#189. Anno 2020 – I Gladiatori del Futuro (1982)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Ora che siamo nel 2020 possiamo affermare che le cose sono andate un po’ diversamente.

Anno 2020 – I Gladiatori del Futuro è un film del 1982 di Aristide Massaccesi (che si firma Kevin Mancuso) e George Eastman (non accreditato). Protagonisti sono Al Cliver già visto in “Zombi 2” (1979), “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” (1981), “Murderock – Uccide a passo di danza” (1984), “Demonia” (1990) tutti di Lucio Fulci, Harrison Muller Jr., Daniel Stephen, Peter Hooter che sarà nel 1990 in “Non Aprite Quella Porta 3” di Claudio Fragasso, Hal Yamanouchi, sempre presente nei post-atomici italiani, Sabrina Siani, bellissima protagonista di “La Dea Cannibale” (1980) di Jesus Franco, “Sangraal – La Spada di Fuoco” (1982) di Michele Massimo Tarantini e “Ator l’Invincibile” (1982) di Joe d’Amato, Isabella Rocchietta, Geretta Geretta, vista in “I Predatori dell’Anno Omega” (1983) di David Worth, “Rats – Notte di Terrore” (1984) di Bruno Mattei e Claudio Fragasso e Demoni (1985) di Lamberto Bava e Donald O’Brien che sarà anche in “Emanuelle e gli Ultimi Cannibali” (1977) di Joe d’Amato, “Zombi Holocaust” (1980) di Marino Girolami, “La Casa 3 – Ghosthouse” (1988) di Umberto Lenzi e “La Setta” (1991) di Michele Soavi.

Anno: ITA 1982

Sceneggiatura: George Eastman (come Alex Carver), Aldo Florio

Regista: Joe d’Amato (come Kevin Mancuso), George Eastman

Cast: Al Cliver, Harrison Muller Jr., Daniel Stephen, Peter Hooten, Al Yamanouchi, Sabrina Siani, Isabella Rocchietta, Donal O’Brien, Geretta Geretta

Durata: 91 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

Aristide Massaccesi, in arte Joe d’Amato (ma in questo film con il nom de plume Kevin Mancuso), confeziona questo film, diretto a quattro mani con il fidato George Eastman (non accreditato) nei primi anni ’80, età che potremmo definire d’oro del post-atomico italiano e che si inserisce nel filone tracciato da altri grandi registi di genere come Enzo G. Castellari, l’iniziatore del filone con i film del 1982 “1990 – I guerrieri del Bronx” e “I nuovi barbari”, Sergio Martino che nel 1983 dirige “2019 – Dopo la caduta di New York” e anche Lucio Fulci con il suo “I guerrieri dell’anno 2072” del 1984; Lo stesso d’Amato dirigerà nel 1983 “Endgame – Bronx lotta finale “.

Anche in questo film sono presenti gli elementi tipici del genere: una società che dopo la guerra atomica è, ovviamente, ridotta in miseria, in un deserto radioattivo (che tuttavia non viene citato) e alla mercè di bande di predoni che si battono una contro l’altra per il controllo della regione sottomettendo i piccoli villaggi di pacifici superstiti ridotti a vivere di sussistenza. In questi eventi si inserisce la storia di Nisus (il sempre sul pezzo Al Cliver) che passa da essere uno dei predoni (ma dal cuore d’oro) a “capo ingegnere” di uno dei villaggi che pare abbia scoperto una nuova forma di energia in virtù dell’incontro con la bella (molto) Maida interpretata da Sabrina Siani.

Questa è la sua unica espressione per tutto il film

Il film vive delle classiche scazzottate, degli assalti di bande di motociclisti e di una sommaria caratterizzazione dell’ambiente per i primi trenta minuti nei quali vengono dette si e no 20 parole. Il protagonosta Nisius incredibilmente cessa di essere tale verso la metà del film dopo che il villaggio passa sotto il controllo di un gruppo armato di armi “avanzatissime” capeggiato da un ex gerarca nazista simile a Donald Pleasance dopo una dieta ferrea e da un guerrigliero un tempo alleato di Nisius e da lui cacciato dopo aver contravvenuto alle regole del gruppo, solo perchè voleva fiondarsi la bella Maida. Il nosto quasi-ex protagonista nonostante sia armato di nulla si lancia a pesce contro gli invasori e nonostante riesca a saltari con un balzo degno del tipo dell’olio Cuore viene irrimediabilmente freddato, lasciando la moglie (la patonza Maida) e la figlia al loro destino. Per un’altra buona mezz’ora assistiamo al ritorno in scena dei dimenticati ex-compagni di Nisius, determinati a spazzare via gli invasori e riscattare la memoria dell’amico morto. I tre amici, tra i quali spicca un mutissimo Hal Yamanouchi dopo aver riconquistato Maida da un pittoresco figuro che si diverte a giocare alla roulette russa (e fino ad allora non era mai morto, contro ogni statistica!) finiscono a spaccare pietre in miniera. Qui capeggiano una rivolta accesa proprio da Yamanouchi (che era stato inspiegabilmente fuori dalle scene fino a quel momento) e dopo una serie di scazzottate che neanche nei peggiori spaghetti-western (risultano quasi cominche le “morti” dei buzzurri) cercano di far ritorno al villaggio. A mettersi sulla loro strada c’è l’ex-compagno traditore Catch Dog che tenta di intrappolarli e di far cadere su di loro una montagna (!) ma viene fregato nel più puerile dei modi, appiccicando ad un cadavere che passava di lì (quel povero cristo non stava davvero facendo NULLA) la sua medaglia.

Il para-nazista Black One (!) contento della (supposta) morte, continua a governare col pugno di ferro ma i nostri eroi hanno un piano tanto diabolico quando idiota per far fuori i temibili guerrieri a guardia: le loro armi sono protette da un fantomatico scudo termico che respinge ogni cosa calda (tipo i proiettili), allora qual miglior modo di attaccarli con armi “fredde”, tipo le frecce? Detto, fatto, lì vicino c’è una tribù di indiani (!!!) anche se io non ricordo dei Sioux in Texas (ah, sì, siamo in Texas, o così almeno capiamo dal titolo americano del film) e convintili con una prova di forza, i nostri ottengono la loro fiducia e il loro aiuto. Segue la scena dell’invasione del villaggio dove vengono riassunti in un paio di scene i generi post-atomico, fantasy e western della vecchia scuola, con stuoli di indiani a cavallo che massacrano guerrieri armati di tutto punto, mentre i buzzurri che paiono usciti da una puntata di Ken Shiro stanno inermi a guardare. Il finale catartico vede la bella protagonista che non si è degnata di cambiare la sua espressione imbronciata per tutto il film riabbracciare finalmente la figlia. In tutto ciò incredibilimente l’asiatico del gruppo NON muore (contravvenendo ad uno dei canoni dell’horror-thriller e che a quanto pare non sia applica al post-apocalittico), ma muore quello morettino simpatico.

“Ma io volevo fare l’uscììììere!! [Cit.]
Diciamo che il film è abbastanza canonoico e in esso Joe d’Amato contrariamente ai suoi precedenti, non contamina il genere con l’horror e con l’erotico-pornografico: ci sono solo un paio di fugaci scene con tette al vento, ma sono funzionali al racconto e non sono mai gratuite. Anche in questo post-apocalittico, come in tutti gli altri (quindi non è solo colpa di d’Amato) mi pongo le stesse domande di sempre: primo, perchè la guerra atomica dona ai personaggi nomi che manco in Fantaghirò? Cioè anche se ci fosse la guerra le persone continuerebbero a chiamarsi John, Linda, Elisabeth, Peter ecc, non Nisius, Maida e sticazzi. Secondo: ma se c’è stata la guerra e tutto è lasciato a se stesso chi produce corrente, chi raffina petrolio? Da dove cavolo saltano fuori tutte le motociclette perennemente col pieno di benzina? Terzo: perchè l’acqua è sempre così scarsa? Voglio dire, suppongo saranno morte milioni di persone, ma i laghi e i fiumi esistono ancora (a parte in Texas, lì c’è sempre deserto). Domande che sono destinate a rimanere senza risposta anche questa volta.

Tra i protagonisti forse il migliore, anche se relegato ad un ruolo di macchietta è Donald O’Brien nella parte del sadico generale nazista, zoppo e con un volto veramente inquietante, mentre tra le protagoniste femminili primeggia ovviamente la Siani che se si degnasse ogni tanto di cambiare espressione non sarebbe male. Ci sono altre gnocchette sparse, tra le quali una che combatte senza reggiseno ma con lacci di cuoio intrecciati al petto rubati da un porno shop fetish che lasciano intravedere tutto.

Scena imperdibile

Due chicche nel film: la prima è quella della “partita” a roulette russa quando il tizio campione del mondo imbattuto, visto il suo avversario sparare in aria e non alla tempia se ne esce con un “Mi stai prendendo per il culo amico?” da cineteca. La seconda è la scena dell’intrusione nel villaggio di un uomo-orso panzone clamorosamente gay che, messa da parte la nonnina trova nel nipote gracilino “carne fresca” per i suoi giochetti e capiamo, nonostante sia fuori scena che si faccia fare dallo sfortunato adolescente un sano soffocone prima di essere brutalmente ucciso. La vecchia avrà la sua clamorosa vendetta a fine film, quando troverà il sopracitato peloso obeso a terra e le sparerà una fucilata in testa.

E’ forse l’intro di un porno gay?

Citazioni

Mi stai prendendo per il culo amico?

In definitiva

Il classico minestrone di d’Amato alla fine risulta guardabile e non ha quasi mai momenti morti e contiene alcune chicche che gli danno qualche punticino in più. Per il livello medio dei post-apocalittici italiani del periodo di sicuro non sfigura.

Valutazione

Regia 5
 Trama 3
Recitazione 3
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo  4,2

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