Flash review (potrebbe contenere spoiler): La noia assoluta. Poi c’è uno che ammazza gente.
Sorority House Massacre, noto in italia come Una Lama nella Notte è un film statunitense del 1986 diretto da Carol Frank. Sia la regista che i protagonisti sono qui alle primissime esperienze e nessuno di loro sarà presente in altri film di rilievo in futuro.
Anno: USA 1986
Sceneggiatura: Carol Frank
Regista: Carol Frank
Cast: Angela O’Neill, Wendy Martel, Pamela Ross, Nicole Rio John C. Russell, Marcus Vaughter, Vinnie Bilancio, Joe Nassi, Mary Anne
Durata: 76 minuti
Recensione & Commento (appassionato)
Il genere slasher è grosso modo un affare semplice: un killer, n persone braccate che cadranno una ad una fino al confronto finale tra bene e male. Questo significa che chiunque potrebbe in teoria cimentarsi con esso ma occorre un minimo di bravura per non scadere nella noia più totale. E’ come un piatto di pasta: chiunque lo sa fare e ci si può accontentare ma se vuoi un piatto di pasta coi controcazzi ti serve uno chef. Rendere attraente una cosa semplice non è da tutti. Ad esempio non è da Carol Frank dirigere uno slasher.
Non è un caso che nè lei nè i cani che interpretano il film faranno mai carriera nel mondo del cinema. Sorority House Masssacre è un film di una noia terribile e questo nonostante duri la miseria di 76 minuti. Questa mattina ho fatto la lavatrice e sul display appare scritto quanti minuti mancano alla fine del lavaggio; quando l’ho guardato mancavano 5 minuti e mi sono detto “vabbè aspetto qui che finisca, sennò poi mi dimentico di stendere”: ecco quei cinque minuti di conto alla rovescia sono stati i più tesi della mattinata. E considerate che avevo appena finito di vedere Sorority House Massacre. Tra la noia, la mancanza di inventiva, la recitazione canina, la tensione allo zero assoluto, la sottoesposizione del 70% delle scene, i comportamenti assurdi dei personaggi e una generare svogliatezza in tutto il film si riduce ad un’immonda schifezza.

Se fai un b-movie ci sta che il film abbia delle soluzioni ridicole e/o sia fatto coi piedi: in quel caso hai un film orribile ma divertente come può essere “Il Bosco 1” (1988) del mitologico Andrea Marfori, questo invece no è proprio brutto, irrimediabilmente noioso e inguardabile.
La storia, come già accennato, è banale: c’è un killer schizzato che evade da un manicomio e semina il panico (non molto in realtà) fino ad arrivare a quella che un tempo era casa sua e dove adesso CASUALMENTE si trova la sorella che aveva già provato ad uccidere anni fa (motivo per il quale è stato internato). Lei ha solo vaghi ricordi di lui che riaffiorano nei sogni una volta che lei si trasferisce nella casa trasformata a confraternita (forse, non lo so, non l’ho capito). Ah scusate lo spoiler sul killer-fratello-della-vittima, ma tanto nel film la cosa viene svelata senza un briciolo di climax quindi non vi rovino nulla. Gli omicidi avvengono sprecando il meno sangue possibile, le vittime muoiono in un secondo anche quando sono accoltellate ad un fianco, lo fanno senza profferire suono alcuno e chiunque nei dintorni si dimentica di loro più in fretta di Bolt a fare i 100 metri, tanto che non si sa se sono più stronzi i ragazzi o il killer che (supponiamo) abbia delle turbe psichiche, poraccio.

Come detto prima SHM non è neanche un b-movie che si rispetti dacchè per esserlo dovrebbe avere i due classici elementi che lo contraddistinguono: sangue (meglio se molto e scaturito da omicidi fantasiosi) e tette (meglio se molte e grandi). Del primo praticamente non se ne vede quasi l’ombra: addirittura alcuni morti ammazzati contro il muro quando vengono trascinati via non lasciano neanche una minima scia di sangue in terra; alcuni addirittura da una scena all’altra non hanno neanche più le ferite, vedi il pirla che stava pomiciando nella tenda (che peraltro scappa via dal killer nudo ma con le scarpe…). Delle seconde suppongo che una minima dose di femminismo abbia impedito alla regista di farne vedere troppe e si limita ad una scena totalmente avulsa dal contesto in cui vediamo le grazie delle protagoniste (non di tutte, la vera protagonista, una pseudo-Ally Sheedy senza carattere non farà mai nulla) che viene messa lì visibilmente in modo forzato quasi a fare vedere che “ehi sono cazzuta ho messo le tette nel film” ma che si rivela un puerile modo di alzare l’interesse dei maschi. Che poi già una scena che parte con “su dai proviamoci questi vestiti” disattiva completamente ogni possibile libido/interesse da parte degli uomini. Un consiglio per le donne-registe: sappiate che l’intro giusta sarebbe stata “hey, andiamo a farci una doccia, ma potresti darmi una mano ad insaponare la schiena?”. Per dire.

Gran plauso alla recitazione della protagonista Angela O’Neill talmente brava che non reciterà più in carriera. Per tutto il film si comporta come la classica emorroide anti-tutto: non si spoglia, non ride, non si diverte, vuole sempre andare a letto presto ed è antipatica come la merda. Nonostante questo sarà, ovviamente, la final girl che ucciderà il killer. Non mi soffermo sul bestiario maschile, che pare vestito con la roba che trovi nel bidone per i ciechi (ma ehi, sono gli anni ’80…), dico solo che tra di essi spicca il sosia di Alex Zanardi.
Ultimo aspetto della menzogna: il poster del film che ci mostra una bella sgancchera è una balla dato che la suddetta non è nel film (magari lo fosse, almeno ci sarebbe qualcosa da guardare…) e la tagline “Chi sopravvivrà all’esame finale?” non c’entra assolutamente un cazzo, non è che se ci sono dei ragazzi in età scolare e ci fai vedere una scena in cui una sta facendo un test allora tutto deve girare intorno agli esami. Eccheccazzo.
Non so per quale motivo, ma qualcuno ha deciso che questo film dovesse avere un seguito ma per fortuna a volte qualcuno di superiore ci mette una mano e i sequel Sorority House Massacre II e Sorority House Massacre III: Hard to Die entrambi nel 1990 saranno messi nelle sapienti mani (sempre pieni di tette) di Jim Wynorski.
Scena imperdibile
Guarda, metto le tette delle tipe perchè realmente, sono le cose meno orride del film. Il che è tutto dire. Con un fucile puntato alla testa potrei dire anche la scena onirica del killer nella sala da pranzo con le bambole-umane sedute al tavolo. Non che serva a molto, comunque.
Citazioni
Vi incollo uno screen della scheda del film su IMDb.com nella sezione “Quotes”, giusto per farvi capire la pochezza del tutto. Notare quale sia la prima in ordine di importanza.
In definitiva
Che dire, un film veramente da schifo, non oso immaginare se fosse durato più di un’ora e un quarto. E’ veramente irritante non vien voglia neanche di scriverne.
Valutazione
| Regia | 1 | |
| Trama | 2 | |
| Recitazione | 1 | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 1 | |
| Voto complessivo | 1,2 |


