Flash review (potrebbe contenere spoiler): Macchine che esplodono dappertutto e chili di proiettili alla recita di terza elementare.
I Predatori dell’Anno Omega, conosciuto anche come Warrior of the Lost World è un film del 1984 di David Worth. Protagonisti sono Robert Ginty che sarà anche in “Maniac Killer” (1987) di Andrea Bianchi e “Cop Target” (1990) di Umberto Lenzi, Persis Khambatta già in “Megafroce” (1982) di Hal Needham e “First Strike” (1985) di Allan Kulskowski, Donald Pleasence che nella sua lunga carriera reciterà in “L’Uomo che Fuggì dal Futuro” (1971) di George Lucas, “Hallowee – La Notte delle Streghe” (1978) e “1997: Fuga da New York” (1981) di John Carpenter, “L’Uomo Puma” (1980) di Alberto de Martino, “Phenomena” (1985) di Dario Argento, “Sotto il Vestito Niente” (1985) di Carlo Vanzina, “Spettri” (1987) di Marcello Avallone e “Nosferatu a Venezia” (1988) di Augusto Caminito. Una parte anche per Fred Williamson, visto in “1990: I Guerrieri del Bronx” (1982) e “I Nuovi Barbari” (1983) di Enzo G. Castellari, “I Guerrieri dell’Anno 2072” (1984) di Lucio Fulci e “Delta Force Commando” (1988) di Pierluigi Ciriaci.
Anno: ITA/USA 1984
Sceneggiatura: David Worth
Regista: David Worth
Cast: Robert Ginty, Persis Khambatta, Donald Pleasence, Fred Williamson
Durata: 87 minuti
Recensione & Commento (appassionato)
Se il nome David Worth non vi dice nulla, tranquilli, non avete nessun problema. Non voglio espormi troppo sulla sua storia personale, dacchè non ne so molto e perchè online non è che a lui siano riservati fiumi di inchoistro: potrebbe essere nato negli agi di una ricca famiglia dedita al cinema o essere un onesto mestierante che ha cercato di sfondare. Non lo so e non è questo che mi preme sottolineare, ma una cosa è certa: I Predatori dell’Anno Omega è una fantozziana “cagata pazzesca”. Come per ogni film di questo livello vi beccherete una recensione verbosa e abbastanza lunghetta, ma ci sono aspetti del film che vanno sviscerati alla perfezione.
Il film si inserisce nel prolifico filone post-apocalittico che negli anni ’80 vide nascere molti film di successo (Mad Max”, il precursore del 1979 di George Miller e “1997 – Fuga da New York” del 1981 di John Carpenter) ma anche molto ciarpame (tutto il nostro cinema di genre, come il già recensito “2019 – Dopo la Caduta di New York” del 1983 di Sergio Martino) e ci si inserisce dal basso, quasi dalle fogne direi, al punto di risultare comico, nonostante l’intento (suppongo) serio.
La trama del film (che giova ricordare è una coproduzione italo-americana) molto in breve è quella di un “eroe” senza nome nato nel periodo sbagliato e trovatosi in mezzo ad un mondo imbarbarito a cavallo della sua bizzarra motocicletta che dopo un incidente viene curato e accolto da un gruppo della resistenza che gli affibia il compito di salvare un non meglio precisato “scienziato” e poi unirsi a tutta una serie di disadattati per ribaltare il tirannico regime del supercattivo Prossor.
Come potrete ben capire, la fantasia non alberga nella mente di Worth che ha curato anche la sceneggiatura, e l’accozzaglia di luoghi comuni del genere è riccamente ornata da alcune delle scene/soluzioni narrative più risibili e imbarazzanti che la cinematografia di fantascienza abbia mai sfornato. Cercherò di raccontarvi tutta questa serie di boiate in ordine cronologico, conscio del fatto che nulla può spiegare meglio la trama che la successione di scene deliranti cui assistiamo. La parola d’ordine che non mi stancherò di ripetere in questa recensione è “vedere per credere”.
La presentazione del fim e i primi 30 miuti sono da cineteca del peto: in essi vediamo in ordine macchine super tecnologiche (ovvero carretti del ’65 con aculei di plastica e cartone posticci) che si accendono con due pugni sul volante e che ci vengono mostrate con un’inquadratura in stile “Una Pallottola Spuntata” già comica di per se. Ci viene poi presentato il nostro protagonista.
Egli, che non ha nome e che viene interpretato da Robert Ginty, sembra veramente capitato lì per caso: l’attore non ha minimamente il phisique du role ed era certo più azzeccato per una commedia tipo Porky’s a fare il ruolo del venditore di hot dog costantemente perculato. Una sorta di Russel Crowe più bonario e più magro. Da buon duro, lui porta una giacca di pelle, barba trascurata, perchè i fighetti in questo mondo non campano e lui è uno che segue le sue regole. Ma soprattutto è uno che ha una moto con una carenatuta imbarazzante, che in alcune inquadrature sembra un pesce che implora di essere ucciso (vedere per credere) e che ha il computer di bordo più insopportabile della storia: una vocina da bambina bagascia, ripete TUTTO tre volte ed è scurrile come un contadino veneto. Se solo si fosse potuto inserirle nel film, due madonne le avrebbe probabilmente tirate. Ma nel suo piccolo è conunque un computer che preso con le pinze potrebbe essere utile anche nella vita di tutti i giorni: ad esempio quando qualcuno si avvicina troppo urla “PUTTANA, PUTTANA, PUTTANA!”.
Il nostro eroe che, ricordiamo, non ha nome e che risponde alla definizione alquanto pretenziosa di “guerriero”, nel bel mezzo della sua routine quotidiana che lo vede sfrecciare a 12 all’ora nelle strade di una cittadina post apocalittica (che a quanto pare se l’è cavata egregiamente, dal momento che la vegetazione è rigogliosa e ricca di pini marittimi che abbondano nelle coste liguri-toscane) ingaggia duelli con le improbabili tribù nel quale il mondo si è diviso dopo la guerra. Ricordiamo che, come in tutti i film con un eroe tamarro, egli è virtualmente invulneravile ad incidenti, pallottole, cadute e raffreddore. La sua moto super futuristica che lui si limita a cavalcare, dato che tutto è demandato al computer a controllo vocale è in grado di sparare missili terra aria con i quali uccide con sufficienza i temibili (?) motociclisti della Omega, fantomatica organizzazione di questo nuovo ordine mondiale che a quanto pare governa (stranamente) con pugno di ferro e violenza.
In queste scene sono due le cose che saltano maggiormente all’occhio e all’orecchio e da sole garantirebbero a questo film l’oblio eterno: l’audio e gli effetti speciali.
Il comparto audio è l’imbarazzo elevato ad arte. Non ho visionato il film in lingua originale, quindi ciò che dico potrebbe essere riferito esclusivamente all’edizione italiana doppiata, ma qualcuno immagino avrebbe dovuto controllare prima che sta robba uscisse dalla sala di doppiaggio. Il film è praticamente silente e i dialoghi sono stati appiccicati dopo in un surreale semisilenzio, nonostante si sia a cavallo di una moto a tutta velocità con proiettili che volano a destra e a manca. Il nostro “guerriero” (le virgolette sono d’obbligo) anche nelle situazioni di pericolo parla con una flemma che raramente sentiremmo in un uomo qualunque, tanto da sembrare finiti per caso in un documentario sulla natura curato dalle Orsoline: il finto humour del personaggio viene rimarcato con frasi tipo “Brutta giornata” proprio mentre gli si parano davanti mille motociclisti incazzati, “che bel posto” mentre entra in una landa desolata (che non si capisce da dove esca) abitata dai peggio buzzurri (ci arriveremo) o “che meraviglia” detto in un momento qualunque della battaglia. Il tutto con la voce pacata e monotòna di uno che sta sussurrando frasi dolci al proprio figlio mentre lo mette a letto.
Gli effetti speciali sono da conati di vomito isterico: roba che esplode senza motivo e nel modo più deflagrante possibile, manichini cui salta la testa, cofani sparati su marte e perla delle perle: una moto a fuoco che procede lentamente sulle rotelle! Ebbene sì, David “Meritevole” Worth e la sua troupe non hanno badato a spese e in questo film ogni cosa che si muove può esplodere e deve farlo nel modo più teatrale e rumoroso possibile: per questa via vediamo un’auto cadere in un burrone e, ancora a mezz’aria esplodere con una potenza spropositata, con il cofano lanciato probabilmente in orbita su un siluro; idem le moto.
Una volta giunto nella radura, il “guerriero” trova dei dementi vestiti di stracci, i Dorks (nome che il computer non traduce, ma ve lo traduto io, “Idioti”) che ce la mettono tutta a calarsi nel personaggio, pure troppo, e le loro frasi da badass fanno quasi tenerezza, sembrano i bambini di 6 anni che si credono grandi e dicono paroloni tipo “cacca” credendosi i divi del ghetto: i loro “Merda!” e “Yaaaaaaaaa!!!” sono l’apice del loro bagaglio linguistico. Riescono pure a sparare una freccia nella gamba del nostro protagonista che se ne sbatte il cazzo, se la spezza dentro (!!!) nonostante ciò potrebbe provocargli un copioso dissanguamento e reagisce sparando con entrambe le mani, mentre la moto, spinta da una forza che non ci è dato conoscere, prosegue di moto rettilineo uniforme a uno all’ora (la fisica dice che dovrebbe cadere, ma Worth della fisica se ne frega). Così facendo, uccide n-mila idioti che muoiono malissimo in un tripudio di rumorose pernacchie. Sì, perchè le armi nel mondo di Worth fanno delle pernacchie laser e, ovviamente, hanno proiettili infiniti.
E poi, il colpo di genio: il computer di bordo che dovrebbe rilevare tutto (è così bravo che lo si può chiamare pure con un fischio, tipo Supercar) non vede che la moto si sta andando a schiantare a dodicimila all’ora contro un canyon di roccia durissima che, in effetti, fino ad un minuto prima lì non c’era. Dopo un tripudio di polvere vediamo il nostro paffuto eroe steso in una stanza completamente bianca sedato e controllato da un tipo vestito come Gandhi e dal baffone nero dei Village People (il prode Fred Williamson, presenza fissa nei post-atomici).
In quel momento mi sono posto una domanda. Ma il nostro focaccione è lì disteso, con il sangue ancora rosso (quindi fresco), non potevano almeno dargli una pulita? No, l’hanno spogliato COMPLETAMENTE, l’hanno bendato e pseuto-curato ma manco un po’ pulito. Sporcaccioni pervertiti.
Poi ho capito che porsi questioni su questo film è inutile e deleterio, quindi sono andato avanti.
Questi tizi a quanto pare hanno poteri paranormali, dal momento che curano le ferite con l’imposizione delle mani. Ci fanno infatti credere che con il laser riescono a cauterizzare tutte le ferite senza lasciare tracce; che poi il laser sia una torcia infilata nella manica della tunica è geniale (vedere per credere!)
A quanto pare (come ci dicono) il muro che ha colpito il nostro “guerriero” non era un muro vero o proprio (motivo per cui il computer non lo ha rilevato) ma il “muro del’illusione” che si vede ma non si vede, non c’è ma fa un male boia, come un muro vero e solo i “degni” possono attraversarlo.
Un minuto per la sospensione del giudizio.
Appena guarito, il buon “guerriero” fa per andarsenene e in un botta e risposta di 10 secondi viene convinto a restare dalla “bella” (oh, i gusti son gusti e a me questa non piace manco un po’) Nastasia e dalla minaccia di una scarica di proiettili sui coglioni e di aiutare i nostri eroi della “Nuova via” a liberare il padre di lei, capo della setta e unico in grado di mettere fine al dominio di Prossor. Quindi così all’improvviso ci si ritrova un un tunnel sotterraneo e alla frase “Attento ai mutanti” ecco comparire dal nulla sette trilioni di zombi (escono dalle fottute pareti!) che lui convenientemente spaventa con l’ausilio di un lanciafiamme, ovvero con delle fiamme messe di fronte alla telecamera con una tecnica mediata dal film del Principe dell nonsense Renato Polselli “Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento…“. Evitata l’orda mutante dopo essersi nascosti in due dietro un palo, nonostante fossero chiaramente visibili anche ad un cieco, i nostri due si ritrovano in un capannone dell’Ansaldo dove gente vestita di latex prova le coreografie di Garrison. Questa cosa apparentemente fa svalvolare parecchio il “guerriero” dal momento che strattona Nastasia dicendole che “non vuole fare più niente” sebbene abbia solo camminato per dieci minuti. Ma quando lei gli dice “Mi hai dato la tua parola!” lui torna a cuccia, dice “Ok” e riprende a fare il nulla di prima come se niente fosse.
I nostri trovano finalmente il padre di Nastasia, il “professore” e inizia una tediosissima fuga con gli uomini dell’Omega alle calcagne in cui ogni residuo brandello di normalità va a farsi fottere con i cattivi che in dodici e armati di mitra non riescono a centrare nessuno, NESSUNO dei nostri nonostante li inseguano a 3 metri TRE di distanza (vedere per credere!), mentre il nostro dinamico trio, che maneggia le armi come fossero giocattoli (in effetti li sono) e spara come fanno i bambini, muovendo l’arma da destra a sinistra, si rivela cecchino infallibile, ammazzando non meno di un centinaio di guardie, sia a bruciapelo, sia nella mischia e pure a cento metri di distanza, senza mirare neppure. L’unica ferita procurata è quella di un proiettile che prende di striscio alla gamba Nastasia che si accascia che manco Inzaghi ai tempi d’oro e rimane lì mentre gli altri, senza MINIMAMENTE curarsene, padre compreso (vedere per credere!) scappano in elicottero sparando bombe da diversi megatoni con un semplice mortaio.
Secondo colpaccio della sceneggiatura: scopriamo che il dominatore Prossor è nientepopodimenoche Donald Pleasance! Il pover’uomo, reduce dall’abominevole “L’Uomo Puma” (1980) di Alberto De Martino che aveva sancito l’irrimediabile morte della sua carriera, è in condizioni pietose (e non so se solo per esigenze di sceneggiatura): zoppissimo, inquartato più del solito e con un parkinson che non passa inosservato. Ha appena rapito Nastasia che per ricompensarlo gli spara addosso una cosa come otto etti di sputo e la cosa esilarante è che lui prosegue con la scena con gli occhi stralunati mentre la sua faccia cola dappertutto. Che cazzo di schifo.
Ma siamo rimasti al nostro “guerriero” e al “professore” con il primo che viene incastrato dal secondo a dargli una mano per far trionfare la “Nuova via” e lo convince a buttarsi in una gara al massacro con le varie bande criminali della zona. Qui la caratterizzazione dei pulciari raggiunge vette inarrivabili: ci sono gruppetti ciascuno sul proprio mezzo e si annoverano una baldraccona in calze a rete con le stampelle, un’obesa truccata da drag queen che brandisce e smozzica costantemente un pollo arrosto (che verrà pure perculata dal nostro protagonista per questo), una zoccolona con un elmo vichingo rivestito di pelo di giaguaro e un pelo ascellare da far invidia ad un orso, ninja nazisti mezzi neri tra i quali si distingue il sosia di Aristoteles, reso famoso dal film “L’Allenatore nel Pallone”, buzzoni redneck con il classico barbone, nani vestiti a festa che indossano ninnoli ricavati rubando gli stemmini delle auto (specie Mercedes e Volkswagen), tamarri dork che ascoltano musica e parlano con uno slang che più irritante non si può. Non vorrei dire, ma se ho sentito bene ce n’è anche uno che si chiama Grande Spruzzo. La ricca fauna del luogo inizia, senza un motivo e con pretesti futili rubati ai film di Bud & Terence, a menarsi alla grande, con scazzottate che farebbero impallidire un cartone animato, dalle quali emerge vincitore, manco a dirlo, il nostro “geurriero” che si è quindi guadagnato il rispetto di tutti e che ora è pronto a rivoltare l’ordine mondiale.
Lui.
Con dieci deficienti al seguito.
Nel frattempo Prossor lega Nastasia ad un futuristico coso che la priverebbe della capacità di pensare in autonomia (sai che perdita…) per farla diventare un pupazzo sotto il controllo mentale del vile dittatore che maneggia un telecomando con la disinvoltura di un ottantenne che cerca di utilizzare per la prima volta proprio un telecomando (quindi il personaggio è nella parte al 100%) che dà delle scosse a Nastasia (forse) e la fa mezza svenire, non prima di averla fatta sudare quanto un’intera squadra di rugby.
La parte finale del film vede la lotta tra la nostra armata di deficienti e gli uomini di Prossor, particolarmente tediosa, c’è da dirlo, ma che regala alcune perle, come un tizio che si schianta nel bosco accelerando la propria moto alla velocità di curvatura e le classiche auto che esplodono senza motivo. Dopo tutto questo casino di spari e incidenti dove si fatica a capire chi spara a chi i nostri affrontano il veicolo definitivo che sembra uno dei boss di fine livello di Metal Slug: un caterpillar tutto bardato che procede alla ragguardevole velocità di 3 km/h e ha come unica arma tre cerbottane che sputano fuoco (o acqua) ma che si trovano tipo a 10 metri di altezza e che quindi sono assolutamente innocue per le persone. Ciononostante, e considerando anche il fatto che questo “mostro” potrebbe agilmente essere schivato seomplicemente aggirandolo, dato che ci troviamo in una pianura enorme (vedere per credere!) il nostro “guerriero” si lancia senza alcun motivo a tutta velocità con la moto sotto il bestione, cadendo come un pollo ovviamente. La moto è distrutta (gli ultimi sussulti del computer di bordo sono stati accolti dal sottoscritto con infinita gioia e bestemmie gratuite) ma lui scanchera un po’ con dei fili elettrici e piazza una bomba che farà detonare in maniera, ovviamente, devastante il carretto.
Finalmente Prossor viene raggiunto e crivellato di colpi, dato che Nastasia non è che sia proprio stata soggiogata alla perfezione e si rivolta contro di lui e finalmente ce lo leviamo dalle palle.
La vittoria dei nostri è sancita da un discorso del “professore” cui segue uno pseudo concerto tipo Live Aid con addirittura un inno (sentire per credere!) di una insensatezza inenarrabile che pare le canzoncine che si si sentono a Capodanno sul palco di Carlo Conti. C’è pure un tecnico delle luci a dirigere il tutto! (vedere, cazzo, vedere per credere!) mentre i nostri stanno sul palco IMMOBILI e il nostro “guerriero” avvicina Nastasia senza dirle nulla per due minuti.
Colpo di scena finale: il Prossor ammazzato era un cazzo di androide! Vediamo il vero Prossor fuggire con pochi fedelissimi meditare un futuro ritorno per far fuori tutti.
La messa è finita, andate in pace.
Scena imperdibile
Citazioni
Hey, congratulazioni, stai diventando un figlio di puttana!
In definitiva
Un film che si merita alla grande i bassifondi della classifica e che come tale è un godimento assurdo per ogni serata a tema “film di merda”. Fortuna per noi Robert Ginty si è cimentato in altre epopee del brutto di cui “I Predatori dell’Anno Omega” è solo la punta dell’iceberg. Preparate birra dell’Eurospin (meglio dell’Aldi) da quattro soldi, schifezze congelate da cuocere in microonde e tanta buona volontà e accingetevi alla visione di questa perla dell’indecenza a suon di rutti, scorrege e bestemmie, non ve ne pentirete!
Valutazione
| Regia | 1 | |
| Trama | 1 | |
| Recitazione | 0 | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 1 | |
| Voto complessivo | 0,8 |

Non sono più un grande fan delle recensioni iperdescrittive che passano con la rastrello tutto il film (sia da leggere che da scrivere), ma in casi come questo posso fare eccezioni, con continue cazzate improponibili di scena in scena. Se sei dell’umore per polizieschi fantascientifici con la stagnola, viaggi nel tempo a buon mercato e David Carradine (ormai a fine carriera ed ampiamente calato nel modus operandi di recitare come se fosse continuamente alla soglia di un coma etilico) con un braccio cyborg, ti consiglio Future Force e Future Zone.
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Di solito mi lancio delle descrizioni dettagliate solo per film fatti col culo tipo in questo caso. Vedrò di farmi del male con gli ultimi film di Carradine…
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se vuoi farti due risate ci sono le versioni Rifftrax (cioè con commentario comico fatto da professionisti, il vecchio team di Mistery Science Theather 3000, se hai presente) di entrambi. Un assaggio: https://www.youtube.com/watch?v=YvXFDTSZka4&t=5s
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