#192. Inferno in Diretta (1985)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Un inferno (light)  per giunta in differita…differitissima. Altro che diretta.

Inferno in Diretta, conosciuto anche con il titolo internazionale Cut and Run è un film del 1985 di Ruggero Deodato. Nel cast spiccano i nomi di Michael Berryman, reso famoso dal film “Le Colline Hanno gli Occhi” (1977) di Wes Craven e che lavorerà ancora con Ruggero Deodato in “I Barbari” (1987) e di Gabriele Tinti, già visto in “L’Ossessa” (1974) di Mario Gariazzo, in “Emanuelle Nera” (1975), “Emanuelle Nera – Orient Reportage” (1976), “Emanuelle in America” (1977), tutti di Joe d’Amato, “La Casa dell’Esorcismo” (1975) di Mario Bava, “Caligola: La storia mai raccontata” (1982) di Joe d’Amato, “Non aver paura della zia Marta” (1988) di Mario Bianchi e “Contamination .7” (1993) di Maurizio Laurenti. Viene riproposto anche Luca Barbareschi che era già in “Cannibal Holocaust” (1980) sempre di Ruggero Deodato.

Anno: ITA 1985

Sceneggiatura: Cesare Frugoni, Dardano Sacchetti, Luciano Vincenzoni

Regista: Ruggero Deodato

Cast: Leonard Mann, Lisa Blount, Valentina Forte, Michael Berryman, Richard Lynch, Barbara Magnolfi, Gabriele Tinti, Eriq La Salle, Willie Aames, Richard Bright, John Steiner, Karen Black, Penny Brown, Carlos De Carvalho, Luca Barbareschi

Durata: 90 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

Ovunque online si legge che “Inferno in Diretta” chiude la trilogia dei cannibali di Deodato iniziata nel 1977 con “Ultimo Mondo Cannibale” e proseguita nel 1980 con “Cannibal Holocaust”. Il genere cannibalico nel 1985 era ben lungi dall’essere vitale e, anzi, era in grande declino, se non del tutto morto, lontano dagli sfarzi della fine del decennio precedente. Il capitolo finale del genere può essere indicato con “Cannibal Ferox” (1981) di Umberto Lenzi, mentre il film di Deodato e gli atri due film del 1985 “Schiave bianche – Violenza in Amazzonia” di Mario Gariazzo e “Nudo e selvaggio” di Michele Massimo Tarantini appaiono come gli ultimi sussulti fuori tempo massimo di un genere che era ormai storia. Fu proprio Deodato a recuperare questo sottogenere, inventato da Umberto Lenzi con “Il Paese del Sesso Selvaggio” nel 1972 e fu lui a “cucirselo” addosso, tanto che all’estero fu apprezzatissimo per i suoi sforzi e in Francia è ancora soprannominato “Monsieur Cannibal”.

C’è solo un piccolo problema: questo non è un film cannibalico.

Sinceramente non so chi abbia messo sta storia in giro e se tutti si sono dedicati al copia e incolla selvaggio o se io ho visionato le uniche due versioni senza scene di cannibalismo. Cioè, veramente, al 30′ minuto uno dice, “vabbè adesso arriveranno i cannibali, c’è pure Michael Berryman!”, al 40′ dice “vabbè, un film un po’ lento e noioso ma prima o poi arriverà qualcuno a mangiare”, al 50′ minuto uno è sul punto di perdere le speranze e dopo un’ora uno ha capito che ha perso un’ora della sua vita. Seriamente, cosa pensava di fare Deodato con questo film? E chi afferma che chiude la trilogia cannibalica, ha mai visto un film sui cannibali? Non è che se un film è ambientato nella giungla allora è automaticamente cannibalico, sennò anche Rambo è un film di cannibali.

Deodato ci regala un’ora e mezza tonda tonda di noia mortale, senza scene degne di nota e dove tutto è messo al posto sbagliato, a partire da quello che le locandine sembrano indicare come protagonista, quel Michael Berryman reduce da “Le Colline Hanno gli Occhi” (1972) di Wes Craven che lasciava supporre un trionfo di violenza, morte e sangue. Invece questo qui, che non si sa neanche che ruolo abbia nella storia, ogni tanto ciccia fuori senza fare nemmeno un rumore, sguaina la spada, fa un po’ di polverone e scappa via veloce come era arrivato. C’è anche una colonna sonora completamente sbagliata, che in alcune scene che NON dovrebbero far allentare la tensione sembra quella di un telequiz. C’è un tizio che vorrebbe fare il duro e va in giro con la maglia di topolino.

Non sempre gli eroi indossano il mantello, ma di sicuro MAI indossano una maglietta di Topolino

Ma ancor più clamorosamente c’è una ragazza che all’improvviso sparisce completamente dalle scene senza motivo: Ana. Costei, l’unica ragazza decente nel film se ne sta bel bella nella giungla assieme alla giornalista e al suo cameraman e nella scena dopo non la vediamo più. che si sia attardata? No! perchè poco dopo quando i due reporter incontrano Tommy (alias “maglietta di Topolino”) questi capisce che lei è morta e loro glielo confermano. Credendo di essermi perso qualcosa, visto che alcune recensioni online (probabilmente le stesse che definiscono “Inferno in diretta” un cannibalico) affermano che la donna viene uccisa “dopo essere stata seviziata e orribilmente torturata”, visiono un’altra versione, 7 minuti più lunga, credendo che la scena fosse stata tagliata. Invece no! Cioè, che fine ha fatto? Perchè non ce lo dite, perchè non ci fate vedere cosa le è successo, così magari vediamo qualche scena degna di un horror cannibalico? No, lei è morta in un momento non meglio precisato e chissenefrega.

La stessa Ana si era resa protagonista nella prima parte del film di una scena totalmente avulsa al contesto e piazzata lì per i soliti vecchi motivi durante la quale prima viene violentata dal buon Gabriele Tinti e poi sentendosi, giustamente, sporca, si denuda e si fa una bella doccia. Scena completamente inutile ma dal momento che è lì e ne parliamo possiamo solo dire: complimenti alle terga.

Nulla da obiettare

Ci sono nel film altri personaggi senza motivo come un giovanissimo Eriq La Salle di E.R. in versione pappone che per non dar troppo nell’occhio va in giro lucidandosi l’anellazzo con un panno, con giacca scura e fedora viola indosso sulle ventitrè. Ricompare anche una vecchia conoscenza dei cannibalici, Luca Barbareschi nei panni di un pilota di elicotteri che sembra doppiato da Gigi Sammarchi: ancora un po’ e ci aspettavamo di veder entrare in scena Andrea Roncato con una pasturona di fianco nei panni del buon Loris Batacchi.

Mimetizzarti: lo stai facendo male

Del cannibalico il film, si è detto, non ha nulla, se non l’ambientazione. Non c’è una critica sociale, non c’è sangue, non c’è neanche l’elemento thriller giacchè la trama si rivela una confusa accozzaglia di indagine giornalistica, report e finto poliziesco che non sta insieme neanche con la colla e non ci sono, ovviamente, i cannibali, ma solo un gruppo dei classici indigeni che sanno solo urlare cose a caso. Le uniche scene dove Deodato potrebbe mostrarci un po’ di sangue sono clamorosamente tagliate, come lo squartamento di Vlado dove ci lasciano solo supporre il tutto.

Sembra talco ma non è, serve a darti l’all…ah no scusa…

Ciliegina sulla torta, al minuto 57, dopo aver visto morti ovunque, sentiamo il classico “Mark, c’è qualcosa che non va”. Mo va a caghèr.

Scena imperdibile

Io non vorrei sempre dover scadere nel triviale e fare la parte del classico uomo che guarda solo i culi, ma davvero l’unica cosa decente in 90 minuti di film sono le chiappe che avete visto poco fa. D’altronde cosa aspettarsi da un film di cannibali senza i cannibali?

Lo spettatore medio dopo la prima mezz’ora di film

Citazioni

Tu pensa agli affari tuoi, io sono una puttana!

In definitiva

Un film patetico. Fa ancora più male vederlo perchè alla regia c’è uno che il genere l’ha praticamente quasi inventato. Solo per i fanatici di…non so che genere…

Valutazione

Regia 2
 Trama 2
Recitazione 3
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 2
Voto complessivo  2,2

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