#196. Lager SSadis Kastrat Kommandatur (1976)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Tutto sto casino per due coglioni?

Protagonisti sono Mircha Carven, che sarà anche in “Candido Erotico” (1978) di Claudio Giorgi, Paola Corazzi che sarà anche in “La Vera Storia della Monaca di Monza” (1980) di Bruno Mattei, Giorgio Cerioni, visto nelle altre nazisploitation “Lager 5: L’inferno delle donne” sempre di Sergio Garrone e “Le lunghe notti della Gestapo” di Fabio De Agostini, entrambi del 1977, Serafino Profumo, interprete anche di “Emmanuelle Bianca e Nera” (1976) di Mario Pinzauti e “Femmine Infernali” (1980) di Edoardo Mulargia e Attilio Dottesio, attore di decine di film di genere, dal peplum, allo spaghetti western al poliziottesco.

Anno: ITA 1976

Sceneggiatura: Sergio Garrone, Vinicio Marinucci

Regista: Sergio Garrone

Cast: Mircha Carven, Paola Corazzi, Giorgio Cerioni, Giovanna Mainardi, Serafino Profumo, Attilio Dottesio, Patrizia Melega, Almina De Sanzio, Matilde Dall’Aglio, Agnes Kalpagos

Durata: 91 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

Nella seconda metà degli anni ’70, l’interminabile fantasia (e aberrazione) di alcuni registi italiani sviluppò un nuovo sottogenere imparentato con l’explotation, quello della nazisploitation. Nonostante il precursore del genere non sia italiano, ma sia il film “Camp 7 – Lager femminile” (1969) di Lee Frost e nonostante glie esempi più famosi di nazisploitation siano i film della serie di Ilsa (“Ilsa, la Belva delle SS” del 1975 e “Ilsa, la Belva del Deserto” del 1976 di Don Edmonds e “La tigre del sesso” del 1977 di Jean LaFleur), sono stati i nostri registi che hanno sfruttato tutto lo sfruttabile e fatto diventare questo sottogenere uno dei “nostri” generi. Il periodo d’oro della nazisploitation italiana copre grosso modo un quinquennio  e può dirsi praticamente concluso con “Holocaust 2 – I ricordi, i deliri, la vendetta” (1980) di Angelo Pannacciò.

Dove si pone quindi il nostro Segio Garrone con il suo Lager SSadis Kastrat Kommandatur? La risposta a questa domanda è “nello scarico del lavandino”. Sono essenzialmente due i capisaldi della nazisploitation: carcerieri/e nazisti/e assolutamente disumani/e e quindi torture di ogni genere e prigioniere nude, nudissime, che spesso e volentieri, tra una tortura e l’altra, si concedono dei piaceri con uomini e donne. Ovviamente sono cose senza un briciolo di senso, ma questo è il cinema di genere, prendere o lasciare. Garrone cicca clamorosamente praticamente su tutta la linea.

Le donne ci sono, sono parecchie, e spesso sono nude, ma si comportano più come ragazze in gita che come prigioniere che stanno per diventare cavie dei sadici nazisti: salvo alcune di loro, a ragione preoccupate della loro condizione (e per questo finiranno immediatamente al macello), le altre fanno le dive del ghetto e per ragioni a noi sconosciute, conducono la loro vita in un (relativo) benessere nel campo di prigionia. La trama in film del genere è una cosa assolutamente accessoria, ma Garrone vuole strafare e ci mette pure un canovaccio di storia di amore improbabilissima tra un sergente tedesco (che di ariano ha proprio poco) e una donna ebrea del quale il soldato si innamora istantaneamente, la prima volta che la vede.

Il reparto torture è un autentico buco nell’acqua: non si vede nulla, non c’è sangue, gli aguzzini sono quanto mai svogliati e le prigioniere accettano passivamente senza poi opporre tutta questa resistenza. Ma il top dell’indecenza lo ritroviamo nel “cuore” della trama, ovvero la condizione del colonnello Von Kleiben. Egli ricorda le sue scorribande in terra di Russia, quando dopo una battaglia trovò una ragazza impaurita e la stuprò: lei lo ringraziò con un ciuccione conclusosi con una fantastica evirazione a morsi. Per questo sullo sfondo delle classiche torture e esperimenti condotti per creare la vera razza ariana (ma uomini e donne sembrano tutto tranne che tedeschi), il colonnello cerca un giovane rampante e virile per un’assurda operazione di trapianto di testicoli. Per esercitarsi, il dottore del campo, il chirurgo ebreo Abraham/Steiner (ebreo sì, però visto che serve per le palle del colonnello va bene lasciarlo in vita) viene costretto ad operare dei trapianti di ovaie tra donne e nonostante i 346987 fallimenti alla fine viene pure convinto ad operare il colonnello e guarda un po’ stavolta l’operazione funziona. Il donatore, il povero sergente tedesco andrà giù di testa perchè non riuscirà più a farsi la sua cara Mirelle e inizierà una vendetta che si concluderà con la morte non solo del colonnello, ma anche di un numero imprecisato di nazisti. Il brutto è che muore pure lui e la sua bella, quindi il film alla fine è tragico oltre misura (e sì, muore pure il chirurgo ebreo, suicida).

Il problema è che sarebbe stato tragico anche con un lieto fine: si registrano due abbiocchi da parte mia durante la visione, sia per la mancanza totale di tensione, sia per la recitazione da quadrupedi degli attori, soprattutto della macroimpostata dottoressa non-mi-ricordo-il-nome che dovrebbe essere la teorica alter ego delle eroine sadiche degli altri film nazi. Completano il quadro un trucco inguardabile (la scena della donna che viene prima “bollita” e poi congelata è da arresto per oltraggio alla decenza per come è realizzato il ghiaccio che si forma, peraltro istantaneamente, sul di lei corpo), attori scelti a caso, tra i quali un tizio che assomiglia a d’Annunzio e che di ariano ha poco poco e soluzioni visive risibili, soprattutto nella scena del trapianto dei testicoli (vedi scena imperdibile).

Incredibilmente questo film è stato inserito nella lista dei “video nasty“, una serie di pellicole che nel Regno Unito furono censurate per la loro violenza. Mi chiedo se qualcuno abbia visto questa roba prima di bandirla, perchè torture ce ne sono poche e fatte male e il tutto fa più pena che altro. A parte che tra i film banditi c’è anche “L’Ultimo Treno della Notte” (1975) di Aldo Lado e questo spiega tutto.

Scena imperdibile

Allora Garrone, famo a capisse: tu sei un uomo, io pure e molti di quelli che hanno guardato questo film al cinema suppongo fossero uomini. Ora, ho capito che volevi far vedere che il donatore di coglioni era uno “con le palle” (scusate l’atroce gioco di parole), ma non mi puoi spacciare due cipolle sottaceto per due testicoli, dai. Ma te le sei mai viste le palle? Hai visto quanto sono grosse? No, chiedo perchè se ce l’hai così, allora è un problema. Che, ce stai a cojona’? Ci perculi?

Citazioni

 

In definitiva

Da vedere solo per i maniaci della nazisploitation e anche per loro sarà una tortura perchè è un film fatto con i piedi in cui ogni scena è girata con il freno a mano. Non è neanche abbastanza brutto da risultare godibile, è solo brutto e noioso. E dura pure un’ora e mezza.

Valutazione

Regia 1
 Trama 1
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo  1,0

2 risposte a "#196. Lager SSadis Kastrat Kommandatur (1976)"

  1. la locandina mi ha fatto pensare questo fosse un titolo alternativo per Achtung! The Desert Tigers, il film di nazisploitation che notoriamente si crede abbia fatto ritirare dalla recitazione Richard Harrison (nonostante dica fosse il trattamento ricevuto da Godfrey Ho che riusò il suo footage come ninja ben oltre i film previsti dal contratto). 😦

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