#208. Return to Sender (2015)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Lo Zero cinematografico

Return to sender è un film del 2015 di Fouad Mikati.

Anno: USA 2015

Soggetto: Patricia Beauchamp, Joe Gossett

Sceneggiatura: Patricia Beauchamp, Joe Gossett

Regista: Fouad Mikati

Cast: Rosamund Pike, Shiloh Fernandez, Nick Nolte, Camryn Manheim, Rumer Willis, Ileana Daouglas

Durata: 95 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

C’è una cosa che accomuna i diversi servizi di streaming come Netflix, Prime Video o simili: il parco titoli per ciò che riguarda i film. Aldilà di qualche cult o qualche titolo di nome il resto è un mare di produzioni, spesso fatte in casa (nel senso prodotte da Netflix, Amazon o chi per essi), che tentano di scimmiottare quel film o inserirsi in quel filone e il 101% delle volte il risultato è pura cioccolata fumante. Un’altra cosa che accomuna questi servizi (a questo punto penso proprio che è una cosa che condividano) è l’incapacità di dare una descrizione del film in oggetto. E non solo, non si è neppure in grado di azzeccare il genere.

Così succede che, spinto dal volere popolare (la mia morosa che cerca di venirmi incontro con titoli che strizzano l’occhio al thriller e io le vengo incontro senza proporle film troppo estremi) mi accingo a vedere Return to Sender, etichettato come thriller psicologico e venduto come la storia di una donna che dopo essere stata stuprata medita una vedetta orribile.

Adesso, se io vi dessi solo queste informazioni cosa pensereste? Prima di tutto se vi dico thriller, immagino penserete ad un titolo con un minimo di suspence (notare bene che “suspence” era uno dei tag affibbiati a questo film) e il sottogenere psicologico dovrebbe far pensare ad un film che coinvolge non tanto con la paura fine a se stessa, ma quel vago senso di malsano e di morboso, qualcosa che dovrebbe far provare un minimo di angoscia per i meccanismi subdoli con i quali si svolge la storia. Infine quando si legge di “stupro” e “vendetta” è impossibile non pensare ai rape and revenge, un genere “creato” nei primi anni Settanta e che ultimamente ha riscosso di nuovo un discreto successo: basti pensare al rilascio di “I Spit on Your Grave” (2010) di Steven S. Monroe, remake di “Non Violentate Jenneifer” (1978) di Meir Zarchi.

Perfetto. Questo film, metaforicamente parlando, vi mette davanti agli occhi una caramellina appesa ad una lenza e quando voi cercate di prenderla vi prende e ve lo sbatte allegramente nel bagagliaio lasciandovi pure con una sonora pernacchia.

Nel cinema ci sono diverse cose che mi irritano parecchio, come la moda dei remake e dei reboot, la mania di appioppare ai film titoli che rimandano ad altri film di successo con cui non condividono una cippa (chi ha titolato “Se mi lasci ti cancello” l’originale “Eternal Sunshine of the Spotless Mind” sarebbe da rinchiudere) tutti i film che iniziano con “Quel” o “quella” o loro variazioni, ma soprattutto mi stanno sulle palle i registi che credono seriamente di fare cinema, magari con un cast che annovera anche qualche nome e che pensano davvero che il loro prodotto meriti una visione. Perchè c’è una enorme differenza dal fare un film con i piedi, senza mezzi, di livello quasi amatoriale (non dimentichiamoci di perle come “Il Bosco 1“, “La Croce dalle Sette Pietre” o più recentemente i film di Federico Saltarelli) e rifiutarsi di dirigere un film o farlo per procura.

In quest ultimo calderone rientra a pieno titolo Return to Sender, uno dei film che più mi ha fatto incazzare negli ultimi dieci anni, perchè davvero non si spiega il motivo di definirlo un thriller psicologico, tanto meno definirlo un film. La storia è raffazzonata e copiata ovunque, i dialoghi sono di una stupidità che rasenta l’idiozia, abbiamo una protagonista al quale si augura secondo dopo secondo che venda presa a badilate nei denti da quanto è insopportabile e stronza, abbiamo una serie di eventi sconnessi e che non seguono alcuna concatenazione di causa-effetto.

Abbiamo anche un Nick Nolte in versione Babbo Natale, che è l’unica cosa che mi ha fatto fare pace con me stesso, pensando a come possa essersi sentito a recitare in un aborto de l genere, ben conscio che comunque anche lui ha le sue colpe per aver prestato il proprio faccione ad una pantomima del genere.

La storia, già ben riassunta precedentemente, è quella di Miranda che frigida come non so cosa e con un odio verso il mondo paragonabile solo alla stupidità della sua espressione accetta dopo mesi un appuntamento al buio con un amico della collega infermiera. Ma a casa si presenta un ragazzo che, si scoprirà presto, non è quello vero, ma uno dei camerieri della tavola calda dove Miranda va abitualmente, ossessionato (non chiedetemi perchè) da lei. Non appena lei gli intima di andarsene, lui chiude la porta a chiave e la violenta, lasciandola esanime in cucina. La polizia arriva in fretta a lui, lo incarcera e fin qui la storia potrebbe essere anche non dico da oscar ma quanto meno decente. Poi inizia il delirio totale.

Miranda, che aveva come obiettivo quello di diventare una chirurga, dopo lo stupro inizia ad avere i tremori alle mani e si accorge che non potrà mai operare, quindi inizia ad avere una corrispondenza con il suo stupratore, William e inizia ad andare regolarmente a trovarlo in prigione, dice lei perchè non sarebbe da lei mettersi a piangere e chiedersi il perchè di quanto successo.

Inizia a vestirsi anche sempre più provocante (per quanto possa essere provocante l’attrice che, a mio modesto parere, con il grugno altezzoso e contemporaneamente stranito e musone che si ritrova, non mi attizzerebbe neanche se avesse una sesta e me la sbattesse in faccia, parere personale) e sembra che voglia addirittura diventare amica del suo aguzzino.

Nel bel mezzo ha modo di incazzarsi con quella che le deve vendere la casa (lei voleva trasferirsi) perchè nessuno la vuole comprare, arrivando pure a farglielo pesare dicendole robe del tipo: beh io voglio comprare la casa nuova e non riesci a vendermi la vecchia, come faccio? Cara la mia testolina di cazzo, così funziona il mondo, non è che solo perchè tu vuoi vendere la tua catapecchia e prendertene una nuova tutti sono lì a fare la coda e a regalarti soldi.

Non ho ancora citato il suo carattere, ovviamente, che la rende una delle protagoniste più detestabili della storia: odia l’umanità, è sgarbata, musona e non ride MAI, è allergica al contatto umano, anche solo ad essere sfiorata, deve perennemente disinfettare tutto e non tocca niente che non sia suo (cosa che in questo 2020 in realtà sembra anche normale, ma il film è del 2015). Insomma una gran cagacazzo e questo spiega il mio astio nei suoi confronti e il desiderio che magari suo padre le tiri una trave in testa.

Ah, sì, il padre è il già citato Nick Nolte, gonfio come un’otre, che fa compassione per quanto la figlia possa essere uscita così a merda. Volete un altro esempio? Il cane di lui un giorno per difendere casa le salta APPENA addosso, scucendole il suo vestito di merda da due euro comprato dai cinesi e lei inizia a meditare vendetta e finisce che un bel giorno quando il padre non c’è, dà da bere del paraflu al povero animale che muore. Cioè, si può essere più troie di merda di così???

Il top lo raggiungiamo con la parte finale del film (P.S. la prima ora vi farà chiedere che cazzo di genere fi film stiate guardando, non si capisce proprio dove voglia andare a parare e come voglia arrivarci) nella quale lei inizia a frequentare William dopo che è uscito di prigione e lo invita pure a casa per sistemarla, così da renderla più appetibile per la vendita. Lui da uomo troglodita imbecille, accetta, senza sospettare che magari se una che hai stuprato si rivela così disponibile forse qualcosa sotto c’è, genio del menga.

Insomma lei lo porta nel seminterrato e qui mi sono detto che sarebbe iniziata la fase “revenge” del rape and revenge, pur non essendo il film accreditato come tale (e a quanto ho avuto modo di leggere online nessuno di quelli che l’hanno commentato hanno la minima idea dell’esistenza del sottogenere rape & revenge, dato che ritengono la storia “originale”), ma ci sono parecchie cose che stonano:

  1. Come suggerito dal padre, Miranda avrebbe dovuto lasciar perdere William, e ciò avrebbe reso l’anima “rape and revenge” del film più sensata. Mai visto in un film del genere che la vittima diventa amica degli stupratori intrattenendo con loro mesi di incontri.
  2. La vittima in una rape and revenge è una donna con la quale dovremmo identificarci, dovremmo fare il tifo per lei e dovrebbe portarci a farci pensare alla sua vendetta come qualcosa di “giusto”. Ecco, qui è il contrario. Miranda è talmente una spina nel culo che si spera solo che qualcuno la sbatta in prigione per canicidio (se lo meriterebbe, la stronza) e sinceramente non si tifa MAI per lei. Inoltre le fantomatiche “torture” manco si vedono e non si vede neppure l’agonia di William. Lui è una merda d’0uomo ma il regista non si ferma neanche un secondo sul creare un’atmosfera che ce lo faccia odiare ancora di più, anzi.
  3. Il finale è tronco e tirato via, marchio di fabbrica di ogni film del cazzo

Eh si, nel finale lei si riappacifica col padre dicendogli che non vedrà più William lasciandoci intendere (perchè ovviamente il regista non ci fa vedere un cazzo di niente) che l’ha ucciso. Schermo nero e titoli di coda.

Avete sentito suspense? Avete letto qualche accenno ad un thriller psicologico? Io ho letto solo un film orrendo che voleva trasformarsi in qualcosa che il resista non è stato in grado di girare e quello che mi è rimasto dopo un’ora e mezza è solo una grande incazzatura per un film veramente insopportabile.

Citazioni

La merda puoi anche non vederla, ma quando la pesti tutti sapranno che era lì

No, non è nel film e non c’entra nulla col film, ma se l’avessero detto di sicuro la visione sarebbe stata più lieta

In definitiva

State a debitissima distanza, una cosa del genere non dovrebbe mai entrare nella casa di nessuno, neanche del vostro peggior nemico. Il 3 per ciò che riguarda la recitazione è dato dal contributo di Nick Nolte e del cane che tirano su la media. Il che è tutto dire.

Valutazione

 Regia0
  Trama0
 Recitazione3
 Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!)0
 Voto complessivo 0,6

3 risposte a "#208. Return to Sender (2015)"

  1. Il canicidio mi ricorda tanto il gatticidio in quella merda di Elves (quello con i goblin, i nazisti, incesto, etc), proprio quel tipo di gratuito (rivaleggiato forse dal flashback in cui schiacciano il cagnolino di Elfen Lied).

    Detto questo, avere Nick Nolte è una spada di daclome, perchè hai Nick Nolte nel film…. ma sai già che cazzo di parti di merda gli daranno, ed anche se un pò lo compatisci…. voglio dire, non si è mai fatto grandi regali a sè stesso, e la fama che ha oggi come “l’attore barbone per antonomasia”… non è del tutto immeritata.

    Piace a 1 persona

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