare l’ultimo film di Brescia nella sua saga “spazziale”, “7 Uomini D’Oro Nello Spazio”, noto internazionalmente come “Star Odissey”, c’è tutto, dai robopaperi suicidi e razzisti verso altri robot, attori nani che interpretano “androidi” con il caschetto biondo, un villain che sembra Pinhead colpito più volte in testa da una macchina per waffle, ed Ennio Balbo che ricorda vagamante un Donald Pleasance glabro degli anni in cui recitò in Pumaman. Non mi pare trombino, btw.

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    1. Io accetto sempre suggerimenti! Ti confermo che ho da pochissimo recuperato gran parte della filmografia del buon Brescia, melodrammi napoletani compresi quindi a breve e dopo una dieta di sola vodka, mi accingerò all’ingrato compito. Strano che non si trombi, ma per quello ci sono sempre i film di Joe d’Amato e Andrea Bianchi. Secondo te (se l’hai visto) è a livello di Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento del buon Polselli? Perchè se è così lo guardo stasera stessa…

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      1. No, non ho visto di mio Star Odissey/i 7 Uomini D’oro, ma leggendo la recensione mi è tornato in mente di averne visto la recensione di Brad Jones come il Cinema Snob, non a caso sembrava familiare. Non vedo spesso le troiate psicotroniche italiane d’epoca, non per scelta, ma tendo più a gravitare verso i monster movie ed il settore “asiatico” (ninja, kung fu, kaiju movie, l’ubertrash di Noburo Iguchi e similia), quelli italiani so che sono sempre lì, quindi mi dico “prima o poi ci arrivo”, gli metto in lista… e finisco per dimenticarmene. XD

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