#198. Two Thousand Maniacs! a.k.a. 2000 Maniacs (1964)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Stereotipi dei confederati del sud serviti in un bel lago di sangue

Two Thousand Maniacs! noto anche come 2000 Maniacs è un film del 1964 di Herschell Gordon Lewis. La protagonosta è l’ex Playmate Connie Mason, già presente in “Blood Feast” (1963) sempre di Lewis, film che vide la partecipazione anche di William Kervin, uno degli altri protagonisti, che collaborerà con Lewis in in “Boi-n-g” (1963). Jeffrey Allen sarà invece presente in un altro celebre film di Lewis, “Something Weird” (1967), mentre Ben Moore in “She Freak” (1967) di Byron Mabe; Shelby Livingston fu in “Nude on the Moon” (1961) di Raymond Phelan e Doris Wishman mentre Jerome Eden sarà in “Color Me Blood Red” (1965) sempre di Lewis.

Anno: USA 1964

Sceneggiatura: Herschell Gordon Lewis

Regista: Herschell Gordon Lewis

Cast: Connie Mason, Shelby Livingston, William Kerwin, Jeffrey Allen, Gary Bakeman, Ben Moore, Jerome Eden,  Stanley Dyrector, Linda Cochran, Michael Korb, Yvonne Gilbert, Vincent Santo

Durata: 87 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

Se Herschell Gordon Lewis è chiamato “Godfather of Gore” ci sarà un motivo. Lungi dall’essere un regista raffinato e consapevole del “taglio” dei suoi film, puri esempi di exploitation da grindhouse, fu lui che creò il genere dello splatter come lo conosciamo con il suo “Blood Feast” del 1963 nel quale il sangue abbonda, anche se ovviamente non quanto ce ne aspetteremmo in un’opera splatter moderna, tanto da far rabbrividire la critica dei tempi, che lo reputava un film decisamente inaccettabile e di pessimo gusto. I fan di Lewis in seguito indicarono “Blood Feast” come il primo capitolo della cosiddetta “Trilogia del Sangue” che include il film di oggi, “Two Thousand Maniacs!” e “Color me Blood Red” (1965).

Con 2000 Maniacs di sicuro Lewis spinge ancora sull’acceleratore e vediamo tutta una serie di torture che tanto seguito avranno nella cinematografia gore degli anni (decenni) a venire e soluzioni narrative (che diventeranno presto cliché del genere) che saranno ripresi a piene mani nella produzione di horror sanguinolenti fino ai giorni nostri: è impossibile non accostare l’immagine del sudista fanatico, brutto, sporco, ignorante e cattivo tratteggiata da Lewis a quella dei protagonisti di, ad esempio, “Texas Chainsaw Massacre” (1974)  di Tobe Hooper, a noi noto come “Non Aprite Quella Porta”; è impossibile accostarsi al genere del torture porn dei primi anni del millennio senza prendere in considerazione le torture che si vedono nei film di Lewis ed è incredibile che tutti questo sia stato fatto negli anni ’60, quasi un decennio prima della affermazione definitiva del sottogenere e nel pieno del periodo dell’horror gotico, reso celebre oltre oceano dai film della inglese Hammer e da “La Maschera del Demonio” (1960) di Mario Bava.

La storia alla base del film è quella di una piccola cittadina nel profondo sud dove si sta festeggiando il centenario della fine della guerra di secessione e nella quale vengono invitati, con l’inganno, sei yankee, ovvero sei “nordisti” come “ospiti” per due giorni di festa e rievocazione. Il fatto che i sudisti abbiano perso la guerra e che, come si scoprirà in seguito, Pleasant Valley fu completamente spopolata dai bianchi in una missione punitiva, non promette nulla di buono e il sindaco della cittadina assieme ai suoi due tirapiedi e gli abitanti tutti (i 2000 maniaci) escogitano ogni forma di tortura per “vendicare” i loto antenati. La cittadina di Pleasant Valley viene dipinta come abitata da un manipolo di bianchi razzisti, guerrafondai, primitivi e proni alla violenza facile, non in grado di chiudere con il passato, finti accoglienti pronti a voltare la faccia solo per soddisfare i loro istinti primitivi, fannulloni e suonatori di banjo. Vi ricorda qualcosa?

Certo, non si può dire che 2000 Maniacs sia un lavoro d’autore: è il classico esempio di b-movie a basso budget (in realtà in questo caso un po’ maggiore del solito) che poteva andare bene come intrattenimento da drive-in o come film della mezzanotte, ma è sicuramente un opera imprescindibile per ogni amante del genere horror. La recitazione è dilettantesca e oltremodo impostata, la fotografia e l’audio (dio mio, l’audio!) sono di bassissima lega, le inquadrature spesso scentrate, il ritmo della narrazione è tutt’altro che serrato e la tensione è a livelli bassissimi, al limite dell’inesistente, ma ciò che interessava a Lewis era impressionare con il sangue e le mutilazioni, nel pieno degli stilemi dell’explotation e, a giudicare dalle recensioni e dalle critiche ricevute, centrò in pieno il suo obiettivo. Da buon precursore del genere horror-erotico o comunque horror con belle donnine disinibite giusto per tirare qualcuno in più in sala, Lewis butta nel cast nuovamente Connie Mason, splendida Playmate già protagonista di “Blood Feast”: sarà vestita per tutto il film, ma gli ometti del 1964 la conoscevano già dalle pagine di Playboy e solo il nome era una garanzia.

…tanto per dire…

Le varie uccisioni e/o torture sono quanto mai ingegnose e, se fossero state realizzate con qualche mezzo in più, sicuramente saremmo a parlare ancora oggi di 2000 Maniacs come di uno dei film più cruenti mai visti: vediamo uno squartamento (nel senso etimologico del termine) che non è una novità ma un’antica tortura non più in uso da svariati secoli, per la quale lo sfortunato viene tirato da quattro cavalli ognuno legato ad un arto fino, appunto, a dividerlo in quattro parti, quindi il rotolamento giù da una collina in un barile pieno di lunghi chiodi, lo spiaccicamento con una pietra e la mutilazione di un braccio. Le scene non vengono mai mostrate per intero e il montaggio stacca più volte per sorvolare sui momenti più crudi (siamo comunque ancora nel 1964!), ma il sangue è sempre copioso e ricopre i malcapitati vittime dei burini.

Proprio quando il film si avvia alla fine arriva l’inaspettato colpo di scena: Lewis butta nella storia il soprannaturale e quando i due superstiti raccontano tutto ciò che è successo alle autorità e tornano sul luogo del misfatto si accorgono che non esiste più: come spiega lo sceriffo, Pleasant Valley ERA una cittadina che si trovava da quelle parti ma tutti i suoi abitanti furono massacrati al tempo della guerra di secessione: tutti i fatti accaduti a Tom e Terry, pur essendo stati reali, sono avvenuti in una sorta di realtà parallela. Nel finale del fil vediamo Rufus e Lester discutere sul “prossimo centenario” e Harper uscire dalle sabbie mobili nelle quali era morto: i cittadini di Pleasant Valley sono in realtà tutti dei fantasmi, probabilmente i fantasmi dei cittadini morti un secolo prima, che vagano in attesa del prossimo centenario per escogitare un’altra vendetta.

L’inaspettato twist coglie assolutamente di sorpresa lo spettatore e lascia intendere che la “maledizione” è tutt’altro che finita, ma la scena conclusiva è in realtà quella di un lieto fine, con Tom e Terry che sembra si costruiranno una vita insieme, rassicurando lo spettatore.

Scena imperdibile

 

Citazioni

 

In definitiva

un film decisamente da vedere per chiunque apprezzi l’horror e, ovviamente, lo splatter. Herschell Gordon Lewis è sinonimo di “qualità” se volete produzioni a buon mercato e 2000 Maniacs è uno dei capisaldi e iniziatori del genere. Per carità, mettendosi alla visione ci sarà da sorvolare su parecchi aspetti, ma è indubbio che l’opera ha un’importanza cardine nella storia di una certa cinematografia.

Valutazione

Regia 7
 Trama 3
Recitazione 3
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 5,0

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...