Flash review (potrebbe contenere spoiler): Non guardatelo se amate gli animali
Anno: ITA 1962
Soggetto: Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara
Regista: Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara, Franco Prosperi
Cast: –
Durata: 108 minuti
Recensione & Commento (appassionato)
Mondo Cane è universalmente considerato il “padre” dei Mondo Movie, un sottogenere dell’exploitation che si mescola con il documentaristico, nato, come molti sottogeneri in quei decenni, in Italia. Le caratteristiche tipiche dei Mondo Movie (quelli veri, fatti bene) sono quelle di mostrare, sia in chiave documentaristica o pseudo-tale, sia in chiave critica, sia in chiave più marcatamente disgustosa (un disgusto però non fine a se stesso, ci arriviamo) le enormi differenze tra il mondo “civilizzato”, occidentale e bianco e i vari paradisi/inferni tropicali, le differenze tra i “selvaggi”, i loro riti e la loro cultura e la cultura ormai decaduta dell’Occidente e le contraddizioni all’interno dell’Occidente stesso, tra una società lanciata verso il futuro e i vecchi riti e le vecchie tradizioni che in aree periferiche sanno ancora di medioevo.
Mondo Cane ha l’incredibile capacità di unire la potenza delle immagini alla crudeltà della critica sociale, grazie ad un commento fuori campo della voce spesso beffarda di Stefano Sibaldi che espone e commenta le scene ponendo spesso domande o avanzando impliciti quesiti che fungono da monito e sprono per lo spettatore, invitato ad interrogarsi su di se, sui suoi comportamenti, sulla società di cui fa parte, di come essa lo plasmi e di come per mezzo di essa si convinca di appartenere alla parte “buona” del mondo.
Il film vive sull’alternanza di scene tra il mondo “civilizzato” e quello “barbaro”, tra credenze barbare ritenute tali e credenze altrettanto barbare prospettate come accettabili, tra come dalla barbarie degli “incivili” discenda la tradizione culturale “rispettabile” della nostra società. Il confine tra condanna e assoluzione, tra accettabile e inaccettabile viene costantemente spostato durante la narrazione e un ruolo fondamentale in tal senso assume proprio il ruolo del narratore che spesso si fa domande con un’ingenuità che cela a malapena critica e condanna. Aldilà della truculenza delle scene che sia per chi vi scrive sia per molti altri sono disgustose e fanno male all’anima, il senso del film è molto più che banalmente far rabbrividire e disgustare lo spettatore, come faranno i vari “figli” di Mondo Cane che si ridurranno negli anni a meri collage di scene di violenza allucinante senza nessun senso. Spesso accade (guarda un po’) che le scene che danno più fastidio sono le uccisioni degli animali, non delle torture umane, come se l’uomo vivesse con una colpa atavica, con la consapevolezza di essere una bestia, tale per cui uccidere un altro uomo pare meno tragico che uccidere un animale, come se con quella morte ci si lavasse in parte via quella colpa irrazionale.
In Mondo Cane vengono esaminati ogni tipo di credenze e usanze e la domanda che viene implicitamente posta allo spettatore è “cos’è accettabile?”. E’ accettabile ingozzare un animale fino a farlo morire? E’ accettabile farlo su un’oca? E’ accettabile farlo se questo porta sulle tavole della “civiltà” che conta il miglior foie gras? E’ accettabile una donna magra in una tribù nelle isole Bismarck? E’ accettabile una obesa nel mondo Occidentale? E’ accettabile dover far la dieta per dimagrire mentre ad Hong Kong per la fame non si può ingrassare perchè nonostante l’abbondanza di cibo i prezzi sono ritenuti alti? E’ accettabile ritenere onesti prezzi esorbitanti per mangiare le stesse cose a New York? Il film è tutta una catena: ogni scena è legata alla precedente e alla successiva riprendendo ogni volta un aspetto e approfondendolo sotto un’altra luce, solitamente alternando i 4 macro-temi uomo, natura, uomo moderno e uomo primitivo.
Rilevantissima nel film, nonostante le tematiche trattate, è l’uso della colonna sonora, mai fuori posto, con pezzi sempre azzeccati a firma di Nino Oliviero e Riz Ortolani (un autentico mostro sacro delle musiche).
La scena finale, che rappresenta una sorta di beatitudine nella credenza, un comportamento che a noi appare stupido (quello di lodare un aereo e sperare che uno di essi si posi a terra e venga a restituire alla gene le anime dei defunti) dovrebbe far riflettere sulle credenze Occidentali e sulla beatitudine che deriva dalla cieca fede, già criticata nelle scene dei flagellanti. Con la fede tutto è buono e tutto e accettabile, ma non è la sola fede religiosa che ci fa dormire sonni tranquilli. La fede nella società che ci siamo creati, nei valori che ci siamo dati, in come abbiamo creato un muro tra “noi ” e “loro”, tra noi civili e i barbari che sbudellano dei poveri maiali ingozzandosi per tre giorni per poi quasi digiunare per cinque anni, quando siamo noi che sgozziamo migliaia di animali per ingozzarci anche quando non vorremmo per poi buttare via tutto quello che è rimasto. Noi amiamo stare in questo nostro mondo pieno di contraddizioni che accettiamo quando ne abbiamo bisogno e rifuggiamo quando ci destabilizzano, noi che lasciamo che tutto ciò che adesso reputiamo incivile rimanga confinato al di fuori della nostra società. Noi che accettiamo il frutto della nostra bestialità solo se confezionato in modo asettico, senza sangue e trasformato, privato della sua natura animalesca che tanto ci attrae ma tanto ci ripugna, noi che odiamo i serpenti le formiche e le locuste ma siamo disposte a mangiarle in ristoranti di lusso se rese “innocue” e diverse, noi che ammazzeremmo tutti i serpenti ma non riusciremmo mai ad uccidere un pulcino, noi che consumiamo tonnellate di pollo e maiale. Noi che siamo i polli e i maiali che ce ne stiamo beati e comodamente ignoranti nel nostro “mondo cane” e che alla fine dei 100 minuti ci volteremo nuovamente dall’altra parte e ricominceremo la nostra vita assurda e contraddittoria.
Scena imperdibile
Citazioni
Oggi c’è stata l’ultima vittima. In queste acque un ragazzo di dodici anni è stato divorato da uno squalo. Oggi i pescatori di Raiput rinunciano alla preda, la restituiscono al mare con un riccio velenoso conficcato nella gola. Soffrirà almeno una settimana prima di morire.
Migliaia di uova che non si schiuderanno mai ricoprono ovunque la superficie degli atolli. Sono uova di gabbiano, di storno, di sula; uova sterili, già morte prima ancora di essere partorite. L’uccello marino è andato a cercarsi il cibo, ma ogni sera da anni torna puntuale a covarle. Non sa che l’atomo ha ucciso in lui il seme della vita.
A Strasburgo, nota come la capitale del foie gras, oltre mezzo milione di oche subiscono ogni anno questo trattamento. Poiché il loro fegato per ammalarsi e quindi ingozzarsi fino a raggiungere il peso desiderato dagli allevatori richiede una forte super-nutrizione, il personale specializzato riesce a ingozzarle ogni giorno, seppure ricorrendo a qualche insistenza, una tale quantità di cibo che l’oca più ingorda del mondo se lasciata a se stessa riuscirebbe a smaltire sì e no in una settimana. Fino a qualche anno fa, per evitare che questi pennuti sprecassero calorie con un moto eccessivo, si usava inchiodare le loro zampe sopra un’asse di legno. Ma oggi, grazie a queste piccolissime gabbie e grazie soprattutto all’imbuto, si può ottenere la stessa quantità di foie gras con questo sistema più umano e civile.
A questa donna hanno ucciso il bambino. Ora deve allattare un piccolo maiale al quale è morta la madre. Così vuole la legge dei Chimbu nel cuore della Nuova Guinea. C’è ancora un luogo su questa Terra dove tra la vita di un bambino e quella di un maiale la scelta è mostruosa.
In definitiva
Valutazione
| Regia | 8 | |
| Trama | 8 | |
| Recitazione | – | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 8 | |
| Voto complessivo | 8,0 |
