#210. Starcrash – Scontri Stellari Oltre la Terza Dimensione (1978)


Flash review (potrebbe contenere spoiler): Versione raffazzonata ed epilettica di Star Wars. Dirige il Maestro Cozzi

Scontri Stellari Oltre la Terza Dimensione, noto anche con il nome di Starcrash è un film del 1978 di Luigi Cozzi. Realizzato sulla scia del successo di Star Wars, vede come protagonisti Caroline Munro che lavorerà nuovamente con Cozzi in “Il Gatto Nero” (1989) e che aveva già preso parte a film come “L’Abominevole Dottor Phibes” (1971) di Robert Fuest, Marjoe Gortner, Christopher Plummer e un giovanissimo David Hasselhoff che lavorerà ancora con un regista italiano nel 1989 in “La Casa 4 – Withcraft” di Fabrizio Laurenti. Una piccola parte nel film anche per Nadia Cassini già vista in “Il Dio Serpente” (1970) di Piero Vivarelli

Anno: ITA/USA 1978

Soggetto: Luigi Cozzi (accreditato come Lewis Coates), Nat Wachsberger

Sceneggiatura: Luigi Cozzi (accreditato come Lewis Coates), Nat Wachsberger

Regista: Luigi Cozzi (accreditato come Lewis Coates)

Cast: Marjoe Gortner, Caroline Munro, Christopher Plummer, David Hasselhoff, Robert Tessier, Joe Spinell, Nadia Cassini, Judd Hamilton, Dirce Funari, Cindy Leadbetter, Salvatore Baccaro (non accreditato)

Durata: 94 minuti

Recensione & Commento (appassionato)

Nel 1977 George Lucas se ne esce con il primo Star Wars (che in realtà è il quarto, ma lasciamo stare…) che è un successo inaspettato e frutta al regista un credito che sta ancora oggi riscuotendo con diversi epigoni della saga. Quegli anni erano pure quelli del cinema di genere italiano che, lungi dall’avere i budget dei film a stelle e strisce, era comunque onesto e in qualche modo rispettato e avea un suo senso e una sua certa originalità sebbene fosse nato come scopiazzatura di generi famosi oltreoceano.

Questo è il motivo che spinge nel 1978 Luigi Cozzi, giovane regista bustocco ad intraprendere l’avventura della realizzazione di uno pseudo clone che, già che c’era, infarcisce di stereotipi e scopiazzature tratti da tutta la cinematografia fantascientifica del periodo. Il budget però è quello che è e quando il film esce nei cinema con il titolo di Starcrash o Scontri Stellari Oltre la Terza Dimensione tutti i limiti vengono a galla il risultato è un filmone di serie B (se non C1 o C2) in possesso di tutti gli elementi del cinema di serie Z.

Già il titolo ha l’aria di scippo: le guerre stellari diventano scontri stellari (la guerra è brutta, meglio uno scontro, magari con la constatazione amichevole) e gli incontri del terzo tipo diventano robacce oltre la terza dimensione. Ma le scopiazzature non si fermano qui: la colonna sonora di apertura è un plagio clamoroso alla sigla di Star Trek e gli impallinati della fantascienza classica noteranno in tutta la pellicola una serie di rimandi ad altri film che più che omaggi paiono proprio furti in piena regola.

Ora io non sono un fanboy, ma neppure un fan di Star Wars, anzi non mi piace manco un po’ e a mia modesta opinione, aldilà del successo ottenuto, il primo Star Wars era una mappazzone inguardabile, tanto che mi sono addormentato due volte a vederlo senza quasi riuscire ad arrivarci in fondo. Questo significa che non riuscirò mai a trovare tutte le copiature del film di Cozzi, ma anche ad un occhio disattento le “analogie” sono un bel po’: un finto androide di nome Elle che cammina come se stesse trattenendo una violentissima diarrea è il clone sfigato di C3PO, l’Imperatore, un uomo attempato, molto sfaticato e con la faccia da pesce lesso che impigrisce sul suo orrendo trono è il buono della situazione, il Conte Zarth Arn, ovvero un idiota con mantello di Dracula è il cugino sfigato di Darth Fener e chi più ne ha più ne metta.

Come protagonisti abbiamo Stella Star (…) interpretata da una sempre gnocchissima Caroline Munro, perennemente vestita come una baldracca in vena di cose fetish e il suo allampanato collega Akton, che pare uno che ha preso troppo sole sulle piste da sci e che ha i capelli presi in prestito da Massimo Ciavarro.

Capire la trama del film è complicato perchè gli attori parlano e agiscono come se noi sapessimo già tutto di quello che è successo e di ciò che succederà e francamente sono riuscito a capire qualcosa solo alla fine del film e solo guardando su internet.

A grandi linee ci sono questi due tipi, Stella Star e Akton che sono due mezzi “criminali” che passano le giornate a fuggire dalla polizia galattica come se fossero i fratelli Duke di Hazard e ad esclamare frasi come “Per tutte le stelle!” o “Per l’Universo!” (in realtà è solo la squinzia che le dice ma lui è colpevole quanto lei per non chiuderle la bocca quando spara ste minchiate. Il nostro dinamico duo riesce sempre a farla in barba alle forze dell’ordine anche perchè le stesse sono rappresentate dallo scarsipotente robot Elle e da un uomo fagiolo, pelato come Kojak e dipinto di verde (ma solo dal collo in su) che tenta di intimidire i nostri con il suo sguardo a un occhio e mezzo manco fosse Braccio di Ferro. I due alla fine vengono presi e spediti in un carcere dove per diverse periodi (le unità di tempo cambiano al cambiare delle inquadrature, prima sono cicli, poi sono altre cose, ho perso il conto). Di Akton si perdono le tracce perchè viene spedito in un posto dall’altisonante nome che è una sorta di pianeta-prigione, mentre Stella Star, sempre con le stesse vesti da dominatrix, è costretta a sversare uranio in un pentolone. Tuttavia riesce in tre secondi ad organizzare un piano per evadere (una cazzata, veramente, ma perchè nessuno l’aveva mai fatto prima?) e in un attimo si ritrova a vagare per le campagne del Mississippi, mentre la fabbrica-prigione esplode mandando al macello otto trilioni di persone. Ma chissenefrga, no? E comunque tutto era inutile perchè i pulotti spaziali erano già lì pronti a farla evadere perchè insieme al suo amichetto devono recuperare dei tizi che si erano persi cercando il pianeta proibito nascosto inarrivabile segreto chepropriononlopuoitrovaremancoseciprovi del conte Cattivone e già che ci sono pure il figlio dell’Imperatore.

E loro sono proprio i migliori della galassia. E sticazzi direi io, che galassia sfigata!

Prima tappa è il pianeta delle amazzoni, la cui regina è la divina Nadia Cassini che non si spreca neanche a farci vedere un minimo di grazie, limitandosi a strabuzzare gli occhi e a prenderla nel baugigi cascando in trucchetti vecchi come il mondo. Ci dimenticheremo in fretta di lei ma non prima di averci lasciato in dono il suo Golem a controllo mentale: praticamente la versione del mercato rionale dell’Uomo di Latta del Mago di Oz. Un ammasso di ferraglia scricchiolante animata in passo uno che si muove con fare scattoso su sfondi bidimensionali di cartapesta mentre i nostri eroi tentano di fuggire.

Ma fermiamoci un momento sui poteri “supernormali”: ma chi cazzo ha avuto l’idea di chiamarli così??? Cioè, se io penso a supernormale penso ad uno che è bravissimo a mettere i tovaglioli sulla tovaglia o uno che è fenomenale nel temperare le matite, non uno che è immune ai laser e vede il futuro. Chiamarli superpoteri faceva così schifo???

La seconda tappa del viaggio è un pianeta freddo, dove si rischia sempre di congelare e così freddo che di notte la temperatura scende “di migliaia di gradi” [cit.]. Ora lungi da me attenermi alla precisione scientifica in un film di fantascienza, figuriamoci in questo, ma la mia mente matematica non può fare a meno di pensare che se la temperatura di giorno è migliaia di gradi più alta che di notte (quindi almeno mille gradi più alta) e sapendo che la temperatura non può fisicamente scendere sotto i -273,15°C allora giocoforza la temperatura di giorno è si quasi 800 gradi, quindi col cazzo che si congela sempre e c’è la neve perenne, lì di giorno si bolle. Idioti.

In tutto ciò Akton se ne sta bel bello nell’astronave e viene neutralizzato dall’uomo fagiolo che si scopre essere un doppiogiochista, lavorando per il Conte. Ma Akton non è uno qualunque perchè lui ha i poteri “supernormali” (!!!), ovvero capacità che cicciano fuori in base all’utilità del momento, una delle quali è la veggenza. Sì, lui sa già tutto e quando Stella Star e Elle (ormai diventato uno dei buoni) gli chiedono dell’uomo fagiolo lui fa il bulletto dicendo che ovvio, lui sapeva già tutto. Povero coglione spocchioso.

Anche su questo pianeta Stella Star e Elle rischiano la ghirba rimanendo mezzi congelati e si assiste alla quasi patetico-improponibile storia d’amore tra i due, con Stella che confessa che Elle è la cosa più bella che le sia mai capitata e Elle che afferma che lei è la migliore umana con il quale abbia mai lavorato. Schifosamente dolcini. Lei però non muore di freddo, perchè tenendo per mano il robot che funge da stufetta, rimane al caldo. Anche se alla fine lei congela ugualmente. Tornati sulla navicella Akton si rivela essere anche un uomo-microonde e fa un bel defrost su Stella che torna pimpante come prima e pronta a rimettersi le sue vesti da vacca.

Alla fine si arriva su un pianeta dove all’improvviso cicciano fuori dal nulla n-milioni di cavernicoli lanciati sui nostri eroi con una fionda: Elle viene preso a clavate e distrutto, Stella viene catturata e appesa a testa in giù. P.S. tra i cavernicoli si nota per una frazione di secondo anche il mitologico Salvatore Baccaro, macchietta della commedia italiana già visto in ruoli truci come quello della bestia in “La Bestia in Calore” (1977) di Luigi Batzella. La nostra eroina viene però salvata da un pittoresco figuro con una maschera di cartapesta dorata di dubbio gusto. Quando se la toglie scopriamo che è Raima, il figlio dell’Imperatore, interpretato da un David Hasselhoff in piena fase monociglio.

Dal nulla ciccia di nuovo fuori Akton che non fa mai nulla e quando c’è da menare le mani non si trova e stabilisce sulla base del nulla che quello è il pianeta che stavano cercando adducendo motivazioni assurde. E il bello è che la gente che ascolta non è che si fa due domande ma si limita ad annuire sbigottita come se avessero visto un santo.

La lotta tra le forze dell’imperatore Anzianotti con l’occhio spento e il fare soporifero del megadirettore galattico di Fantozzi e quelle del Conte Dracula è in una fase di stallo perchè se da una parte il cattivone cerca di irretire i nostri con la sua micidiale arma (ovvero fare apparire nelle loro menti dei mostri), i buoni non riescono a mettere la parola fine alla battaglia neanche sparando suppostoni d’oro ripieni di soldati nella base nemica. E’ qui che Anzianotti, dopo aver fallito anche nonostante avesse fermato il tempo, pensa all’arma definitiva, l’attacco quadridimensionale, detto anche starcrash (ecco svelato l’inutile titolo) che non si capisce che cazzo sia ma pare sia roba forte. E in effetti i nostri hanno la meglio, Elle viene resuscitato dagli ingegneri dell’imperatore ma in compenso abbiamo perso l’inutile Akton che con le sue abilità del menga viene ucciso con un taglietto al braccio (ma come, non vedevi il futuro? Coglione) e muore trasformandosi in un effetto ottico degno di un oscilloscopio rotto. Ma il lieto fine è salvo.

Ora, da tutto ciò evinciamo come questo film sia una boiata colossale, ma non lo scopriamo certo dalla trama. A livello di trucco, parrucco e soprattutto fotografia rasentiamo il codice penale. Gli effetti speciali sono la cosa più raffazzonata del mondo ed è un miracolo che non si vedano i fili che sostengono i modellini di astronave. Tutto qui si muove su sfondi bidimensionali talmente carichi di pianeti e stelline colorate che sembrano le immagini riciclate del Deep Field di Hubble. Ogni tanto abbiamo anche dei lesivi filtri colorati (come quello rosso usato per creare l’effetto “mostri nella testa” generato dal Conte) e stanze cromaticamente improponibili.

Terminata la visione del film un dubbio atroce si è insinuato nella mia mente: ma Cozzi voleva copiare Star Wars? Perchè io in realtà ho trovato più analogie con un altro film: filtri policromatici aberranti, un vecchio mezzo addormentato che dirige la baracca, pianeti ostili pieni di cavernicoli, pianeti distrutti…ma non è che Cozzi voleva fare un remake di “7 per l’Infinito Contro i Mostri Spaziali” (1970) di quel vecchio volpone di Al Adamson?

Il film si sarebbe potuto salvare solo se la Munro o la Cassini avessero fatto vedere un po’ di mercanzia, ma non si vede neppure un briciolo di carne e dato che il resto è quello che è, il risultato è un film B da morire.

Il problema è che, pur con la sua aura trash sempre bene evidente, mancano momenti veramente comici o talmente assurdi che farebbero assurgere Starcrash al gotha della serie Z.

Peccato Maestro Cozzi.

Citazioni

In definitiva

Di serie B ma non di serie Z, trash, ma non abbastanza. Insomma un filmaccio che però non raggiunge le vere vette del trash italiano. Pensare che nel 1981 il film ha avuto pure un seguito, Starcrash II – Giochi Erotici nella Terza Galassia” a firma Bitto Albertini fatto sfruttando scenografie e costumi del Cozzi, un misto tra fantascienza da quattro soldi e erotismo da due soldi. Senza parole.

Valutazione

 Regia2
  Trama1
 Recitazione3
 Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!)3
 Voto complessivo 2,4

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